donna vittima di violenza

Una ragazza minorenne, stuprata ripetutamente dal proprio padre per circa un anno e mezzo, a seguito delle violenze, era rimasta anche incinta del genitore. Ma la sua orribile storia si chiude con una buona notizia. L’uomo è stato condannato definitivamente: dovrà scontare 15 anni in carcere e risarcirla con 60mila euro. Un caso tristemente simile, anche per la giovane età della vittima, a quello che si è consumato a Vercelli negli scorsi mesi.

Violenze sulla figlia 13enne

Il 1° febbraio il Tribunale Superiore di Murcia, in Spagna, ha confermato definitivamente la condanna dello scorso novembre a 15 anni di carcere, 6 anni di libertà vigilata e una multa di 60mila euro nei confronti di un uomo che ha abusato sessualmente di sua figlia minorenne.

La vicenda ha sconvolto la comunità spagnola per l’efferatezza del delitto.

Le violenze fisiche e psicologiche nei confronti della figlia, infatti, sono andate avanti per un anno e mezzo. Il condannato, tra il 2016 e il 2018 ha ripetutamente abusato della figlia, che aveva solo 13 anni quando è cominciato il suo incubo. Come riportato dal quotidiano La Verdad (La verità, ndr), il testo della sentenza specifica che l’uomo ha agito: “in forma persistente e reiterata nel tempo, guidato dalla voglia di soddisfare il suo desiderio sessuale”.

Così, ha sottomesso sua figlia, abusandone in diversi modi.

Incinta di suo padre

Secondo quanto emerso dalle indagini e poi confermato dalla condanna in tribunale, l’uomo aspettava che sua moglie, madre della ragazza, uscisse di casa per andare a lavorare. A quel punto, metteva in atto la sua orrenda condotta. A causa delle ripetute violenze, la giovane è rimasta anche incinta di suo padre. Nel 2018 è stata costretta a subire un’operazione chirurgica per interrompere la gravidanza.

La dura condanna in tribunale

Oltre a dover scontare 15 anni in prigione e 6 in libertà vigilata, il condannato dovrà risarcire sua figlia con 60mila euro.

Inoltre, il tribunale ha decretato il divieto di svolgere qualsiasi professione, retribuita o meno, che preveda un contatto regolare e diretto con minorenni per ulteriori 5 anni. I giudici hanno rigettato il ricorso della difesa dell’accusato per una riduzione di pena sulla base delle attenuanti della confessione e della riparazione del danno. Per i magistrati, tuttavia, la confessione è stata tardiva e forzata dalle prove schiaccianti raccolte dalle indagini.

Pertanto, non dimostra alcuna reale collaborazione alle indagini e alla scoperta dei fatti, né risparmio di tempi e costi all’Amministrazione della Giustizia”, hanno dichiarato i magistrati. In conclusione, la corte ha rifiutato di ridurre la somma del risarcimento. I giudici ritengono adeguati 60mila euro tenendo conto anche dei danni psicologici subiti dalla giovane vittima.

L’inizio dell’incubo

Il quotidiano locale La Opinión de Murcia precisa che le violenze sono cominciate nell’agosto del 2016, durante una vacanza di famiglia a Palmera (Valencia). Da quel momento, l’incubo delle violenze è andato avanti per un anno e mezzo, con una frequenza settimanale, fino all’inizio del 2018.

A gennaio di 3 anni fa, la madre ha accompagnato la figlia in ospedale per interrompere la gravidanza e ha scoperto tutto. Le indagini e le testimonianze della ragazza hanno infatti confermato che la donna non era a conoscenza delle violenze che suo marito infliggeva regolarmente alla loro figlia.

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