ylenia carrisi

Per la famiglia Carrisi, il 31 dicembre è la data più atroce da rivivere ogni anno. Fu proprio in occasione del capodanno del 1993 che Ylenia Carrisi, la primogenita della coppia Carrisi-Power, telefonò a casa e parlò per un’ultima volta con la famiglia.

Da quel giorno né i suoi genitori né i suoi fratelli hanno mai più sentito la sua voce. Cosa le sia successo precisamente non è mai stato compreso né definito, nonostante le accuratissime indagini che si fecero al tempo. Per i tribunali italiani, Ylenia Carrisi è presuntivamente morta il 31 dicembre 1993: eppure anche sull’ipotesi della sua morte, la sua stessa famiglia è ormai spaccata in due da anni.

Sua madre Romina Power non ha mai smesso di cercarla, mentre il padre Al Bano non ha mai smesso di cercare i responsabili della sua scomparsa.

Ylenia Carrisi: perché era a New Orleans

Quando è scomparsa, Ylenia Carrisi si trovava a New Orleans. Era la primogenita di una delle coppie canore più apprezzate del panorama musicale italiano. Romina e Al Bano per decenni sono stati la coppia che ha fatto sognare l’Italia e la loro vita sembrava priva di ombre: un amore spesso rovesciato sulle copertine rosa, 4 figli belli e amati e centinaia di palchi condivisi nella passione della musica.

Ylenia, nel 1993, aveva 23 anni: bella, intelligente e desiderosa di vivere la vita, aveva deciso di interrompere momentaneamente gli studi per andare a fare un viaggio: prima era stata in Belize per conoscere le storie degli artisti di strada, e poi era andata a New Orleans, nell’inverno del ’93, per conoscere e studiare la scena musicale della città.

La scelta di per sé non aveva entusiasmato il padre Al Bano che temeva che il viaggio a New Orleans riportasse la figlia ad avere contatti con Alexander Masakela, trombettista più anziano della ragazza che non godeva affatto della fiducia della star di Cellino San Marco.

L’ultima telefonata tra padre e figlio fu proprio un litigio, ed avvenne poco prima di Capodanno: poi, la notte del 31 (in Italia era già l’1 gennaio) Ylenia chiamò di nuovo in Italia e parlò con la famiglia. 

L’avvistamento sul fiume: cosa disse la ragazza

Tecnicamente, si sa che Ylenia non scomparve quella notte, o quantomeno si presume fortemente: gli avvistamenti della ragazza all’interno del LeDale Hotel in cui alloggiava continuarono fino al 6 gennaio.

Poi, della ragazza si perderebbe qualsiasi traccia.

La famiglia Carrisi, verso la metà del gennaio del ’94, cadde in uno stato di profonda disperazione. Non avevano notizie di Ylenia da settimane e anche l’hotel denunciò la sua scomparsa: cominciarono le ricerche, fu scandagliato il letto del Mississipi, ma della ragazza non fu trovata alcuna traccia. Poi, emerse una testimonianza di un guardiano notturno dell’ Audubon Aquarium of the Americas, Albert Cordova, che riferì di un incontro drammatico con una ragazza la cui descrizione portò a pensare ad Ylenia.

Albert Cordova, la sera del 6 gennaio, si trovava sulle rive del Mississipi. Fu lì che vide una ragazza seduta sulla banchina, bionda, giovane e carina, che guardava il fiume con aria triste. Il guardiano, preoccupato che la ragazza si mettesse nei guai, avrebbe detto alla giovane di andarsene da lì, ma lei avrebbe risposto:Ok, tanto io appartengo alle acque” e poi si sarebbe buttata in acqua. Il guardiano, disperato, avrebbe cercato aiuto perché poco dopo la giovane avrebbe cominciato ad annaspare, finendo sotto il livello dell’acqua più volte, e poi non tornando più in superficie: a nulla sarebbe valso un tentativo di chiamare i soccorsi: la ragazza non sarebbe più stata recuperata.

