Commissario Arcuri e Marco Cappato

Una storia intricata, poco nota e di cui quasi nessuno ha voglia di parlare. Primo fra tutti Domenico Arcuri. Comprensibile, o forse no, che proprio Arcuri non abbia nessuna intenzione di spiegare come possa ricoprire due ruoli con interessi opposti. Era marzo 2020 quando veniva nominato Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure per il contenimento e il contrasto dell’emergenza COVID-19, dall’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Diventando così anche il responsabile del piano vaccinale nel nostro Paese. E fin qui nulla di nuovo. Quello di cui si parla meno è che proprio Arcuri è anche, dal 2007, Amministratore Delegato di un’azienda che ha grandi interessi economici nella produzione di un nuovo vaccino.

Chi produce vaccini e chi dovrebbe vigilare

Andiamo per ordine. Gli attori sul palco sono tre:

  • Invitalia, agenzia nazionale per lo sviluppo, di proprietà del Ministero dell’Economia;
  • ReiThera Srl, azienda che produce prodotti biofarmaceutici;
  • Domenico Arcuri, Commissario per l’emergenza Coronavirus e allo stesso tempo Amministratore delegato di Invitalia.

I fatti:

  • Il Commissario Arcuri è la persona che ha la responsabilità del piano vaccinale in Italia e al contempo Amministratore delegato della società che guadagnerà in termini economici dalla vendita del vaccino Reithera.

A portare all’attenzione questo palese conflitto di interessi e a lanciare un appello affinché il Commissario Arcuri scelga una delle due posizioni è l’Associazione Luca Coscioni, attiva a livello internazionale a tutela del diritto alla Scienza e alla Salute e il suo tesoriere Marco Cappato, già noto per il suo impegno nella promozione sociale e nell’attenzione a far rispettare i diritti civili.

Gli interessi di Domenico Arcuri

Conflitto di interesse per definizione è un concetto che esprime una potenzialità, una persona è in conflitto di interesse non se abusa di una posizione per fare il proprio interesse, ma se c’è un oggettivo conflitto di interesse. Ti faccio un esempio: se io sono proprietario di televisioni e faccio politica non è che è necessario dimostrare che io ho utilizzato la mia proprietà per favorirmi politicamente. Il fatto stesso che io mi trovi in quelle due posizioni crea un conflitto di interesse.

Quindi in questo caso, secondo noi, Arcuri è già in conflitto di interesse, anche se avesse agito in modo ineccepibile su tutto ciò che ha fatto.

Come si può dire che il conflitto di interessi sia di Domenico Arcuri e non dell’intero Ministero dell’economia, essendo Invitalia di proprietà del Ministero?

“Lo è Arcuri nella responsabilità di gestione del piano vaccinale. Lo Stato nelle sue articolazioni ha interessi e obiettivi diversi nelle sue varie funzioni e queste a volte possono essere anche in conflitto fra loro. Per esempio, il Presidente della Rai non può fare il Presidente delle autorità per le comunicazioni.

Quindi, qui non è un generico conflitto dello Stato, è una persona precisa che ha una responsabilità per la quale viene valutata e dalla quale dipende anche la sua carriera come individuo, è una responsabilità legata ai risultati economici dei suoi investimenti come amministratore di Invitalia.
Poi, ha un’altra responsabilità di salute pubblica e di sicurezza nella distribuzione del piano vaccinale, che fonda su logiche totalmente diverse e anche opposte alle logiche dell’interesse economico dei produttori di vaccini, o meglio di uno specifico produttore di vaccini.

Lo ha dimostrato lo stesso Arcuri quando, pochi giorni prima dell’acquisizione della quota di Reithera, insieme a Conte hanno minacciato denunce contro Pfizer per i ritardi nel piano vaccinale. Non genericamente il Ministero dell’economia, Arcuri stesso come persona ha diffidato Pfizer, a titolo di responsabile del piano vaccinale, cioè di una persona che ha come obiettivo che vengano distribuiti 60 milioni di vaccini il più presto possibile”.

Le bugie del Commissario Arcuri e il ruolo dell’Europa

Quello che sta succedendo tra Arcuri, Invitalia e Reithera va anche in conflitto con l’impegno dell’Unione Europa nel far rispettare un accordo comunitario per l’acquisto corale di vaccini senza contratti bilaterali con le cause farmaceutiche:

“Arcuri, come responsabile del piano vaccinale, non ha interesse che un vaccino sia più o meno distribuito di altri o che un’azienda che produce vaccini abbia risultati economici migliori rispetto ad altre. Invece, Arcuri Amministratore di Invitalia, investitore di un’azienda produttrice di vaccini, ha interesse che quella specifica azienda abbia successo. Ecco il conflitto d’interesse.

