erika e omar delitto novi ligure

Il 21 febbraio 2001 due ragazzi di 16 e 17 anni, fidanzati, sono tornati a casa da scuola con un progetto di ambiziosa, atroce e spietata violenza: sterminare una famiglia. La famiglia in questione era quella formata da Francesco De Nardo, dirigente della Pernigotti e la moglie Susy. A pianificare il duplice omicidio era stata la loro figlia 16enne, Erika, che per portare a termine la missione aveva convinto a partecipare il fidanzato Mauro “Omar” Favaro. Come tutta Italia pochi giorni dopo avrebbe saputo, le cose sarebbero andate in maniera diversa: Francesco De Nardo sarebbe stato risparmiato dalla sorte e da una serie di circostanze mentre a morire sarebbero stati Susy e il piccolo Gianluca, scomodo testimone di un delitto.

20 anni dopo i protagonisti di quell’oscura vicenda -passata alla storia come delitto di Novi Ligure– continuano a vivere, alla ricerca di un più o meno desiderato anonimato: attraverso un percorso di detenzione, riabilitazione sociale e terapia quel che resta della famiglia De Nardo è rimasto unito, ed Omar Favaro si è ricostruito una vita lontano dal fantasma di uno degli omicidi più atroci e inspiegabili crimini della storia della cronaca italiana.

Il delitto di Novi Ligure: madre e figlio uccisi con decine di coltellate

Il pomeriggio del 21 febbraio 2001 Erika De Nardo chiese a Omar una “prova d’amore”: aiutarla a uccidere i suoi genitori.

Pianificare  il delitto con pochi atti superficiali: dei guanti di gomma per non lasciare impronte, coltelli presi in casa, una scena del delitto piena di dettagli dimenticati e pronti per essere trovati dagli inquirenti. La morte di Susy Cassini fu veloce e spietata: la donna venne colpita dalla figlia in cucina: quest’ultima prima cominciò a litigare con la madre (i litigi per la condotta scolastica e le amicizie di Erika erano all’ordine del giorno) e poi prese un coltello e cominciò a colpirla.

Susy reagì con tale forza che balzò indietro spaccando il tavolo della cucina, in preda al disperato impeto che la sopravvivenza può donare, in momenti tanto estremi: la figlia continuò a colpirla, e a lei si unì anche Omar.

Gianluca De Nardo, che vide l’inferno e dovette morire

Se l’omicidio di Susy fu efferato, quello di Gianluca lo fu ancora di più proprio perché poteva essere evitato e gli assassini stessi si ritrovarono a uccidere il bambino contro una loro iniziale intenzione. Per uccidere Gianluca Erika le provò tutte: cercò di costringerlo a bere del topicida, lo rincorse in bagno e cercò in tutti i modi di annegarlo nella vasca.

Dopodiché i due adolescenti bloccarono il piccolo in camera di Erika, e lì lo accoltellarono uccidendolo definitivamente. 

L’omicidio di Gianluca fu quello che, proprio perché non preventivato, mise più nei guai i due adolescenti killer: nell’inseguirlo e ferirlo su per le scale di casa i due lasciarono impronte dappertutto. Alla fine Gianluca, che si dibatte con forza inenarrabile fino all’ultimo secondo di vita, morì dopo essere stato colpito da 57 coltellate.

Francesco De Nardo, vivo perché gli assassini erano esausti

Le energie spese per uccidere la donna e il figlio stremarono Erika e Omar, al punto che il ragazzo si rifiutò di completare l’opera aspettando che De Nardo rincasasse: cercarono di pulire la casa dalle tracce troppo evidenti (con scarsi risultati, visto che la scientifica trovò numerose tracce del passaggio dei due) e poi uscirono di casa: Erika da davanti, Omar dal retro. A quel punto, la giovane chiese aiuto, gridando “alla rapina”.

La versione della rapina, i “due albanesi”

Mediaticamente parlando la prima versione dei fatti che circolò in Italia fu proprio quella fornita da Erika De Nardo, che raccontò che degli albanesi erano entrati in casa uccidendo madre e fratellino e che lei si era salvata solo perché non c’era.

Fornì anche un identikit di due presunti rapinatori: erano gli anni dei barconi che in massa arrivavano dalle coste dell’Albania ed attraversarono l’Adriatico per venire nel nostro Paese e con ogni probabilità sembrò facile, alla ragazza, fare leva su un facile sentimento xenofobo che sarebbe potuto nascere nella comunità.

Erika e Omar: i punti deboli di una storia zoppicante

A smentire la coppia di killer furono i fatti: i gravissimi elementi contro di loro (tra cui un testimone che vide Omar uscire dalla casa poche ore dopo il primo omicidio, con i pantaloni sporchi di sangue) e soprattutto le parole che i due si scambiarono in una stanza della caserma dei carabinieri, ingenuamente convinti di non essere né ascoltati né registrati. Lì, i due ragazzi si confrontarono sugli alibi e sulla versione da raccontare ai carabinieri. Sarebbe stato il loro ultimo momento da complici e assassini: una volta che gli inquirenti ebbero tolto il velo davanti alle loro colpevolezze, i due amanti innamorati sarebbero diventati l’uno l’avversario dell’altra, ed avrebbero cominciato a rinfacciarsi colpe e intenzioni.

I processi: condannati a 16 e 14 anni

A fine 2001 Erika De Nardo e Omar Favaro sono stati condannati rispettivamente a 16 e 14 anni di prigione, e le condanne soni state poi confermate in tutti i gradi processuali. La loro vita carceraria è stata quella di due detenuti modello: ciò ha portato a sconti di pena dovuti al riconoscimento della buona condotta. Erika De Nardo negli anni si è laureata, ha passato molto tempo della comunità di Don Mazzi ed è infine uscita dalla comunità, come donna libera, nel 2011.

Erika e Omar, 20 anni dopo

Omar Favaro si è fidanzato ed è andato a vivere in Toscana, lontano dal chiacchiericcio di Novi Ligure. È apparso saltuariamente in tv.

La famiglia De Nardo non si è mai distrutta del tutto: Francesco De Nardo ha sempre voluto tutelare la figlia standole vicina durante la detenzione e dopo. Pur riconoscendo pienamente le colpe della ragazza, ha sempre sostenuto di non volerla abbandonare.

Erika ora è una donna sposata e si è ricostruita una vita: la comunità di Novi Ligure non ha mai dimenticato l’accaduto e molti concittadini non hanno mai compreso né la decisione di De Nardo di stare vicino alla figlia, né la posizione di Erika. 

Anche Francesco De Nardo è andato avanti: ha una nuova moglie, che Erika conosce e con cui pare abbia un buon rapporto. La vita si allontanata dal sangue del 21 febbraio 2001, anche se la villetta degli omicidi è sempre lì: non è mai stata venduta e, ancora oggi, per i De Nardo è il buco nero supermassivo che li attira verso un passato elaborato, metabolizzato, ma mai dimenticato.