giuseppe uva

Dopo 12 anni, il caso Giuseppe Uva potrebbe essere davanti a una svolta radicale e ad una prima, anche se parziale, vittoria sul campo.

Dopo anni di indagini infruttuose, di processi che hanno portato ad assoluzioni e a nessun colpevole e ad un immenso dolore per la famiglia Uva, la Corte Europea dei diritti umani ha accolto il ricorso dei legali della famiglia, di fatto riaprendo il caso.

La notizia è stata data in primis da La Stampa, dove ne scrivono Presidente e direttrice dell’associazione A Buon Diritto: La Cedu non condivide né giustifica l’operato delle corti italiane per il caso Uva, né ritiene che le indagini siano state condotte in maniera meticolosa.

Ora, le carte in tavola cambiano radicalmente, e le autorità italiane dovranno fare il passo successivo ed agire di conseguenza.

Giuseppe Uva: la morte

La notte del 13 giugno 2008 Giuseppe Uva veniva preso e portato da una volante in caserma dei carabinieri insieme all’amico Alberto Biggiogero. I due, ubriachi, erano stati fermati per strada perché erano in stato di agitazione ed avevano cominciato a spostare transenne.

Ciò che accadde in caserma è quanto è stato maggiormente discusso nel corso degli anni. Si sa che Biggiogero, separato da Uva, ha raccontato in una successiva denuncia di aver sentito l’amico urlare di dolore, ed avrebbe anche cercato di chiamare un’ambulanza, purtroppo mai arrivata.

Si sa che Giuseppe Uva, nella notte, lasciò la caserma per essere portato all’ospedale di Varese con gravi lesioni e ferite sanguinanti e, addirittura, profonde lesioni anali che avrebbero fatto pensare a gravi maltrattamento. Si sa che in ospedale Uva, in regime di Tso, sarebbe poi morto per un arresto cardiaco.

Il ricorso: perché la Cedu lo ha accolto

La Cedu, ora, basa l’ammissione del ricorso su 4 punti: in primis tira in ballo proprio le lesioni, che in anni di indagini e processi nessuno ha mai veramente giustificato.

In secondo luogo accusa le prime indagini sul caso di imperizia: questo fattore, sommato all’eccessiva lentezza del processo, avrebbe portato a non fornire un quadro lucido della dinamica della morte di Uva e di conseguenza ad assoluzioni che ora possono essere messe in discussione.

Inoltre, è solo dal 2017 che in Italia esiste il reato di tortura, che dunque non è mai stato preso in considerazione per il caso Uva. Infine, una critica di tipo tecnico: in secondo grado non sono stati riascoltati i testimoni, andando così contro a una procedura disposta proprio dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

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