vaccino covid iniezione

Venerdì scorso il Presidente Vincenzo De Luca, durante la sua diretta Facebook, ha parlato dell’argomento vaccini anti-Covid ed ha raccontato che nel piano di vaccinazione in Campania ha intenzione di introdurre una tessera, che verrebbe consegnata a coloro che fanno entrambe le dosi del vaccino. La tessera potrebbe consentire in un prossimo futuro anche l’entrata a cinema, ristoranti ed altri luoghi pubblici, anche se il Presidente della regione Campania non ha specificato in che modo e come la tessera creerebbe un’effettiva differenza di trattamento tra chi ce l’ha e chi non ce l’ha.

Il giurista Ugo Mattei, presidente dell’associazione Generazioni Future -all’interno della quale lavora l‘Osservatorio Permanente sulla legalità costituzionale– si è severamente scagliato contro le dichiarazioni di De Luca, spiegando che da un punto di vista giuridico non è diritto delle regioni intervenire sul concetto di obbligatorietà vaccinale.

“Mai come in questo momento storico, anche per questioni di natura antropologica e sociologica, occorre tenere ben salda la bussola in direzione della tutela dello Stato di diritto e delle libertà fondamentali”: è ciò che viene dichiarato nel comunicato stampa diffuso dall’associazione.

Secondo l’associazione di fatto De Luca non ha la possibilità di stabilire, a norma di legge, che possa esistere uno strumento come una tessera per i vaccinati, perché anche qualora il vaccinato volesse dare il suo consenso all’utilizzo di dati personali, il non vaccinato non farebbe altrettanto (non potendolo materialmente fare).

Il comunicato stampa di Generazioni Future e del professor Mattei verte anche sulla questione del rispetto della privacy dell’individuo, tema molto trattato nel 2020 in quanto molte volte si è scatenato il dibattito rispetto a restrizioni imposte per prevenire i contagi, e necessità di fornire i propri dati personali.

Privacy e rispetto dei dati personali, obbligatorietà del vaccino e gestione della vaccinazione sono temi sui quali esiste ancora un grande dibattito e, spesso, molta confusione. Abbiamo chiesto al professor Mattei di rispondere alle domande di The Social Post per avere una panoramica esaustiva su questi temi e sulle obiezioni che la sua associazione muove a Vincenzo De Luca.

Professor Mattei, da un punto di vista legislativo, perché De Luca non può fare una cosa del genere?

Ci sono varie ragioni: la principale è che in Italia tutto ciò che riguarda i diritti fondamentali della persona (circolazione, accesso a locali, diritti fondamentali) non è di competenza delle regioni bensì dello Stato.

Lui, attraverso un provvedimento di natura regionale, introduce dei limiti a diritti fondamentali di tutti gli italiani, perché io che sono un piemontese ho tutto il diritto di andare a Napoli e andare al cinema o da qualche parte senza incappare in limiti introdotti dal Presidente di Regione. 

A livello statale invece l’imposizione dell’obbligatorietà potrebbe avvenire?

La questione a livello statale è diversa: non c’è dubbio che sia possibile limitare anche diritti fondamentali della persona, purché venga rispettata la cosiddetta riserva di legge, ovvero che ciò sia fatta con una legge dello Stato compatibile con i valori della Costituzione.

Sgombriamo però il campo da equivoci: De Luca non ha introdotto un’obbligatorietà di legge. Ha introdotto un sistema fattuale che rende il vaccino sostanzialmente obbligatorio. Non c’è obbligo di vaccinarsi ma c’è una conseguenza del mancato vaccino, che non ha natura giuridica ma una natura fattuale: sono libero di non vaccinarmi ma le conseguenze sono di non poter fare tutta una serie di cose che sono mie facoltà fondamentali.

Perché se io non posso fare niente a meno che non sia vaccinato, sono obbligato a vaccinarmi. Giusto?

Esatto. Nessun Paese oggi ha la possibilità di imporre un obbligo giuridico sul Covid-19. L’obbligo diretto attualmente non si può imporre perché il vaccino è ancora in fase sperimentale e non si ha alcuna certezza fattuale riguardo alle conseguenze del vaccino sull’individuo. Hai l’autorizzazione a usarlo, ma non a imporlo, perché sarebbe imposizione di un trattamento sanitario sperimentale.

Davanti alla mancanza di evidenza scientifica occorre adottare il principio di precauzione, ovvero avere il comportamento più prudente dell’individuo.

Come mai quando a un politico viene chiesto: ‘Si potrebbe imporre il vaccino come obbligatorio?’, non viene data la risposta che ora lei sta dando a me, bensì si specifica solo che per adesso non c’è l’intenzione di imporlo?

Non vogliono scoraggiare le persone a vaccinarsi volontariamente. Se i politici dicessero: “Non possiamo imporre il vaccino per legge perché è ancora in fase sperimentale e imporlo significherebbe obbligare le persone a fare le cavie”, che sarebbe la risposta corretta, ovviamente il cittadino si preoccupa e non si vaccina, e quindi per non creare il panico si parla della valutazione di una situazione ordinaria. Credo sia questa la ragione.

Cosa succederebbe se a livello statale si decidesse di imporre un libretto vaccinale e delle restrizioni per chi non si vaccina?

Questo scenario è molto più spinoso, perché ci sono persone che la pensano in un modo e persone che la pensano in un altro. Noi riteniamo, come Osservatorio, che sarebbe possibile farlo nella misura in cui sia certo -o perlomeno ritenuto estremamente probabile- che la persona vaccinata non è più pericolosa per gli altri. Non momento in cui questo non si sa con ragionevole certezza, si tratta di imporre delle conseguenze negative all’esercizio di una scelta intima della persona.

E questo lo rende incostituzionale in quanto lo rende incompatibile con l’art. 32 della Costituzione. 

Articolo 32 della Costituzione

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana

L’articolo 32 però specifica che io posso imporre un trattamento nel momento in cui questo riguarda l’intera società ed è di interesse pubblico.

Esatto: la salute è “diritto fondamentale della persona” e, dice l’articolo 32, parla di “interesse della collettività”.

Nel secondo comma spiega però che non si può, in ogni caso, imporre un trattamento laddove sia lesivo della dignità umana. La dignità dell’individuo resiste e s’impone anche rispetto all’interesse della collettività, è un livello di libertà molto intimo.

Nel contesto eccezionale in cui ci troviamo, come si fa a stabilire secondo quali criteri si parla di efficacia immunizzante? Chi ha l’ultima parola?

È la ricerca scientifica che dev’essere in grado di dirti, con una ragionevole certezza, se la persona vaccinata non è più contagiosa. Se raggiungiamo questo livello ha senso dire che il vaccino ha uno scopo sociale, può essere reso obbligatorio entro i termini di legge, così come abbiamo fatto con tantissimi vaccini della storia, come l’antivaiolosa.

Il contesto sociale in cui viviamo ha un ruolo fondamentale per lo sviluppo e la diffusione del vaccino?

Tutta questa situazione non ci sarebbe se ci fosse un’idea di vaccino come bene comune: se nessuno facesse grandi profitti sui vaccini, se fossero davvero l’esito di una ricerca pubblica, di uno sforzo collettivo e se i vaccini non fossero solo l’esito del lavoro di poche aziende che fanno poi guadagni giganti, la gente si fiderebbe di più, come è ovvio.

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