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AstraZeneca potrà essere somministrato anche a persone di (massimo) 65 anni: a ufficializzarlo è una circolare del Ministero della Salute, che ha dato l’ok a espandere il raggio generazionale del vaccino anti-Covid.Non siamo ai livelli dello Pfizer (somministratile anche agli 80enni) ma sicuramente i nuovi controlli hanno dato ottime notizie, dando il permesso al sistema sanitario di ampliare il raggio d’azione vaccinale e quindi di poter accelerare le dosi.

Sono anche compresi tra i vaccinabili “i soggetti con condizioni che possono aumentare il rischio di sviluppare forme severe di Covid-19”, mentre non potranno essere vaccinati i “soggetti estremamente vulnerabili”.

I risultati dei nuovi studi: vaccino da 18 a 65 anni

Il tempo passa e le nuove analisi sui vaccini forniscono nuove speranze di utilizzo, confermandone l’efficacia.

Arrivano, al contempo, aggiornamenti sulle reazioni collaterali al vaccino AstraZeneca. A parlarne è il Corriere delle Alpi che riporta il caso di una scuola di Belluno in cui sono state numerose le reazioni post-vaccinali, comunque considerate come prevedibili dall’AIFA, emerse in più di 20 casi. A quanto pare molti professori e bidelli, dopo il vaccino, sono stati afflitti da febbre alta, mal di testa e dolori muscolari.

“Sono giunte all’attenzione del Servizio Igiene e Sanità Pubblica una ventina di telefonate o mail che segnalano l’insorgenza di reazioni post vaccinali. Tali reazioni saranno registrate secondo le linee guida dell’Agenzia Italiana del Farmaco”, ha spiegato l’Asl locale alla testata.

Astrazeneca e Pfizer: lo studio scozzese

D’altra parte alcuni studi starebbero facendo ben sperare sull’efficacia dei vaccini, anche sull’Astrazeneca.

La Bbc ha reso noti i risultati di uno studio effettuato sulla popolazione scozzese i cui risultati sarebbero stati “molto incoraggianti” anche dopo una sola dose.

 

È inoltre emerso che i risultati sulle persone con più di 80 anni sono estremamente ottimisti: pare che si sia ridotto dell’81% il rischio di ospedalizzazione.

Nel Regno Unito, come ormai è noto, è stato deciso di rimandare la seconda dose di vaccino a 3 mesi dopo la prima, mentre in Italia è stato deciso di mantenere le tempistiche approvate dalle case farmaceutiche in prima battuta.

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