reverendo e j ax

Ritorna sulla scena musicale uno dei grandi nomi del rap italiano con una carriera artistica alle spalle ventennale: Reverendo. Sulle sonorità di Uno, il suo nuovo album, Reverendo torna a rivolgersi al pubblico con un pop rock melodico figlio del suo passato. Più maturo e consapevole, intervistato da The Social Post, Reverendo racconta e si racconta: dall’avanguardismo degli anni ’90 alla profonda crisi musicale di questi tempi.

Reverendo: genesi e successo di una carriera ventennale

Oltre 20 anni di “militanza” – come la definisce lui – nel mondo dell’hip-hop e del rap, decine di importanti collaborazioni alle spalle, una forte amicizia artistica con J-Ax e ora un nuovo album, mediterraneo, completamente cantato: Reverendo torna in scena tra un passato importante e un futuro volto a sperimentali progetti in streaming, il prodotto di un mondo in continuo mutamento.

Partendo dalle origini, chi c’è dietro Reverendo?

Dietro Reverendo c’è un autore, un compositore, un musicista. Partendo dalle origini, sono stato prodotto dagli Articolo 31 con una crew di cui ero il fondatore, i Pooglia Tribe. Erano gli anni 2000 ed ebbi modo subito di collaborare con Ax componendo Gente che spera.

Da quel periodo sono nate poi tante collaborazioni in giro per l’Italia e ho prodotto altri dischi.

reverendo
Reverendo in uscita con Uno, il suo nuovo album

Qual è il perché del tuo nome, Reverendo?

Per spiegarlo dovrei dire che appartengo alla vecchia guardia, ho la stessa età di Ax, faccio parte di quella che è stata la “prima ondata” della cultura hip-hop e all’epoca il termine “reverend” si usava parecchio in quell’ambito, apparteneva alla tradizione afroamericana. Per “reverend” si intendeva il pastore il cui sermone è poi il rap, è questa la genesi.

Uno: un nuovo album con la collaborazione di J-Ax

Parlaci del tuo ultimo album, Uno: è un po’ la summa di tutto il tuo percorso?

Sì, diciamo che è anche un album che si discosta dalle sonorità che ho frequentato negli ultimi anni. In questo disco ci sono solo strumenti, è tutto suonato dall’inizio alla fine. Ho poi avuto modo di comporlo in un momento un po’ particolare quale è stata l’uscita dal primo lockdown, l’ho buttato giù in 6 mesi.

L’ho composto nel mio piccolissimo studio, suonando da solo e ha quindi questo approccio un po’ più cantautoriale rispetto agli altri, sono molto soddisfatto.

Guarda il video:

In che cosa si discosta nello specifico dal primo Reverendo?

Non c’è alcun riferimento al rap nonostante da anni abbia collaborato con i Club Dogo, Clementino cantando sempre su basi hip-hop, rap e black. In questo disco non ci sono rapper tranne J-Ax che è l’unico che ho ospitato: oltre ad essere un amico sapevo che a lui sarebbe piaciuto questo genere un po’ soft punk.

L’amicizia con J-Ax: “Lo rispetto molto, è un grande lavoratore

Che rapporto hai con J-Ax?

Con lui suono ancora, quando possiamo facciamo ancora Gente che Spera live insieme, ci vediamo spesso, siamo due amici. Siamo partiti da una collaborazione che si è poi trasformata in frequentazione. Lo rispetto molto come musicista, è un grande lavoratore molto “quadrato”, un vero professionista che rispetta la mia cifra stilistica. Sono molto felice di aver avuto nell’album la sua collaborazione oltre a quella di Francesco Di Bella, la voce dei 24 Grana, e quella di Awa Fall, una ragazza italo-africana stupenda che canta benissimo.

Sono loro gli unici 3 ospiti che cantano con me in questo disco.

È insieme ad Ax che hai vissuto il successo di Gente che Spera, com’è nata?

Mi trovavo con Stefano Valenzano che era il mio socio all’epoca e componemmo insieme l’arpeggio poi ci feci immediatamente le parole e la melodia della voce, è nata tutta insieme ed è andata bene, ci sono delle bellissime storie intorno a quel brano che è stata una bella benedizione. Una mia fan, diventata poi amica, era andata a lavorare in Australia e mi aveva mandato un video di due giapponesi che con la chitarra la stavano suonando intorno al fuoco: la musica è potente, molto più potente di quanto uno possa credere, va da sola e ha vita propria.

Dall’avanguardismo al mainstream

Lavori nell’ambiente musicale da anni: circoscrivendo il discorso al tuo mondo, quello del rap e dell’hip-hop, cos’è cambiato dagli anni ’90 ad oggi?

Bisogna partire da una verità: tutto cambia sempre e anche la musica. Oggi il rap o tutto ciò che è di derivazione rap, penso ad esempio al genere trap, è puro mainstream. Negli anni ’90 noi eravamo avanguardismo e questo comportava dover comunicare al pubblico la novità che rappresentavamo.

Qual è stato, se c’è stato, il punto di svolta dall’avanguardismo al mainstream?

Credo che il più importante e vero cambiamento siano stati i social: hanno mutato la percezione del discorso e la nascita dei social si è coniugata alla crisi della musica live, un cruccio per le nuove generazioni. I giovani musicisti di oggi fanno pochissimi live perché sono pochissimi i posti dove è possibile farli. In passato non suonavano solamente gli Articolo 31, suonavano anche gruppi che non avevano quel tipo di seguito ma riempivano comunque i locali. Oggi nei locali chi ci suona? Le cover band.

A cosa pensi sia dovuto tutto questo? Cosa non ha funzionato?

Secondo me i live funzionavano ma c’è stato un momento di grave crisi economica e ciò ha portato realtà imprenditoriali che prima facevano musica a smettere perché non più così tanto conveniente. La svolta sarà lo streaming credo, la prossima grande frontiera.

Lo streaming: il futuro della musica live

In che modo lo streaming potrà essere una nuova frontiera?

Se faccio un concerto in un posto che ha 150 posti a sedere e riempio il locale faccio 150 paganti; con lo streaming possono riuscire a raggiungere, rimanendo bassi, anche 3mila, 5mila persone in una volta sola.

Tutto questo abbatte i costi perché non mi devo spostare, non spendo soldi per il viaggio né per gli hotel, mi prendo solamente lo show. Credo che in futuro i locali avranno questo doppio binario: un live in un locale sarà trasmesso anche in streaming ed è una svolta figlia di questa crisi dovuta al Covid che imprimerà positivamente il mondo della musica.

Quali sono oggi le fragilità del mondo della musica?

Come in tutte le situazioni, i nodi vengono al pettine. I problemi nel mondo della musica ci sono sempre stati, oggi con questa crisi la situazione è solamente precipitata ma ci sono aspetti positivi.

Parlando di streaming, so che hai in cantiere un progetto proprio di questo genere giusto?

Questa penso sia la strada e per questo farò anche io un concerto in streaming la prossima primavera. Riproporrò vecchi brani e altri di questo nuovo album ma non solo perché leggerò anche degli estratti da un libro mio che sto per pubblicare: si tratta di un libro che tratta una particolare vicenda di occupazione nella Bari del ’94 e più in generale degli anni ’90 legati alla musica, all’antagonismo. Sarà un esperimento in più puntate.

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