Lidia Macchi, uccisa nel 1987

La tragica morte di Lidia Macchi, studendessa di soli 20 anni uccisa nel 1987, resta un delitto irrisolto o, come si dice in gergo, un cold case. A mettere la parola fine alla vicenda giudiziaria è stata la corte di cassazione che ha confermato l’assoluzione di secondo grado per Stefano Binda, unico imputato. La corte di cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi presentati dalla procura generale di Milano e dalle parti civili.

Stefano Binda assolto in cassazione

Stefano Binda era stato arrestato nel mese di gennaio del 2016, quasi 30 anni dopo il crimine. A dare il via al percorso giudiziario a carico dell’uomo, una lettera inviata alla famiglia di Lidia Macchi intitolata Morte di un’amica.

Un esame calligrafico aveva collegato la grafia di Binda a quella dell’autore della lettera; da lì l’arresto seguito al processo e alla condanna all’ergastolo in primo grado da parte della corte d’Assise di Varese il 24 aprile 2018.

Poco più di un anno dopo, nel mese di luglio 2019, la Corte d’Appello di Milano ribaltava la sentenza, assolvendo Stefano Binda. Sentenza alla quale si è aggiunta quella della Corte di Cassazione che ha accolto le richieste del sostituto procurare generale Marco Dall’Olio che aveva ribadito durante la requisitorie che l’autore della lettera non doveva per forza essere l’autore del delitto.

Oltre all’esame calligrafico infatti, non sono stati riscontrati elementi sufficienti ad individuare Binda come autore dell’omicidio. Come si legge su AdnKronos: “Non c’è alcun elemento che conduca quella lettera all’omicidio se non una suggestione. Non corrisponde a Binda il dna trovato sulla vittima e non è smentito il suo alibi”.

Il commento di Stefano Binda

Sempre secondo quanto riferito da AdnKronos, Stefano Binda, tramite i suoi legali, ha fatto sapere di sentirsi molto “Felice e sereno, mi aspettavo questa sentenza perché sono stato sempre sicuro della mia innocenza”.

I legali, Sergio Martelli e Patrizia Esposito, si sono detti soddisfatti, ritenendo la sentenza corretta e giusta; ora restano in attesa delle motivazioni della sentenza prima di decidere se avviare o meno l’iter per chiedere l’indennizzo per ingiusta detenzione. Sono infatti tre anni che Binda si trova in carcere.

I familiari di Lidia Macchi accettano la sentenza

Comprendiamo la sua completa assoluzione”, questo il commento dei familiari di Lidia sulla sentenza della cassazione. Il commento è arrivato tramite una lettera riportata in parte da Ansa, nella quale Paola, Stefania e Alberto Macchi hanno affermato di credere che durante il corso delle indagini e dei processi non siano emerse prove a sufficienza per ritenere che Binda sia l’assasino di Lidia.

In noi rimarrà per sempre la ferita di non aver trovato il colpevole della morte di Lidia” concludono. Perché ad oggi, da quel tragico giorno di gennaio del 1987, nessuno sa chi abbia inferto 29 coltellate alla giovane studentessa, abbandonando il suo corpo in un bosco a Cittiglio (Varese).

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