Roberto Speranza e Walter Ricciardi

Alla fine il ministro della Salute Roberto Speranza ha deciso di fermare lo sci. La decisione è arrivata con una firma al provvedimento che vieta lo svolgimento delle attività sciistiche amatoriali, a poche ore dalla riapertura, quando ormai le regioni erano pronte a partire. La decisione ha scatenato non solo la protesta di chi aveva lavorato per la riapertura di oggi e anche la protesta della Lega che già nelle scorse ore, attraverso Matteo Salvini, aveva acceso il dibattito contro il Cts e la decisione di parlare di un nuovo lockdown nazionale pubblicamente.

Speranza ferma lo sci e accende la protesta

La diffusione delle varianti del Covid-19 ha portato nelle scorse ore il Comitato Tecnico Scientifico ad opporsi alla riapertura degli impianti sciistici: “allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitive vigenti, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale“.

 Così il ministro della Salute Speranza, appena riconfermato da Mario Draghi, ferma lo sci, scatenando la rabbia di chi si era mosso, nel rispetto delle disposizioni, per riaprire oggi.

La regioni contro il Governo

Trovo assurdo apprendere dalle agenzie di stampa la decisione del ministro della Salute di non riaprire gli impianti sciistici a poche ore dalla scadenza dei divieti fin qui in essere, sapendo che il Cts aveva a disposizione i dati da martedì, salvo poi riunirsi solo sabato“, sono le prime parole di Attilio Fontana che sottolinea quanto la tempistica delle decisioni sia un controsenso.

Il governatore della Lombardia spiega ancora: “Una decisione dell’ultimo secondo che dà un ulteriore colpo gravissimo a un settore che stava faticosamente riavviando la propria macchina organizzativa. Ancora una volta si dimostra che il sistema delle decisioni di ‘settimana in settimana’ è devastante sia per gli operatori, sia per i cittadini“.

Dello stesso avviso anche il governatore del Veneto, Luca Zaia, come anche quello del Piemonte Alberto Cirio: “Sono allibito da questa decisione che giunge a poche ore dalla riapertura programmata per domani“.

Walter Ricciardi spinge per il lockdown nazionale

Nelle scorse ore Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, ha acceso la polemica parlando della necessità di un nuovo lockdown nazionale. Le sue parole avevano scatenato il leader della Lega Matteo Salvini che, a Mezz’Ora in Più, aveva replicato: “Io mi fido dei medici e degli scienziati.

Che cosa non mi va bene? Che questo consulente del ministro dica ‘Secondo me bisogna chiudere tutto. Ne parlerò con il ministro più tardi’. No. C’è un presidente del Consiglio che si chiama Mario Draghi? Prima di terrorizzare 60 milioni di abitanti, fai il favore di parlarne con il presidente“.

Poche ore dopo Walter Ricciardi torna in tv, a Che tempo che fa, e sottolinea quanto detto in precedenza e riferendosi a Speranza spiega: “Il ministro credo sia convinto di avviare questa nuova fase (il lockdown ndr.). Ci siamo parlati, non si è pronunciato perché sono decisioni che deve prendere il governo e il presidente del Consiglio“.

Ricciardi sottolinea come tra i due ci sia una chiara unione di intenti e “Speriamo che il governo l’appoggi. Spero che il presidente del Consiglio recepisca e vada in questa direzione, questo ci consentirà di tornare alla normalità in mesi, non in anni“.

E ancora: “Ho rappresentato al ministro della Salute che serve un cambio di rotta che preveda una strategia ‘no covid’ imperniata su 3 pilastri: lockdown intensivo e limitato nel tempo per portare i nuovi casi sotto il limite di 50 per 100.000, tracciamento e la vaccinazione a tutto spiano.

Solo con queste tre attività insieme potremo tornare alla normalità“, ha spiegato.

Lockdown nazionale, il parere di Giorgio Palù

Giorgio Palù, virologo e presidente dell’agenzia italiana del farmaco Aifa, ha parlato della pandemia e appoggia il blocco delle riaperture: “Mi dispiace dirlo, anche gli impianti sciistici potrebbero costituire un rischio“, ha sottolineato in una intervista al Corriere della Sera. Al momento anche le scuole sono un rischio: “Sappiamo da 4-5 studi che l’infezione, a prescindere dalle mutazioni, ha una certa prevalenza tra 12-19 anni e poi tra 19 e 50 anni. Quindi andrei cauto con la ripresa di scuole superiori ed università. Sarebbe ideale poter spostare il calendario scolastico in avanti, quando il quadro sarà migliore“. C’è uno spiraglio però, secondo il virologo la terza ondataSi può evitare. Siamo in una fase discendente della curva epidemica, anche se lenta. Non è il momento di distrazioni. Fino a che l’abbassamento dell’Rt non sarà significativo tutti noi siamo chiamati a rispettare le misure di protezione individuale ed evitare gli assembramenti“. I prossimi mesi saranno cruciali: “Se terremo a bada il virus nei prossimi due tre mesi, forse usciremo dal raggio della sua minaccia. Le infezioni respiratorie raggiungono il picco in inverno e in primavera-estate si mitigano“, spiega, “Spingendo sulla vaccinazioni e rinunciando per qualche altra settimana ad attenuazione di colori e tentazioni di riaperture“.

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