Politica

Scuola, il Governo parla di ritorno in classe il 7, le Regioni non sono d’accordo

Mentre il governo ha deciso che dal 7 gennaio gli studenti delle scuole secondarie possono tornare in presenza al 50% in aula, molte regioni firmano ordinanze per continuare la didattica a distanza
giuseppe conte in conferenza stampa

Mentre il Governo sembra stabile e fermo nell’idea di far tornare i ragazzi a scuola dal 7 gennaio, le Regioni viaggiano con il freno a mano tirato.

La paura di molti governatori è quella di riaprire e poi dover richiudere poco dopo per aumento dei contagi. In molti dunque hanno già firmato ordinanze per non riaprire il 7 e per continuare la didattica a distanza ancora un po’.

Chi non torna in aula il 7 gennaio

Al nord, sono molte le regioni che temono che riaprire il 7 gennaio possa portare solo ad aumentare i contagi e rendere vano, se non nocivo, l’allentamento delle misure complessive.

Veneto e Friuli in primis hanno già deciso e ottenuto di non riaprire le scuole secondarie fino al 31 gennaio. Zaia ha dichiarato: “Ho firmato un’ordinanza per la chiusura delle scuole superiori. Procrastino quindi la didattica a distanza fino a fine gennaio. Tifiamo tutti per la scuola in presenza, ma non pare prudente riaprire le scuole in questo momento”.

Al centro, le Marche tentennano: non conforta l’idea di riaprire il 7, ma non c’è ancora un’ipotetica data di rientro posticipato.

Adnkronos parla del 31 gennaio per gli studenti marchigiani, e di un’ordinanza che potrebbe essere emanata in giornata.

Posizione titubante quella della Lombardia, che potrebbe prendersi anche la giornata di domani per decidere se rientrare in presenza il 7 gennaio o posticipare la didattica in presenza. Si attendono dichiarazioni da parte del Presidente Fontana. Diversa e più ferma la posizione dei Sindacati: Tobia Sertori, segretario Cgil Lombardia, ha dichiarato a Repubblica la posizione dei sindacati: “Non ci si rende conto di quanto sia complesso cambiare l’orario con insegnanti che operano in più classi se non addirittura in istituti diversi (…) L’obiettivo è riportare in classe i ragazzi in sicurezza, ma vista la situazione di grande incertezza a pochi giorni dalla ripresa delle lezioni forse sarebbe più sensato ripartire con la didattica a distanza e tornare in classe con il 75 per cento degli studenti dal 18 gennaio.

In questo modo si potrebbe anche monitorare l’evoluzione dei contagi nei prossimi giorni”.

Campania: ritorno graduale per gli studenti

Anche la Campania vuole aspettare: De Luca ha programmato un ritorno ai banchi per l’11 gennaio ma solo per pochi, come da sue stesse dichiarazioni: ““L’Unità di Crisi della regione Campania si è riunita per un’analisi dettagliata dei dati epidemiologici in relazione alla possibilità di un ritorno in presenza a scuola al termine delle vacanze natalizie.

Sulla base di tale analisi e della relazione che confluirà in un’ordinanza entro la mattinata di domani, è stato deciso che le scuole in Campania riapriranno lunedì 11 gennaio 2020“. Dal 18 si valuterà invece il ritorno di tutte le classi delle elementari e, dal 25, di medie e superiori.

Anche la Liguria ha deciso di aspettare. Giovanni Toti, a TgCom, ha detto: Di fronte all’incertezza su cosa succederà il 7 e l’8 le scuole in Liguria non apriranno.

Mi auguro che il governo si prenda la responsabilità altrimenti farò un’ordinanza, come hanno già fatto altri governatori”.

Chi torna in aula il 7 gennaio

Tornano in aula il 7, invece, tutti gli studenti di Emilia Romagna e Toscana al 50%.

Eugenio Giani, Presidente della Regione Toscana, ha dichiarato: “Saremo minoritari, ma in Toscana le scuole secondarie superiori, complici alcuni dati che indicano che ce lo possiamo permettere” riporta Adnkronos: “Il 7 gennaio ripartiranno al 50% in presenza secondo le indicazioni del ministro Speranza, e dal 15 gennaio al 75% in presenza.

Se i dati epidemiologici peggioreranno, torneremo alla didattica a distanza”.

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