A credere in particolare a questa versione dei fatti sarebbe Albano Carrisi, soprattutto per via della frase “Io appartengo alle acque”, che il cantante riferì essere una delle frasi che Ylenia diceva spesso.

Le indagini su Alexander Masakela

Per molto tempo si è ritenuto che Alexander Masakela abbia avuto un ruolo nel declino dell’ultimo periodo e nella fine di Ylenia. Nel 1994, le indagini si erano concentrate su di lui: nello stesso periodo della scomparsa di Ylenia, Masakela era stato accusato di stupro da un’altra donna, ed a casa di quest’ultima erano state ritrovate del travellers check e la macchina fotografica di Ylenia.

Subito dopo la scomparsa della piccola Carrisi, Masakela aveva fatto perdere le sue tracce ed ancora oggi per Al Bano quell’uomo (che nel 2013 Chi l’Ha Visto aveva dimostrato essere ancora vivo, e rintracciabile sotto altro nome) ha avuto un ruolo nella fine di Ylenia. Forse proprio lui l’avrebbe portata, attivamente o passivamente, ad utilizzare della droga.

La donna intervistata da Chi l’ha visto

La testimonianza di una delle donne che accusarono Masakela fu ascoltata a Chi l’ha visto?

Nel 2011. La donna, interrogata sulla questione, riferendosi a Ylenia ed all’ipotesi di un coinvolgimento del trombettista, avrebbe detto: “Non so niente della ragazza italiana, tranne quello che ho letto sui giornali, ma crederei che sia rimasta vittima di lui anche solo per il fatto di aver semplicemente parlato con lui”.

Romina e Al Bano: le tensioni sull’ipotesi della morte

Le ipotesi sul destino di Ylenia Carrisi crearono una profonda spaccatura tra i suoi genitori. Fin dai primi giorni dopo la scomparsa, Romina Power ebbe un atteggiamento positivo e mai privo di speranza, come riportato anche durante un’intervista fatta da Repubblica nel febbraio 1994: “Non credo che ci sarà bisogno di ‘ America’ s most wanted’ : ho la sensazione che prima di sabato prossimo avremo trovato Ylenia”, diceva la donna a poche settimane dalla scomparsa.

Ancora adesso Romina Power crede che Ylenia sia viva, e lancia appelli a chiunque possa averla vista o possa avere sue notizie. Nel novembre 2019, durante una puntata di Chi l’ha visto?, Romina aveva raccontato: “Novembre è il mese di nascita di Ylenia. In questo mese, io posto una sua fotografia ogni giorno, nel caso qualcuno la riconosca.

Sono passati 25 anni dalla sua scomparsa, ma nel cuore di una madre la speranza non muore mai. La speranza di poterla riabbracciare“.

Albano Carrisi: “C’erano tanti indizi rivelatori”

Da anni invece Al Bano crede nell’ipotesi del suicidio per annegamento, e dunque nella morte della figlia. Per anni ha scandagliato la vita della figlia come i ricercatori scandagliarono le acque del Mississipi alla ricerca del suo cadavere, finché nel 2003 non arrivò a decidere di chiedere a un tribunale di riconoscerne la morte presunta. Nel 2004 a Il Corriere aveva confidato la sua disperata convinzione che non ci fosse più nulla da fare e che la verità fosse racchiusa nel tunnel di dolore che Ylenia sembrava aver abbracciato, racchiuso anche nei suoi diari: “Li ho aperti, ho capito.

Ho colto la resa, ma anche la sfida terribile di quell’ok (della frase “ok, io tanto appartengo alle acque”, ndr) che può sembrare così stonato prima di un gesto estremo”.

Nel tempo, Albano Carrisi ha ricostruito i momenti con Ylenia ed è giunto alla conclusione che la figlia avesse imboccato un cammino senza ritorno: “Un suicidio non si consuma nella follia di un momento, matura lentamente nel tempo.

C’erano tanti indizi rivelatori del male di vivere di Ylenia e io li ho intercettati confusamente, a livello intuitivo, irrazionale. Perché un padre non può mai ammettere a mente lucida che la propria creatura, il proprio sangue, sta per essere inghiottito in un buco nero”.

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