giuseppe conte e matteo renzi

Durissimo e intriso di domande l’intervento odierno di Matteo Renzi che nell’aula del Senato ha voluto parlare apertamente al suo interlocutore, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Dopo l’informativa del Presidente del Consiglio sulle decisioni del governo in merito alla gestione dell’emergenza Coronavirus, Renzi è intervenuto in aula mettendo il vertice del governo di fronte ad un bivio: “Se sceglierà la strada del populismo non avrà al suo fianco Italia Viva“.

Matteo Renzi e l’ultimatum a Conte

La politica ha il compito di dire parole di chiarezza e di forza, non usciremo da questa dinamica con un paternalismo populista – ha così dichiarato Renzi al principio del suo intervento in Senato rivolgendosi al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte – Del suo intervento prendo 3 punti: l’analisi economica, il riferimento alla Costituzione e un appello che le rivolgo da parte della maggioranza“.

Pregi e difetti del Governo in piena emergenza

È stato un lungo discorso quello di Renzi che in 11 minuti ha voluto discorrere sui provvedimento attuati dal governo per contrastare l’emergenza: “Signor Presidente ci sono delle cose che non hanno funzionato, lei non le ha citate e credo abbia fatto bene: le Rsa, il tema delle zone rosse, la mancanza di mascherine, il ritardo dei tamponi.

Queste
sono le cause della diffusione del virus, non un runner di troppo
“. Tra le problematiche rintracciate da Renzi anche l’eccessiva responsabilità messa nelle mani del reparto scientifico chiamato a intervenire su tematiche prettamente politiche: “In questa emergenza non no possiamo delegare tutto alla comunità scientifica. Oggi noi non possiamo chiedere ad un virologo come combattere la disoccupazione“.

La nuova divisione tra “garantiti e non garantiti

Poi un riflessione su una nuova frattura che rischia di spaccare l’Italia: “Il punto fondamentale che lei non ha detto e che tocca alla politica affrontare è una nuova divisione.

C’è una divisione tra Nord e Sud, tra élite e popolo, tra ricchi e poveri ma c’è n’è una più profonda, quella tra garantiti e non garantiti“, il cui riferimento è rivolto a coloro che potendo contare ancora su un lavoro stabile e uno stipendio garantito riescono a guardare oltre l’emergenza con seria preoccupazione e serenità, al contrario di chi invece vede sfumare il proprio futuro giorno dopo giorno.

Sempre Renzi: “Noi abbiamo un problema oggettivo che è questa divisione crescente. Se chiude un negozio non fallisce solo una famiglia, è quella via che diventa meno forte. Se chiude un negozio è quella via che diventa meno sicura. Noi la richiamiamo ad avere uno sguardo più ampio sul futuro economico“.

La libertà costituzionale non è “consentita

Ritornando sul secondo punto declamato all’inizio dell’intervento, Renzi poi ammonisce Giuseppe Conte sulla terminologia adottata e ripetuta dal Presidente del Consiglio nel corso dei discorsi di questi mesi ai cittadini italiani: “Vengo al secondo punto, sulla Costituzione.

Non me ne voglia perché ho un’opinione diversa dalla sua. Il punto è che in momenti di
emergenza come questo la Costituzione è la bussola
. Non può essere un DPCM a decidere se un’amicizia è vera o no, se il rapporto di fidanzamento è saltuario o stabile, ci si avvicina allo Stato etico e non Costituzionale
“.

Renzi: “Le libertà costituzionali vengono prima di lei

E lei – aggiunge Renzi – che utilizza le parole con grande attenzione, sia più prudente la prego quando parla agli italiani. Lei ha detto 11 volte ‘noi consentiamo’ nel campo delle libertà costituzionali.

Il Presidente del Consiglio non consente, perché le libertà costituzionali vengono prima di lei“.

Dopo aver discorso su tutte le problematiche concrete di un Paese messo in ginocchio per l’emergenza Coronavirus, Renzi ha poi lasciato libero spazio ad un affronto frontale: “Mi lasci dire con Seneca non licet tibi quicquam arbitrio tuo facere, ma non a Conte ma a qualsiasi presidente, lo dico perché in questa aula io rivendico di aver contribuito a creare un altro governo quando il senatore Salvini ha chiesto pieni poteri. Non gli abbiamo negati a lui per darli ad altri“.

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Il bivio: “Noi glielo diciamo in faccia: siamo a un bivio

Chiudo sul terzo e ultimo punto, il presidente del Consiglio dei Ministri ha detto che questo governo non lavora col favore delle tenebre.

Noi parliamo con chiarezza, la guardo negli occhi perché noi rispondiamo con la stessa chiarezza. Noi non ci siamo dietro ai giochini che talvolta le veline di Palazzo Chigi alimentano – sempre Renzi al Senato prosegue – Noi glielo diciamo in faccia: siamo a un bivio, lei è stato bravo a rassicurare gli italiani, a dare parole di calma e rassicurazione, non era facile. Il punto è che nella fase 2 della politica non basta giocare sulla paura o sul sentimento della preoccupazione, c’è una ricostruzione da fare che è devastante e che richiederà molta politica“.

Al termine dell’intervento, parole che risuonano come un ultimatum: “Si può stare a inseguire le dirette Facebook che fanno crescere i followers oppure seguire le statistiche. Io vorrei che lei desse un occhio in più ai dati dell’Istat e meno a quelli dei sondaggi. Se sceglierà la strada del populismo non avrà al suo fianco Italia viva“.

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