Uno studio sul Covid-19 sottolinea anomalie cognitive ed effetti a lungo termine

Cinque mesi dopo le dimissioni ospedaliere, alcuni casi Covid-19 presentano anomalie cognitive e rallentamenti di memoria a lungo termine. Lo riporta uno studio (non ancora completo) pubblicato dalla rivista Brain Sciences il 13 febbraio scorso. A firmarlo è Roberta Ferretti, ricercatrice dell’Università degli studi di Milano. La sua ricerca è stata approvata dal Comitato Etico Istituzionale dell’Ospedale San Paolo di Milano e condotta secondo le linee guida della Dichiarazione di Helsinki.

Lo studio sulle anomalie cognitive post-covid

Secondo quanto riportato nelle conclusioni ufficiali dello studio, i pazienti guariti dal virus Covid-19, possono frequentemente riscontrare anomalie cognitive anche dopo diversi mesi dalla dimissione ospedaliera.

Tra gli effetti rilevati si evidenziano come persistenti, un aumento della fatica e un deficit di concentrazione, memoria e velocità cognitiva. Questi effetti a lungo termine, possono infierire con il lavoro e la vita quotidiana anche nei soggetti più giovani. Gli studi futuri dovranno valutare attentamente la progressione dei disturbi post-covid nonché verificare l’efficacia degli interventi di riabilitazione.

Lo stesso articolo, aggiunge alle sue conclusioni alcune considerazioni rilevanti che spingono alla riflessione e invitano a non generalizzare.

Vengono infatti sottolineati in maniera esplicita alcuni limiti chiave di questa ricerca, dichiarando la necessità di effettuare indagini specifiche basate su informazioni più complete.

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I dati sui 38 pazienti presi in esame

I dati raccolti dal gruppo campione di 38 guariti, ampliano le informazioni già ottenute dall’analisi precedente dei ricoveri ospedalieri, dentro e fuori i reparti di terapia intensiva. Lo studio in questione, ha rilevato effettive alterazioni persistenti delle funzioni cognitive, anche cinque mesi dopo le dimissioni.

Specifica non trascurabile, la ricerca esclude la correlazione tra dati raccolti e patologie pregresse affini. Considerando i meccanismi in grado di causare alterazioni cerebrali per infezione da Covid-19, la ricerca condotta dalla Dott.ssa Ferretti mira allo studio e alla verifica di anomalie cognitive nei mesi successivi la guarigione.

I dati raccolti su un campione di 38 pazienti di età compresa tra 22 e 74 anni, di cui 27 maschi, sono stati analizzati attraverso test neuro psicologici, circa cinque mesi dopo la dimissione ospedaliera.

I risultati ottenuti dall’analisi dei soggetti a campione, mostrano che il 60,5% dei pazienti Covid-19, presenta anomalie cognitive persistenti: il 42% mostra un rallentamento della velocità di elaborazione e circa il 20% disfunzioni della memoria verbale e spaziale a lungo termine. Inoltre, il 21% presenta un deficit sia nella velocità di elaborazione che nella memoria verbale.

Considerazioni rilevanti dello studio

L’articolo “Anomalie cognitive di lunga durata post-covid” su Brain Sciences, riporta dettagliatamente le considerazioni emerse da tutta questa vicenda.

Il testo, spiega che nell’interpretazione dei risultati di questo studio, devono essere evidenziati alcuni limiti chiave:

  • Un campione di verifica ideale sarebbe dovuto essere costituito da pazienti della stessa età e con problemi respiratori non correlati all’infezione SARS-CoV-2. 
  • In secondo luogo, i punteggi cognitivi di base, utili per interpretare l’impatto della malattia, non erano disponibili. 
  • Lo studio, poi, mancherebbe ancora di misurazioni precise sulla carica virale dei pazienti o della risposta infiammatoria: informazioni che avrebbero collegato i successivi e perduranti deficit di elaborazione cognitiva, nei pazienti guariti.
  • Infine, il campione di pazienti oggetto di ricerca, costituito prevalentemente di soggetti maschi, ridurrebbe l’interpretazione generale dei risultati. 

Studi futuri, dovranno concentrarsi sulla relazione efficace di dati non ancora analizzati come le misurazioni cliniche di: funzione polmonare, risposta infiammatoria, carica virale.

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