Una scienziata analizza provette in laboratorio

Mentre si susseguono le notizie sui tagli delle forniture dei vaccini, l’attenzione globale si sta concentrando sempre più sulle nuove varianti del Coronavirus, di cui si contano già i primi contagi in Italia. Recentemente, il Ministero della Salute ha diramato una circolare dal titolo “Aggiornamento sulla diffusione a livello globale delle nuove varianti SARSCoV-2, valutazione del rischio e misure di controllo”, approfondendo le caratteristiche della variante inglese del virus.

VOC-la nuova variante inglese

Come riportato nella circolare ministeriale la variante emersa nel Sud del Regno Unito nel corso dell’ultimo mese del 2020, porta il nome di VOC, Variant of Concern, 202012/01 ed è attualmente predominante all’interno dello stato britannico.

I dati rilevati, mostrano inoltre come al 25 gennaio il numero di paesi in cui tale variante è stata rilevata ammontava a 70.

Nel Regno Unito, la diffusione della nuova variante ha raggiunto il livello massimo nella prima settimana di gennaio, diminuendo poi gradualmente in seguito all’irrigidimento delle misure di distanziamento e di controllo sanitario. Qui e nell’Irlanda del Nord, inoltre, la variante VOC ha mostrato un livello di trasmissibilità maggiore, rispetto alle altre varianti precedentemente individuate.

Le differenze fra la variante inglese e il ceppo originale

A livello genetico, la variante inglese VOC 202012/01 presenta una mutazione nel gene S, della proteina spike. Come spiegato dalla BBC, questa proteina funge da “chiave” per il virus, che proprio agendo su di essa, riesce ad “aprire la porta per le cellule del nostro corpo”. Ogni cambiamento relativo alla proteina spike semplifica quindi l’accesso al virus. La variante inglese preoccupa maggiormente perché presenta un numero inedito di variazioni rispetto al ceppo originario: 14 mutazioni del genoma e 3 delezioni.

Per quanto riguarda l’aspetto sintomatologico, gli studi non sembrerebbero mostrare eccessivi cambiamenti rispetto al ceppo originale. Anche la variante inglese tende a provocare febbre, dolori muscolari, tosse secca e gola infiammata, spossatezza, mal di testa, congiuntivite e diarrea. Sembrerebbe tuttavia che con la variante, le probabilità che i sintomi si manifestino sia più elevata.

Le difficoltà respiratore, i dolori al petto, la perdita della parola e del movimento continuano a caratterizzare entrambe le varianti, così come la comparsa di eruzioni cutanee o di scolorimento delle estremità degli arti.

La perdita di gusto e olfatto sembrerebbe manifestarsi con meno frequenza, nei soggetti colpiti dalla variante inglese.

Gli effetti su tamponi e vaccini

La mutazione rilevata all’interno della proteina spike potrebbe variare i risultati dei test RT-PCR. Come evidenziato nella circolare, la delezione nel gene S “può far sì che alcuni test RT-PCR su un unico target genico S producano un risultato negativo. Ciò rischierebbe di alterare il risultato dell’esame diagnostico. Tuttavia, va ricordato che questo gene non viene solitamente utilizzato da solo ed è quindi poco probabile che l’esito del test per l’individuazione del Coronavirus risulti come “falso negativo”.

Il ministero fa sapere che sono in corso accertamenti per valutare se la variante inglese del Covid-19 possa presentare dei fattori di resistenza ai vaccini attualmente in circolo. Un primo dato incoraggiante rileva comunque che l’efficacia “sembrerebbe limitatamente e non significativamente ridotta, sebbene siano necessari ulteriori studi per ottenere risultati definitivi.”.

La variante della variante: E484K

Nelle scorse ore, la BBC ha posto l’attenzione su una nuova variante individuata nel sud est dell’Inghilterra.

Nello specifico, test di laboratorio hanno rintracciato la mutazione E484K, già presente nella variante Sudafricana, all’interno della variante britannica del virus. Attualmente, sono stati individuati 11 casi a Bristol a 32 a Liverpool, ma è probabile che nei prossimi giorni questi numeri aumentino. L’esperto virologo Julian Tang, dell’Università di Leicester ha parlato di uno “sviluppo preoccupante, ma non totalmente inaspettato”. Come ricordato più volte in questi mesi, infatti, è normale che il virus cambi per continuare a diffondersi.

Alcune ricerche mostrerebbero che la mutazione E484K aiuta il virus a resistere agli anticorpi presenti nel nostro sistema immunitario, rendendolo quindi più aggressivo. Per quanto questo effetto preoccupi gli esperti e renda necessario il mantenimento della massima allerta, la BBC fa notare come il vaccino Moderna è “ancora efficace contro questa mutazione”.

Una nuova speranza arriva infine da due nuovi vaccini, che potrebbero essere approvati a breve. Prodotti da Novavax e Janssen, i nuovi vaccini sembrerebbero in grado di offrire la copertura necessaria a contrastare anche le nuove varianti del Coronavirus.

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