Giuseppe Conte ospite a Otto e Mezzo

Durante un’intervista andata in onda ieri sera a Porta a Porta, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha parlato di varie tematiche connesse all’emergenza Covid, e si è lasciato andare ad alcune dichiarazioni molto forti sul primo periodo e sulle enormi difficoltà avute al tempo del primo lockdown, quando esplose la pandemia e il numero dei morti, a tratti, pareva incontrollabile.

Bruno Vespa ha provato a toccare le corde più sensibili del Premier, ed ha chiesto a Conte se ci siano stati momenti nel 2020 che lo avessero spinto a pensare di non farcela.

La risposta ha portato a ricordare il periodo del primo lockdown, di una Lombardia disastrata e dei camion pieni di bare: “Non ci sono stati momenti in cui c’è stata paura di non farcela, ma ci sono stati momenti molto difficili, soprattutto quando è esplosa la pandemia all’improvviso. Essendo stata l’Italia il primo Paese colpito non avevamo una guida e tutto ciò che facevamo era nuovo. Abbiamo dovuto prendere decisioni molto difficili“.

Poi, il ricordo dei primi morti, e lo sgomento nel comprendere la gravità della situazione: “Un momento particolarmente sofferto è quando abbiamo iniziato a vedere i decessi.

Molto difficile è stata la decisione di istituire le prime zone rosse. Decisioni che si prendono solitamente nei regimi autoritari. Una grande sfida anche dal punto di vista logistico”.

L’ipotesi terza ondata

Conte non si è espresso in maniera particolarmente ottimistica su gennaio, parlando della sensibile ipotesi di una terza ondata: “Se gli esperti ci dicono che la probabilità di una terza ondata è concreta – e ora si presenta anche la possibilità di una variante inglese che corre molto più veloce e dal Veneto arrivano strani dati da approfondire – io non ci penso due volte a rafforzare la cintura di protezione per il periodo natalizio perché lasciando correre rischieremmo una nuova ondata”.

Ovviamente ciò significherebbe stringere ancora di più le maglie: “Se dovesse arrivare un’impennata, una terza ondata o una variante che faccia sbalzare l’RT, allora ci troveremmo facilmente in zona rossa o con misure più restrittive anche a gennaio“.

Vaccino continua a non essere obbligatorio

Per quanto riguarda il vaccino, continua la linea della non obbligatorietà, con riserva: “Nel nostro ordinamento costituzionale esiste un principio di autodeterminazione.

Se dovessimo scoprire che la popolazione non si vaccina allora sarà un problema da affrontare, ma non c’è ragione di credere ad una prospettiva del genere”.

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