Matteo Salvini, leader della Lega

La Lega sarà pure nata quadrata, ma potrebbe anche morire tonda. Il partito che fu di Umberto Bossi e che nel corso degli ultimi 30 anni ha fatto dell’identità padana prima e del sovranismo italiano poi la propria bandiera, è arrivato ad una svolta impensabile, almeno fino a una settimana fa. Dal secondo giro di consultazioni con Mario Draghi, è uscita una Lega inaspettatamente europeista: tra strategia e opportunismo, è l’imprevista svolta di Matteo Salvini.

Salvini e la nuova Lega europeista

Fino a una settimana fa, Lega ed Europa nella stessa frase potevano sembrare una buona risposta a chi chiedeva cosa fosse un ossimoro.

Le ultime campagne elettorali e programmi della Lega, infatti, sono state marcatamente sovraniste, senza necessariamente dare una connotazione positiva o negativa al termine. Semplicemente, la Lega si è sempre voluta tenere “alla larga” dall’Europa, dalle imposizioni, da quella sovra-struttura che sembrava, a detta loro, minare libertà e potere degli italiani. Per questo, quando Matteo Salvini è uscito dalla stanza delle consultazioni di Mario Draghi dicendo “Vogliamo che l’Italia sia protagonista in Europa“, non sono state poche le sopracciglia che si sono alzate, dubbiose o sorprese che fossero.

Un coup de théâtre notevole, tutto in una settimana: il giorno della convocazione di Mario Draghi, Salvini aveva postato uno stralcio dell’articolo della Costituzione italiana sul potere al potere. Da qui, è passato ad un “vedremo, sentiremo, valuteremo” e via via si è smarcato dallo stoicismo inamovibile di Giorgia Meloni, per sposare la richiesta di Mattarella: disponibilità ad un governo senza colori.

La Lega vota sì al Recovery: “Fase nuova”

La svolta si è concretizzata poco dopo, quando gli europarlamentari leghisti Marco Zanni e Marco Campomenosi hanno diffuso una nota circa l’imminente voto sul Recovery Resilience Facility.

Preso atto dell’impegno che non ci sarà alcun aumento della pressione fiscale, che la stagione dell’austerity è finalmente archiviata, che si ridiscuteranno i vecchi parametri lacrime e sangue e che si aprirà una stagione nuova per l’utilizzo dei fondi del Recovery – si legge nella nota riportata da Ansaprendiamo l’occasione per riportare l’Italia protagonista“.

Voteremo a favore del Recovery Resilience Facility per dare concretezza alla fase nuova che sta per iniziare” è la chiusura finale, che certifica un nuovo corso della Lega che fino a pochi giorni fa sembrava la punch line di un meme: da prima i veneti, ai padani, agli italiani, all’Europa.

La ciliegina sulla torta la mette proprio Salvini: “Dobbiamo guardare alla democrazia e all’Occidente e alle libertà dell’Occidente senza essere tifosi di altri regimi che di democratico non hanno nulla“.

Il Salvini moderato sorprende tutti

Paese curioso l’Italia, che si lamenta quando tutti litigano tra di loro e non riesce a capacitarsi quando invece vanno tutti d’accordo. La giravolta di Matteo Salvini sta infatti creando un certo scompiglio tra partiti, alleati e non, ed esperti.

La domanda è sottesa: perché questa svolta della Lega?

In una settimana, infatti, ha creato un decisa crepa nei rapporti con Fratelli d’Italia, sposato la linea Berlusconi su Draghi e riscopertasi europeista. Potrebbe venire facile pensare “male”: Salvini sta lavorando di strategia per ottenere più favori in vista del voto in arrivo tra uno o due anni; può essere, ma fino ad ora Salvini ha parlato ad un elettorato ritenuto a larga base anti-europeista, quindi prima di voltargli le spalle deve essersi fatto due conti in tasca ben precisi.

Salvini dalla parte “giusta” della storia

L’alternativa, è che l’ex Ministro degli Interni abbia abbassato i toni e si sia messo a disposizione per un tornaconto in termini di immagine.

In questo momento di incertezza, dopo la caduta del Conte bis e la prospettiva di perdere 222 miliardi (più del piano Marshall) in arrivo dall’Europa, potrebbe averlo spinto ad un atteggiamento più accomodante e remissivo – altri aggettivi altrettanto ossimorici vicino al nome Matteo Salvini, fino a pochi giorni fa.

Il leader del Lega, forse, vuole mettersi “dalla parte giusta della Storia”, passare dal Carroccio al carro trainato da Draghi, che stando ai sondaggi sembra vincente in partenza; per farlo, continua a porre l’attenzione sulle scelte che faranno gli altri, eventuali veti alla Lega per poi, in futuro, poter dire “Avete visto? Sono loro che non lavorano per l’Italia e gli italiani, io ero disponibile”. Niente di nuovo, in fondo, è il gioco della politica, e il Salvini scottato dalla sabbia del Papeete sembra intenzionato a giocarci per bene.

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