matteo renzi

Arrivano in ritardo rispetto a quanto previsto le parole di Matteo Renzi che, nel corso della conferenza stampa di questi momenti, ha annunciato in maniera ufficiale le dimissioni dall’esecutivo di Teresa Bellanova, Elena Bonetti e Scalfarotto. Forte e diretto l’attacco di Renzi all’esecutivo accusato in maniera palese di aver trasformato la democrazia in un “reality show“.

Matteo Renzi: “Per dimettersi ci vuole grande coraggio

Di questi momenti le parole di Matteo Renzi che conferma di aver già inviato al Presidente del Consiglio, in queste ore al Quirinale a colloquio con Sergio Mattarella, informandolo delle dimissioni dei ministri di Italia Viva dall’esecutivo: “Faccio il punto della situazione e annuncio le dimissioni di Bellanova, Bonetti e Scalfarotto, come da lettera che abbiamo inviato al presidente del Consiglio.

Credo che siano momenti molto difficili, chi sa la fatica che si fa a dimettersi in politica sa che ci vuole grande coraggio e libertà interiore, senso di responsabilità“.

Pensare di risolvere i problemi sui social è populismo

Sempre Matteo Renzi, spiegando i motivi che hanno spinto a ritirare dal Governo i propri ministri: “È molto più difficile lasciare una poltrona che non aggrapparsi nella tenace ricerca dello status quo e, tuttavia, bisogna parlare il linguaggio della franchezza: viviamo una grande crisi, quella pandemica, stiamo discutendo da mesi dei pericoli legati alla pandemia, delle esigenze legate al vaccino.

Davanti a questa crisi il senso di responsabilità consiste nel cercare di risolvere i problemi, non nel nasconderli“.

Rispondendo a chi imputa a Italia Viva la responsabilità di aver aperto, in un momento così delicato per il Paese, una crisi di Governo, Renzi: “La crisi politica non è stata aperta da Italia Viva, è aperta da mesi e il salto di qualità che abbiamo chiesto l’hanno chiesto altre forze politiche dicendo ‘guardiamoci negli occhi’, parliamo dei problemi.

Noi abbiamo detto ‘risolviamo i problemi che sono aperti’, questa è la politica, pensare di risolverli sui social è populismo. E proprio perché c’è la pandemia – ha aggiunto Renzi – occorre rispettare le regole democratiche altrimenti la democrazia non serve più a niente, noi non giochiamo con le istituzioni, la democrazia non è un reality show“.

I 3 capi d’accusa imputati al Governo: il metodo, il merito e il Recovery Plan

Fortissima l’invettiva di Matteo Renzi che nel rimarcare il motivo che ha spinto a ritirare i propri non si è fatto remore a puntare il dito contro l’esecutivo, accusato di esser venuto meno al senso di democrazia, oltraggiandola con un fare più televisivo e mediatico che concreto e politico.

Tre i punti cardine a cui si appella Renzi, i 3 crucci dell’attuale esecutivo su cui fa perno Renzi e con i quali giustifica le dimissioni dei ministri di Italia Viva: “Alla luce di questo, nell’affermare la fiducia incrollabile nel Presidente della Repubblica nella sua persona e nel ruolo di garante che ricopre, noi pensiamo che si debbano affrontare i 3 punti cardine che le ministre e il sottosegretario hanno scritto al Presidente del Consiglio – continua Renzi – Ci vuole coraggio a lasciare un ministero e a dimettersi.

I 3 punti sono semplici: il primo, di metodo“.

Le accuse al Governo Conte

Ritornando sull’affaire “Matteo Salvini”, che chiese in passato i pieni poteri, così Renzi si allaccia al presente: “Abbiamo combattuto anche accettando l’accordo con il Movimento Cinque Stelle perché non volevamo e non consentiremo a nessuno di avere pieni poteri”, ha dichiarato Renzi rimproverando l’esecutivo, tra i tanti, per “le mancate convocazioni del pre consiglio, l’utilizzo ridondante delle dirette a reti unificate, l’utilizzo discutibile della delega ai servizi, alla trasformazione in show del ritorno a casa dei rapiti italiani all’estero [..] la timidezza con cui sono state condannate le recenti contestazioni di Washington e il loro mandante, chiediamo di rispettare le forme democratiche“.

Si aggiunge l’accusa di aver indetto una conferenza stampa mentre il Senato votava, con sole 36 ore a disposizione e senza possibilità di modifica, la Legge di Bilancio 2021: “Voi direte, questi argomenti non interessano i cittadini ma chi ci segue da casa deve sapere, sono questi i cardini della democrazia“.

Un recriminare non nuovo quello di Renzi che già si era rivolto a Giuseppe Conte in questi termini il 30 aprile scorso quando, al Senato, aveva ripreso il Presidente del Consiglio a seguito di un’informativa sui provvedimenti adottati per contrastare l’emergenza sanitaria.

Il Recovery Plan: la goccia

Passando poi al “merito”, sempre Renzi: “C’è una drammatica emergenza da affrontare ma non può essere l’unico elemento che tiene in vita il Governo – attacca Renzi – Rispondere alla pandemia significa affrontare davvero i problemi [..] Abbiamo bisogno di crescita; ci sarà un motivo se abbiamo il bilancio dei morti più alto, il più alto livello di crollo del Pil e il maggior numero di giorni persi da scuola. Io penso che dobbiamo darci una mossa“. In ultimo, Renzi affronta la spinosa questione del Recovery Plan, approvato ieri in Consiglio dei Ministri, l’ultima goccia ad aver fatto traboccare il vaso: “Abbiamo fatto una grande battaglia sui fondi europei“, recrimina il sottosegretario dicendosi però a favore, con anticipo, dello scostamento di Bilancio, delle misure per il Covid e per l’approvazione del Decreto Ristori.

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