bestie di satana

Il 24 gennaio 2004 una pattuglia dei carabinieri trova una giovanissima coppia in difficoltà in un parcheggio in zona Somma Lombardo: i due sembrano in stato confusionale, e il ragazzo dichiara che sono stati vittime di balordi del luogo.

La ragazza appare totalmente in preda a stupefacenti e alcol, dice frasi sconnesse e continua a ripetere il nome di una ragazza: Mariangela. Gli agenti capiscono subito che non si è trattato dell’aggressione di due balordi e, anche grazie alle frasi sconnesse che la giovane pronuncia ogni tanto, capiscono che la coppia ha fatto qualcosa di orribile.

I due sono Elisabetta Ballarin ed Andrea Volpe: sono due degli assassini de Le Bestie di Satana, la cui vittima, Mariangela Pezzotta, verrà ritrovata dai carabinieri il giorno successivo, nello chalet della Ballarin.

La scoperta del corpo della Pezzotta aprirà il vaso di Pandora che contiene tutta la violenza di un gruppo di giovani ragazzi che, per anni, aveva agito con enorme cruenta senza mai essere scoperto.

Chi erano le Bestie di Satana

Le Bestie di Satana erano una manciata di ragazzi apparentemente uniti dalla passione per l’heavy metal ed i simboli satanici che spesso si ritrovavano a Parco Sempione, a Milano, o nella zona di Fiera Senigallia.

Il gruppo, si scoprì, non si limitava solo ad ascoltare musica e disegnare sui muri croci rovesciate: secondo la loro ideologia -vicina al satanismo acido, o “acidismo”- chi entrava nel gruppo doveva rimanerci a vita, pena la morte, e doveva subire prove d’iniziazione che avevano alla base il dolore e la sofferenza fisica. Il capo carismatico della banda era Paolo Leoni, detto Ozzy, che spesso faceva largo uso di droghe; Nicola Sapone, idraulico e incensurato, era il suo più fedele alleato nella setta. Ad unirsi successivamente fu Fabio Tollis, membro più giovane del gruppo, interessato più alla passione per la musica che ai riti satanici, che tendeva a non prendere sul serio.

Poi arrivarono Chiara Marino, amica di Tollis, Andrea Volpe ed Elisabetta Ballarin, fidanzata di Volpe. Quest’ultimo, tossicodipendente e spesso poco lucido, fu un membro che portò una svolta enorme nel gruppo: stimolò infatti i capi della banda a compiere degli omicidi. E fu proprio lui a compiere uno dei più efferati.

Mariangela Pezzotta, uccisa perché sapeva troppo

La sera in cui Andrea Volpe ed Elisabetta Ballarin vennero fermati dai carabinieri, avevano appena ucciso Mariangela Pezzotta.

La ragazza, ex fidanzata del Volpe, era stata condannata a morte dai leader del gruppo, perché era a conoscenza di informazioni e dettagli su un precedente omicidio, e si pensava che avrebbe potuto parlare. Volpe venne incaricato di procedere con l’omicidio, e lui architettò un piano insieme alla fidanzata Elisabetta Ballarin. I due, sotto l’effetto di stupefacenti, si prepararono ad aggredire la Pezzotta, attirata a casa di Volpe con una scusa: lì Volpe la ferì gravemente con due colpi di pistola, in attesa che Nicola Sapone arrivasse e la finisse a colpi di badile.

Successivamente la ragazza fu sepolta, mentre ancora respirava flebilmente, nella serra dello chalet della Ballarin. A raccontare i dettagli dell’omicidio fu proprio Andrea Volpe, che confessò quasi subito quanto accaduto.

Gli omicidi di Chiara Marino e Fabio Tollis

Mariangela Pezzotta era un elemento che preoccupava molto il gruppo soprattutto per via di ciò che sapeva in merito alla scomparsa di Chiara Marino e Fabio Tollis. I due ragazzi erano stati componenti del gruppo ed erano scomparsi misteriosamente nel 1998, nello stesso momento: la morte della Pezzotta portò alla scoperta dei cadaveri dei due giovani (ormai mummificati) nei boschi di Mezzana Superiore.

I due ragazzi erano stati uccisi perché, spaventati dal carattere violento di certe azioni del gruppo, avrebbero voluto allontanarsene: Paolo Leoni e Nicola Sapone decisero dunque che dovevano morire e fecero diversi tentativi, fino a riuscire a essere attirati nei boschi, dove furono sconvolti nello scoprire che c’era una fossa scavata per contenere i loro colpi. I ragazzi furono aggrediti dai due leader, da Andrea Bontade e Pietro Guerrieri. Furono uccisi a coltellate e poi i corpi furono gettati nella fossa scavata, poi ricoperta di terra e cosparsa di ammoniaca, affinché la decomposizione non attirasse animali selvatici.

Fu il padre di Tollis, dopo l’omicidio Pezzotta, a considerare l’ipotesi che ad uccidere suo figlio potessero essere state le stesse persone fermate per l’omicidio del 2004. Gli stessi componenti del gruppo, peraltro, avevano tentato anni prima di allontanare da loro i sospetti partecipando alle ricerche dei giovani e mostrandosi attivi e preoccupati per loro, cercando di dirottare le indagini verso l’ipotesi della fuga d’amore. Mesi dopo l’omicidio Andrea Bontade, che si mostrava sempre più pentito di quanto aveva fatto, fu costretto al suicidio dal resto del gruppo, che gli intimò di togliersi la vita dicendo che in caso diverso lo avrebbero ucciso loro. Così, il ragazzo decise di simulare un incidente stradale di schiantarsi con la macchina.

Le indagini e i processi: tutti condannati

La macchina investigativa messa in moto dall’omicidio Pezzotta portò a processo Leoni, Sapone, la Ballarin, Volpe, e Marco Zampollo, membro che aveva partecipato attivamente agli omicidi Tollis e Marino. Di molte altre morti avvolte dal mistero avvenute tra il 1996 ed il 2004 si sospetta che siano legate agli stessi accusati, ma non sono mai emersi elementi bastevoli per andare a processo.

Le condanne furono aspre: ergastolo per Sapone, 26 anni di carcere per Leoni e Zampollo, 30 anni per Andrea Volpe e ben 24 anni e 3 mesi per Elisabetta Ballarin, che fu testimone e complice dell’omicidio della Pezzotta ma non partecipò attivamente.

Le Bestie di Satana, oggi

Anni e anni dopo la morte di Mariangela Pezzotta, molti dei ragazzi condannati si sono ricostruiti una vita, prima in carcere -spesso attraverso gli studi- e poi fuori da essa. La più recente scarcerazione è stata quella di Andrea Volpe, mentre tra il 2013 e il 2017 ad uscire dal carcere sono stati Maccione e Guerrieri. Elisabetta Ballarin, in carcere, si è laureata in grafica e comunicazione ed ora lavora come guida turistica. Non ha più l’obbligo di soggiorno in carcere. Uno dei più grandi sostenitori della sua riabilitazione è stato Silvio Pezzotta, padre di Mariangela, che ha spesso sostenuto che la Ballarin avesse diritto ad una seconda possibilità. Nel 2017, a 13 anni dalla morte della figlia, Pezzotta ha voluto comunicare pubblicamente la sua vicinanza alla Ballarin, con cui è stato in contatto più volte, mostrando una grandissima capacità di andare oltre il dolore: “Per Elisabetta la porta di casa mia sarà sempre aperta”.