uomo che misura la febbre ad una donna con la mascherina

Uno studio dell’Imperial College di Londra ha portato alla luce nuovi sintomi utili al riconoscimento del Coronavirus. La ricerca è stata condotta a partire da giugno 2020 ed è terminata solo poche settimane fa. La raccolta dei dati è avvenuta grazie alla somministrazione di questionari presso i pazienti risultati positivi al Covid-19.

I nuovi sintomi “spia” dell’infezione

In questi mesi abbiamo imparato a riconoscere le principali percezioni di fronte alle quali allarmarci e ricorrere a un esame diagnostico per l’individuazione del Coronavirus. Febbre, tosse persistente e perdita di olfatto e gusto sono i campanelli d’allarme più comuni anche se, come è noto, essi non sono sempre presenti in chi risulta positivo al test.

La recente ricerca dell’Imperial College ha permesso di includere nuovi sintomi nella lista di segnali da monitorare per riconoscere la malattia. Spesso sono infatti stati riscontrati anche la perdita di appetito, il mal di testa, la sensazione di brivido e i dolori muscolari.

Tali segnali compaiono sia singolarmente, sia in concomitanza di altri e buona spesso chi manifesta più sintomi contemporaneamente risultata positiva al test.

Un fattore da considerare: l’età

La ricerca non ha solamente portato alla luce i nuovi sintomi, ma si è occupata di valutare come questi tendando a manifestarsi diversamente a seconda dell’età dei pazienti.

I brividi tendono a interessare indifferentemente bambini e adulti. Il mal di testa è stato rilevato in maggioranza fra i più giovani, dai 5 ai 17 anni, mentre febbre, tosse e perdita di appetito sono risultati per loro meno frequenti. La perdita di appetito ha interessato gli adulti dai 18 anni in su, mentre i dolori muscolari sono stati individuati principalmente nella fascia compresa fra i 18 e i 54 anni.

Le conseguenze sul test anti-covid

Il professor Paul Eliott della School of Public Health ritiene molto importante l’individuazione di questi nuovi sintomi.

Egli ha ammesso di sperare che essi possano aiutare a individuare con più facilità le persone che hanno contratto il Coronavirus.

Attualmente gli inglesi ricorrono al test se percepiscono uno dei 4 principali sintomi fino a ora noti a tutti. I nuovi segnali individuati dalla ricerca lasciano sperare che il numero di persone che si sottoporrà ai controlli, scongiurando il rischio di propagazione inconsapevole del virus, andrà aumentando.

Eliott tuttavia non nasconde il timore che la presenza di così tanti sintomi da ritenersi segnali dell’infezione possa finire con il creare confusione.

“Includendo molti sintomi che sono comunemente riscontrati in altre malattie come l’influenza stagionale– ha ammesso il professore- può esservi il rischio di auto-isolamento ingiustificato”.

Servono quindi nuovi criteri per scongiurare allarmismi incontrollati, pur mantenendo alta l’attenzione.

Il monitoraggio delle varianti

I ricercatori hanno cercato di comprendere se con la comparsa delle nuove varianti di Coronavirus sia necessario prestare attenzione a ulteriori segnali.

A gennaio la perdita o la diminuzione del senso di olfatto risultavano essere meno predittive dell’infezione rispetto a novembre e dicembre. La percentuale di casi di positività con tosse persistente invece sembrava essere aumentato.

In generale, non sono stati quindi individuati nuovi sintomi ma soltanto cambiamenti nella loro manifestazione.  

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