E, in risposta alla cosa che ricordavi, Arcuri dice: lo lo faccio perché così noi ci garantiamo come Italia l’approvvigionamento di vaccini nel caso in cui Pfizer, Moderna e Astrazeneca non ci diano i vaccini dei quali abbiamo bisogno. Questo non è vero. A parte il fatto che non sarebbe un vaccino italiano, perché la proprietà non è a maggioranza italiana, ma lo sarebbe solo la ricerca e la produzione.
Secondo aspetto fondamentale è che noi ci siamo impegnati con l’Europa ad acquistare i vaccini tutti insieme, quindi se anche il vaccino Reithera venisse approvato e l’Italia ne volesse comprare decine di milioni di dosi, posto che sarebbe pronto a luglio, comunque sarebbe una decisione dell’Unione Europea che ne comprerebbe centinaia di milioni di dosi, delle quali una parte sarebbe destinata italiana, esattamente come una parte dell’attuale produzione.
Quindi, questo ragionamento dell’italianità non è un ragionamento fondato sulla logica perché le regole sulle quali ci siamo impegnati ci impedirebbero di fare quello che Arcuri dice essere l’obiettivo di questa operazione.

Reithera: il vaccino sovranista

Non ci sarebbe, quindi, una via preferenziale e anche le dichiarazioni di Arcuri, sul raggiungimento di un’indipendenza sulla dotazione di vaccini, vanno in conflitto con gli accordi presi e con l’idea del piano vaccinale europeo:

“Assolutamente sì, in linea generale si è posta politicamente la questione della necessità di ragionare in una direzione globale. Il ragionamento italiano è infondato e in ogni caso una delle questioni sul tavolo è quella di un’intera parte del pianeta che non ha accesso alla vaccinazione. Quindi, di fronte ai problemi che ci sono, invece di ripiegarsi ancora di più su noi stessi bisognerebbe alzare lo sguardo e guardare in modo globale, ma anche se si insistesse a parlare di un’autonomia si dovrebbe parlare di un’autonomia europea e non italiana”.

Cos’ha di innovativo questo vaccino proposto da Reithera?

“Bisogna far parlare gli scienziati e io non lo sono, ma leggo pareri scientifici autorevoli e indicano il procedimento del vaccino Reihtera un procedimento non innovativo, cioè che riprenderebbe i meccanismi che sono già stati studiati e addirittura testati e approvati da parte dei vaccini che sono già in commercio.

Secondo me dobbiamo partire dal chiederci quale sia l’esigenza. Perché se dobbiamo parlare d’interesse pubblico dobbiamo partire dall’esigenza pubblica: il massimo numero di persone vaccinate nel minor tempo possibile. Questa è l’esigenza. Noi non abbiamo l’esigenza di essere vaccinati con un vaccino italiano, che italiano non è se non al 30%.

Noi abbiamo bisogno di avere più vaccini in distribuzione. Allora se la tecnologia di questo vaccino è analoga a quelli dei vaccini che sono già in commercio, ha veramente senso che vengano spesi dei soldi e delle energie pubbliche per produrre tra 7 mesi forse un vaccino che non sappiamo se ci sarà? O non dovrebbe esserci un incremento della produzione dei vaccini attuali? Questo è il punto che rimane. Magari poi le risposte ci sono e sono convincenti, il fatto però che la persona che le deve dare ha questo conflitto di interesse, rende queste domande ancora più significative”.

L’appello dell’associazione Luca Coscioni: ora tocca la Governo!

Qual è l’obiettivo in termini numerici di questo appello?

In realtà non c’è un obiettivo numerico. Noi abbiamo aperto la sottoscrizione proprio per indicare che questa è una richiesta pubblica, da parte dei cittadini che pongono ad Arcuri il problema e l’invito a trovare una soluzione che è anche quello che distingue questo appello dai generici attacchi, più o meno motivati, della gestione Arcuri.

Noi non stiamo mettendo sotto accusa Arcuri. Questo appello né attacca né difende Arcuri sull’operato realizzato finora. Sono semplicemente persone che, con un nome e un cognome, invitano direttamente Arcuri a liberarsi di una di queste due responsabilità.

Io personalmente se avessi la responsabilità di distribuire un vaccino nella situazione in cui l’esito dell’economia della società e della politica dipenda da questo non accetterei di essere al tempo stesso responsabile anche di chi ha interesse. È una cosa assurda.

Sicuramente, la richiesta di sciogliere questo conflitto di interessi, che finora abbiamo rivolto ad Arcuri, la rivolgeremo al nuovo Esecutivo, appena sarà costituito e avrà incassato la fiducia delle Camere. Cambia l’interlocutore e cambia il piano di discussione”.

Perché cambia il piano con il nuovo Governo? Perché non vi siete rivolti al Governo Conte?

“Noi ci siamo rivolti ad Arcuri con un invito per ciò che abbiamo ritenuto anche di suo interesse, ma se lui, a distanza di settimane, questo invito non lo avrà raccolto a questo punto la responsabilità si alza, non è più solo sua, ma diventa responsabilità del Governo”.