volante dei carabinieri

Continuano ad emergere dettagli estremamente sospetti ed inquietanti sulla vita di Rosina Cassetti, la donna morta in casa sua, a Montecassiano (Macerata) la notte di Natale.

Marito e figlia, che risiedevano con lei, hanno raccontato che la donna sarebbe morta in seguito ad una rapina in casa: in realtà gli elementi finora non coinciderebbero con la versione fornita dai famigliari, e porterebbe invece gli inquirenti a valutare l’ipotesi dell’omicidio e delle pregresse violenze domestiche.

Sono sempre di più gli elementi che portano a ritenere plausibile che Rosina Cassetti, pensionata di 87 anni, vivesse in un clima di terrore e reclusione per mano dei suoi stessi parenti, e che proprio loro possano aver provocato la sua morte.

A rendere ancora più plausibile questa tesi sarebbe anche una recente testimonianza di un’amica della donna, che riporta Fanpage: “Voleva scrivermi una lettera, mi diceva” racconta la donna ” ‘così se mi ammazzano almeno lo saprai’ “.

La versione dei familiari: la presunta rapina

Il marito Enrico Orazi e la figlia Arianna, che vivevano con lei nella villetta di Montecassiano, hanno parlato di un tentativo di rapina finito drammaticamente.

Hanno raccontato agli inquirenti che Arianna sarebbe stata immobilizzata e legata, e l’anziano Enrico sarebbe stato legato e chiuso in bagno. A quel punto i rapinatori sarebbero saliti al piano superiore, dove avrebbero trovato Rosina Cassetti.

Diversi elementi smentirebbero però questa versione: secondo i primi esami medici effettuati sul corpo della donna, la Cassetti sarebbe morta asfissiata. Inoltre non ci sarebbero segni di rapina in casa.

I testimoni: Rosina reclusa in casa

A portare gli inquirenti a valutare l’ipotesi di una violenza nel contesto domestico sarebbero le numerose testimonianze di vicini e conoscenti, che dipingono Rosina Cassetti come una reclusa: secondo alcune testimonianze raccolte da Cronache Maceratesi, la donna viveva in una condizione di reclusione, con limitatissime possibilità di comunicazione con l’esterno.

Addirittura, secondo i racconti le era stato vietato dai familiari di stare in giardino o di guidare l’auto.

Altri testimoni ritengono poco plausibile l’ipotesi della rapina per via del contesto urbano. A Corriere Adriatico un vicino ha dichiarato: “Quando è avvenuto il fatto ero nella zona del centro commerciale con il mio cane; ho visto anche una pattuglia dei carabinieri lì perché la zona era molto presidiata visto anche il coprifuoco e mi sembra strano che qualcuno decida di fare un furto in una casa proprio la sera di Natale“.

Rosina si era rivolta a centro antiviolenza

A rendere l’ipotesi delle violenze domestiche ulteriormente plausibile c’è la testimonianza del centro antiviolenza Sos Donna di Macerata, che aveva raccolto una richiesta d’aiuto da parte di Rosina Cassetti. A quanto pare la donna aveva chiesto di poter essere ricevuta per essere aiutata, ed avrebbe dovuto andare ad un appuntamento al centro antiviolenza nella giornata di oggi.

Purtroppo, non ci è mai riuscita.

Sabato scorso è stata effettuata un’autopsia sul corpo della donna, ma non sono stati ancora resi disponibili i risultati. Nel frattempo la figlia Arianna, il marito Enrico ed il nipote Enea -che ha dichiarato di aver soccorso i familiari dopo la presunta rapina- sono stati iscritti al registro delle indagini a vario titolo, per reati quali favoreggiamento ed omicidio volontario.