ivan cottini, primo piano

Mi piace chiamare Ivan un autentico portatore di luce. E soprattutto in questo periodo, nel quale è meno semplice trovare motivi per sorridere e per trovare una stella da seguire, che ci indichi la strada per ritrovare po’ di luce e di speranza, Ivan ci riporta alla vera essenza della vita: l’amore.

Il lockdown è stato duro per tutti, abbiamo immagini che facciamo fatica a dimenticare, abbiamo imparato a convivere con nuove paure e abbiamo dovuto riorganizzare la nostra vita in modi che prima non conoscevamo.

Per alcune persone è stata più dura.

Un ultimo desiderio, prima dei saluti

Ivan Cottini è un ballerino ed è anche un uomo dalla positività contagiosa (frase da interpretare in senso morale e non virologico). Un uomo con la sclerosi multipla che, nell’ultimo anno di pandemia, ha dovuto fare i conti ancora una volta con il suo corpo.

Un uomo che ha guardato in faccia la sua malattia degenerativa e ha deciso di reagire e di diventare un simbolo per tutte le persone in difficoltà.

Un uomo che sta per abbandonare quello che gli ha permesso di ritrovare la felicità: la danza.

Un uomo che ha ancora un sogno prima di dire quell’addio che fa tanta paura.

Il lockdown ha messo fine alle ultime speranze di rimandare la separazione dalla danza, perché sono stato 4 mesi fermo, parcheggiato a casa e non ti dico quanto è stata dura riprendere, avevo un corpo che non rispondeva, non riuscivo neanche a mettermi in piedi al mattino e avevo bisogno di mamma.

Poi un po’ si è ripreso durante l’estate, sono riuscito a fare qualcosina, ma tante cose che le perdi non le recuperi più. La continuità in una malattia come la mia è fondamentale. Poi ad ottobre hanno di nuovo richiuso e adesso la fisioterapia la faccio col contagocce. L’unica cosa che mi tiene a galla è questo obiettivo di Sanremo 2021 che mi fa stringere i denti, ma a furia di stringere i denti son partiti tutti!”

La paura dopo Sanremo

Mi racconta che il suo peggior difetto è la testardaggine e che quando si mette in testa una cosa lui fa di tutto per ottenerla.

Ha bisogno di obiettivi per tenere i pensieri lontani dalla malattia. Adesso il suo più grande desiderio è la partecipazione al prossimo Sanremo. Ma cosa sarà dopo?

Non me la fare questa domanda, perché sono molto spaventato. Io spero solo che per me non sia un punto di arrivo Sanremo, ma un nuovo punto d’inizio. Sicuramente voglio scrivere la mia biografia. Io penso sempre in grande e vorrei anche fare un film sulla mia storia.

Altro che Billy Elliot”.

Gli inizi con la danza: tra figure da salame e macumbe

Sai prima di ammalarmi io non avevo mai ballato, ero il classico pirla che stava lì come un salame. È successo durante una festa di beneficienza per l’Aip, c’era questo corpo di ballo e io ero al centro di questa coreografia e questi mi ballavano attorno, a mo’ di quelle macumbe africane, dove poi ti sacrificano. Allora ho chiesto di provare ad inserirmi nel balletto, in base alle mie capacità motorie e da lì si è aperto un mondo, perché a me piaceva da matti e in più ho scoperto due cose: uno mi faceva prendere a calci in culo la malattia e poi mi faceva stare bene mentalmente e se stavo bene mentalmente avevo un approccio totalmente diverso su tutte le difficoltà che la vita mi mettevano davanti”.

Ha conosciuto la sua maestra di ballo, Bianca Maria Berardi, proprio durante quell’evento di beneficienza ed è stata subito intesa:

È una matta la Bianca, se io non avessi trovato un’altra matta così non sarei arrivato dove sono arrivato, perché qualsiasi altra persona vedendo le volte che cadevo e mi facevo male avrebbe abbandonato, e invece lei ogni volta: “Andiamo avanti”.

Non aveva paura che mi facessi male e ogni volta che facevamo un ballo alzavamo sempre di più la posta e per me quella è stata una continua sfida a sfidare la malattia e alla fine sono sempre più forte io”.

Un messaggio che scalda il cuore

Non c’è ancora certezza che vedremo l’ultimo ballo di Ivan, non ha ancora avuto una risposta sulla sua partecipazione al Festival, e nonostante l’insicurezza sulla realizzazione del suo più grande desiderio, il pensiero va alle persone che non ce l’hanno fatta:

 “Ho deciso di fare l’ultimo ballo sul palco dell’Ariston. Non ballerò più, non ce la faccio più. Sono consapevole del mio corpo. Da febbraio dell’anno scorso ad oggi ho fatto un’involuzione che è come se avessi affrontato di botto 10 anni.

Purtroppo questa situazione ha portato tutti a fare delle rinunce, io ho dovuto rinunciare alla danza eppure mi devo sentire fortunato, perché questa fortuna tante persone che oggi non ci sono più non ce l’hanno. Io comunque abbandono la danza, ma ho ancora la possibilità di vivere le mie giornate”.

Se riuscirà a calcare ancora una volta quel palco avrà un messaggio importante da dare ad ognuno di noi:

“Vorrei lanciare un messaggio per scaldare i cuori alla gente, perché siamo un periodo sociale in cui i cuori si sono intorpiditi e raffreddati e vorrei fare il mio ultimo ballo lanciando un messaggio d’amore, facendo riflettere le persone sulla vita e sul grosso dono che abbiamo ogni giorno.

La società ci spinge da una parte ad essere tutti uguali e dall’altra a svegliarci al mattino per pubblicare sui social che la nostra vita è più figa di quella del nostro vicino. Mettiamo le foto con i filtri che non siamo neppure più noi, non viviamo più la vita reale, ma quella social e la gente deve capire che non è quella la vita”.

Un appello per Amadeus

Ivan ci tiene a farmi capire che non vede il suo ultimo ballo come una sconfitta, ma come un incoraggiamento per gli altri e per dimostrare, ancora una volta, che chi vuole, chi si impegna può raggiungere traguardi importanti. Vuole dimostrare che ce l’ha fatta, che è stato più forte del Covid.

“Ormai sono al capolinea, ma sto stringendo i denti e per dimostrare che sono stato più forte del Covid, perché non mi sono arreso, anche da casa sono andato avanti con la mia maestra di ballo, allenandomi via web, sono sceso sull’asfalto, lungo le strade, pur di continuare a ballare e adesso voglio fare quest’ultimo ballo lanciando un messaggio al mondo intero sul valore della vita che purtroppo in questa pandemia abbiamo perso, e forse nemmeno questa pandemia è servita per insegnarci un valore importante che è l’amore.
Io continuerò a prendere a calci nel culo la malattia in altre maniere, ma soprattutto sarà la dimostrazione che la danza è sopravvissuta al Covid (se ce l’ho fatta io) ed è pronta a tornare protagonista sui palchi visto la troppa assenza”.

Il desiderio di essere per l’ultima volta da ballerino a Sanremo è per Ivan il motore che gli ha dato forza fino a questo momento.

E sarebbe bello se Amadeus accogliesse il suo appello. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di esempi di coraggio e di luce e abbiamo bisogno di messaggi d’amore capaci di scaldare il nostro cuore.