Matteo Renzi e Giuseppe Conte

Una crisi- non crisi, aperta ufficilamente da Matteo Renzi, il Consiglio dei Ministri va avanti (riunito per varare le nuove norme anti-covid) senza due ministre, che si sono ufficialmente dimesse oggi. Una situazione di caos- non caos che però apre diversi scenari per l’attuale governo italiano, cinque per la precisione.

In apertura del Cdm, il Presidente del Consiglio Conte ha ribadito di aver, da parte sua, tentato fino all’ultimo di evitare questa decisione presa da parte di Italia Viva. Una presa di posizione che ha portato ad una rottura e conseguente tensione che ricorda più la crisi cubana che la crisi di governo dell’estate del 2019.

Crisi di Governo, parla Conte

In apertura del Cdm di mercoledì, il Presidente del Consiglio Conte ha formalmente preso atto delle dimissione delle ministre Bellanova e Bonetti, e del sottosegretario Scalfaratto, aggiungendo, come si legge su Repubblica: “Purtroppo questa sera Italia Viva si è assunta la grave responsabilità di aprire una crisi di governo. Sono sinceramente rammaricato, e credo di poter interpretare anche i vostri pensieri, per il notevole danno che sta producendo per il nostro Paese per una crisi di governo nel pieno di una pandemia e di una prova durissima che il Paese sta attraversando”.

Il Premier dunque ribadisce “L’incoscienza” ribadita da molti sui social, di Matteo Renzi (che a sua volta ha voluto ribadire la legittimità della sua posizione postando la lettera scritta dalle ministre). “Se un partito fa dimettere le sue ministre, questo non può essere considerato un fatto estemporaneo, non si può sminuire la gravità di questa decisione”.

Conte ha ribadito di aver cercato fino all’ultimo un accordo: “Ho offerto la disponibilità ad un tavolo di legislatura eppure di fronte a questa disponibilità ci sono state comunque le dimissioni delle ministre.

Dimissioni che mi sono state comunicate attraverso una comunicazione via mail e che accetto. Naturalmente questa sera ho informato della situazione il Presidente Mattarella”.

Il governo fa scudo a Conte

Intanto diversi esponenti della maggioranza hanno ribadito la loro vicinanza al Presidente del Consiglio, dal PD con Zingaretti e Orlando, passando al guardasigilli Bonafede, il ministro della Salute Speranza, il ministro dei Beni Culturali Franceschini che ha dichiarato in Cdm che un attacco a Conte è un attacco al governo.

Durissimo il vicesegretario del PD Orlando, che a Porta a Porta ha dichiarato: “Ci troviamo nella situazione che, senza un governo, non si può votare il decreto ristori.

Non siamo nella condizione di gestire al meglio una situazione come quella che ha di fronte il Paese. Diventa abbastanza ridicolo discutere se si può prendere il Recovery o il Mes con un governo che può fare solo l’ordinaria amministrazione. Il Paese meritava tutto tranne che una crisi in questo momento”.

La lettera di dimissioni

Nella lettera firmata dalle ministre Bellanova e Bonetti e il sottosegretario Scalfarotto, il tema principale è l’importanza del ruolo politico.

La loro rinuncia all’incarico, spiegano, è dipesa da questo: “Abbiamo deciso di rimettere il mandato in nome della dignità e della nobiltà della politica e della nostra libertà e responsabilità individuale”.

L’obiettivo, è spiegato nella lettera, era quello di “Avere un’azione di governo più efficace per gli italiani”. Un atto di responsabilità, lo definiscono nella lettera, per il bene del Paese.

 

 

 
 
 
 
 
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I cinque scenari possibili

Ora che la crisi – non crisi è in atto, la domanda è una sola ovvero cosa succederà ora. Sono cinque gli scenari che si possono aprire: il primo prevede un governo Conte-ter con la stessa maggioranza e un nuovo patto di governo.

La seconda opzione prevede sempre un Conte-ter ma senza Italia Viva, la terza prevede una stessa maggioranza ma con le dimissioni di Conte (qui non si esclude un ritorno di Italia Viva). La quarta ipotesi prevede l’avvento di un governo istituzionale, la palla passerebbe in mano al Presidente Mattarella che sceglierà un nuovo capo dell’esecutivo (qui il toto-nomi spazia, sono già stati fatti i nomi di Mario Draghi e Marta Cartabia) che traghetterà il Paese fuori della crisi. Infine la quinta opzione, il voto e, su questa ipotesi, il centro-destra riunito si è già fatto avanti.

La tensione è palpabile, secondo fonti vicine ad entrambe le parti, i rapporti Renzi-Conte sono ai minimi storici. Il Presidente del Consiglio però continua a ribadire l’apertura verso un lavoro comune per il bene del Paese: “Se c’è la disponibilità di confrontarsi in modo leale e costruttivo, io sono convinto che tutti si possa ritrovare il senso di una maggiore coesione delle forze di maggioranza” ha dichiarato oggi prima della conferenza stampa di Renzi.

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