simonetta ferrero cattolica

Tra gli anni ’60 e gli anni ’70, a Milano, furono uccise in modo cruento alcune donne che non si conoscevano tra di loro e di cui non fu mai trovato l’assassino.

Solo ora, a decenni di distanza, le ricerche di un criminologo e l’esistenza di nuovi strumenti tecnologici permettono di ipotizzare che dietro a quelle morti si nasconda un’unico killer, che per qualche motivo avrebbe agito indisturbato per anni. Una delle sue vittime sarebbe Simonetta Ferrero, la donna uccisa nel corso del noto “delitto in Cattolica” il 24 luglio 1971.

Le vittime: le donne uccise ma nessun colpevole

Il criminologo Franco Posa ha voluto ripercorrere le indagini che vennero condotte, negli anni ’60-’70, sulle morti cruente (quasi sempre attraverso l’uso di armi bianche) di 7 donne. Si trattava di Simonetta Ferrero, studentessa accoltellata nel 1971, Adele Margherita Dossena, che aveva una pensione e morì allo stesso modo, la cassiera Salvina Rota, la stilista Valentina Masnera  e la prostituta Tiziana Moscardelli. La morte di quest’ultima ha portato il criminologo a trovare connessioni con Olimpia Drusin ed Elisa Casarotto, uccise rispettivamente nel 1963 e nel 1964.

Il lavoro del criminologo Franco posa

Queste donne non si conoscevano, avevano profili diversi e conducevano vite molto differenti tra di loro. Per alcune di queste morti furono individuati dei sospetti, ma per nessuna è stato individuato un killer, né una pista davvero convincente.

Oggi Posa e il suo team di ricercatori -racconta Il Corriere della Sera– con un lavoro interamente autofinanziato, cerca di mettere insieme gli elementi a disposizione e per farlo usa anche un software di tecnologia statunitense, estremamente complesso da usare, che ha esaminato un enorme numero di dati (trasporti pubblici dell’epoca, densità degli abitanti, incidenti stradali avvenuti nelle zone dei crimini, dati certi e conosciuti delle dinamiche degli omicidi.

Il risultato emerso dall’analisi del software ha permesso di scoprire che il serial killer potrebbe essere localizzato in una zona discretamente limitata di Milano, una sorta di triangolo in cui l’assassino potrebbe aver abitato in quegli anni, o dove si poteva trovare per diversi giorni consecutivi.