Misure anti-covid in un aeroporto

Nascosto per 3 mesi in aeroporto per paura del Coronavirus: è la storia del 36enne Aditya Singh, che tra ottobre e gennaio ha vissuto nello scalo di O’Hare a Chicago, uno dei più trafficati del mondo. Secondo la polizia, il giovane si sarebbe assicurato l’accesso alle aree riservate dell’aeroporto, sottraendo il documento di riconoscimento ad un addetto. Lo scorso 16 gennaio due dipendenti di una compagnia di volo hanno scoperto quanto accaduto e hanno infine allertato la polizia. È anche per questo motivo che Singh è stato arrestato e dovrà ora difendersi dall’accusa di furto d’identità.

Per 3 mesi nascosto nell’aeroporto

Se la ricostruzione è corretta – ha dichiarato al Chicago Tribune il giudice della contea di Cook, Susana Ortiz – una persona non autorizzata e non dipendente dell’aeroporto ha vissuto presumibilmente in una parte riservata del terminal O’Hare dal 19 ottobre 2020 al 16 gennaio 2021, senza essere scoperta”.

La vicenda, che ricorda quella del personaggio di Tom Hanks nel film The Terminal, non solo è figlia della pandemia, ma getta anche importanti ombre sulla sicurezza degli scali internazionali. Secondo l’avvocato Kathleen Hagerty, Singh sarebbe stato in viaggio da Los Angeles, dove si trovava per completare un corso di laurea, verso l’India, sua terra di origine.

Allarmato dalla situazione sanitaria del Paese avrebbe però deciso di non proseguire, rimanendo di fatto bloccato nell’aeroporto di Chicago. A quel punto si sarebbe trovato a vivere di espedienti, facendo spesso affidamento sulla gentilezza dei viaggiatori di passaggio.

Non è ancora chiaro se in un momento successivo Singh abbia rubato il badge di un addetto o se lo abbia semplicemente trovato, ma per quasi 3 mesi ciò gli avrebbe consentito di muoversi indisturbato nelle zone riservate del terminal.

Nessun rischio per la sicurezza

Sebbene questo incidente sia ancora oggetto di indagine – hanno dichiarato al Chicago Tribune i responsabili del Dipartimento dell’aviazione di Chicago – siamo stati in grado di stabilire che l’uomo non ha rappresentato un rischio per la sicurezza dell’aeroporto o del pubblico in viaggio”. In effetti la vicenda solleva varie perplessità sul sistema di controlli dell’aeroporto americano. Solo grazie all’intervento di due dipendenti, che hanno chiesto all’uomo di esibire i propri documenti, è stato possibile portare alla luce l’accaduto. Aditya Singh, che non avrebbe alcun precedente penale, si trova ora nella prigione della contea di Cook e dovrà comparire davanti al giudice il prossimo 27 gennaio.

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