Il Linguafondaio: Manolo Trinci

Qualche settimana fa, nella trasmissione “Domenica in”, è andato in onda un simpatico siparietto che ha visto come protagoniste la conduttrice Mara Venier e la cantante Ornella Vanoni. Nel bel mezzo dell’intervista la cantante ha donato a Mara Venier il suo ultimo album, nuovo e incellofanato. Ho riportato quest’ultimo particolare, apparentemente irrilevante, perché sarà il centro della nostra lezione di oggi.

Ornella Vanoni e Mara Venier: una coppia perfetta!

La cantante, mentre allungava il disco a Mara Venier, si è lasciata scappare un comico e altisonante imperativo: scellofanalo!, termine che inizialmente ha sorpreso la conduttrice e che poi la stessa, cercando di trasformare la situazione in un momento indimenticabile ed esilarante, ha incoraggiato la cantante a ripetere con più chiarezza.

Quello che è accaduto dopo non ha fatto altro che peggiorare la situazione o renderla, grazie all’esperienza della padrona di casa, ancora più comica e divertente. Anche perché l’artista milanese non si è di certo tirata indietro, ripetendo e scandendo più volte e con qualche variante il suo scellofanalo.

Come si dice il contrario di qualcosa?

Quello di cercare di ribaltare un significato, aggiungendo il prefisso s- negativo-sottrattivo a una parola, è un meccanismo naturale, soprattutto quando non si sa come formare l’opposto di un vocabolo.

Il contrario di contento è scontento; il contrario di gradevole è sgradevole; il contrario di vantaggio è svantaggio, ecc.

Però, questo meccanismo non vale per tutte le parole esistenti e non tutti i termini formano il loro contrario con questo prefisso. Anche perché la nostra lingua è piena di prefissi diversi che possono ribaltare il significato di una parola.

Pensiamo a “in” che rende una persona disciplinata indisciplinata; o a “il” che trasforma un figlio legittimo in uno illegittimo; o al prefisso “ir” che tramuta una situazione recuperabile in irrecuperabile.

Per non parlare di a-sintomatico, termine usatissimo in questo periodo di pandemia, con quell’alfa privativo che ci ricorda che il male è vigliacco e non sempre ha il coraggio di palesarsi.

Il ribaltone della Vanoni

La coniazione occasionale di Ornella Vanoni, come abbiamo accennato, può colpire tutti nel parlato ed è una costruzione che può essere sfruttata con intenzione e no all’interno di un contesto colloquiale-ironico, per trasmettere un’informazione rapida al ricevente del nostro messaggio, ma non trova accoglienza nelle grammatiche e nell’uso non solo per un fatto di problemi nella pronuncia, ma anche perché la prefissazione non è l’unico modo per ribaltare un termine: possiamo ricorrere volendo anche all’uso di avverbi come “non” (regolare, non regolare).

Cosa avrebbe potuto dire Ornella Vanoni

Il consiglio non richiesto che posso darvi è quello di andarci sempre cauti con le costruzioni fantasiose e con quelle che non abbiamo mai sentito (per questo è importante leggere!). E quando avete qualche dubbio la strada migliore è sempre la stessa: cercate su Google, se state scrivendo; e se invece state parlando l’opzione perifrasi è sempre la più saggia.

Meglio allungare un po’ il brodo e usare diverse parole che ne sostituiscono una, piuttosto che tentare la fortuna cercando di assemblare (sì, in questo caso si scrive con la “l”) parole che cozzano tra loro. Esempi non richiesti: Togli il cellofan (o cellophane) dall’album, oppure Scarta il disco oppure Togli la pellicola dal disco…