Nicola Zingaretti

Nicola Zingaretti si è dimesso questo pomeriggio da segretario del PD, dopo mesi di tensioni interne. Non sono mancate da parte del mondo politico reazioni immediate alle dimissioni dell’ex leader di uno dei partiti di maggioranza.

Giuseppe Conte ha manifestato dispiacere per la decisione di Nicola Zingaretti di lasciare la guida del Partito Democratico, sotto la sua direzione orientato a costruire un asse con il Movimento 5 Stelle.

Nicola Zingaretti, le dimissioni da segretario

Non sono state certo un fulmine a ciel sereno, dopo le polemiche che con regolarità quasi quotidiana si sono riversate sul segretario del Partito Democratico.

Nicola Zingaretti ha lasciato cadere uno scettro usurato dalle battaglie interne delle correnti dem, mentre era impegnato a costruire il progetto di un campo progressista con il Movimento 5 Stelle, anche questa una strada che non ha convinto tutto il PD.

Le reazioni del PD

Immediatamente la notizia, che Zingaretti non avrebbe comunicato nemmeno ai collaboratori, ha suscitato reazioni all’interno del PD.

In un momento così grave e difficile per il Paese il PD ha bisogno che Nicola, che ha sempre ascoltato tutti, rimanga alla guida del partito“, scrive Graziano Delrio, “Il dibattito interno è fisiologico e non deve essere esasperato.

Ritroviamo insieme la strada“.

Il tweet di Graziano Delrio

Dello stesso avviso anche Peppe Provenzano, ex ministro per il Sud nel governo Conte bis: “Nicola Zingaretti ci ripensi, l’assemblea del PD respinga le dimissioni del segretario“, ha twittato, “Ci ripensino anche quelli che, in queste ore, hanno logorato il Pd. Siamo in gran tempesta, serve un nocchiero e un equipaggio. Anche per discutere, insieme, di come cambiare a fondo“.

La corrente di Zingaretti

Questi interventi sembrano confermare la formazione di una corrente zingarettiana, con al centro il PD romano, che sta confluendo intorno all’ex segretario.

Sara ora l’Assemblea Nazionale del 13 e 14 marzo a dover nominare il nuovo leader, e non è detto che Zingaretti non decida di candidarsi, con queste dimissioni usate come strategia per rafforzare la sua leadership.

Zingaretti non sarebbe però il solo aspirante alla segreteria del PD. I nomi più accreditati sono quelli di Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna, e anche Dario Franceschini, ministro della Cultura.

Conte: “Zingaretti leader solido e leale”

Ad esprimersi sulle dimissioni del segretario PD anche Giuseppe Conte, sempre più accreditato come figura chiave nel riassetto del Movimento 5 Stelle.

Le dimissioni di Nicola Zingaretti non mi lasciano indifferente. Seguo con rispetto e non intendo commentare le dinamiche di vita interna del Partito Democratico. Ma rimango dispiaciuto per questa decisione, evidentemente sofferta“, scrive Conte.

Il post di Giuseppe Conte
Il post di Giuseppe Conte

L’ex premier continua: “Non avevo avuto occasione, prima della formazione del governo precedente, di conoscerlo. Successivamente, ho avuto la possibilità di confrontarmi con lui molto spesso, in particolare dopo lo scoppio della pandemia.

Ho così conosciuto e apprezzato un leader solido e leale, che è riuscito a condividere, anche nei passaggi più critici, la visione del bene superiore della collettività“.

La reazione di Salvini

Molto più critico Matteo Salvini che twitta: “Spiace che il PD abbia problemi interni che costringono Zingaretti a dimettersi, ma noi oggi stiamo lavorando coi ministri Lega per produrre vaccini in Italia, rottamare 65mln di cartelle, far arrivare rapidamente i rimborsi attesi a 3mln di Partite Iva. Dalle parole ai fatti“.

Il tweet di Matteo Salvini
Il tweet di Matteo Salvini

Le indiscrezioni riportano che in realtà ci fosse un dialogo tra il leader della Lega e Zingaretti, che avrebbero raggiunto un accordo per la legge elettorale.

Non a caso il PD si era espresso a favore di una legge maggioritaria, dopo aver mantenuto sempre la linea del proporzionale. Un’inversione che ha creato ulteriori tensioni nel partito, criticata ad esempio da Giuditta Pini.

La deputata afferente all’era di Matteo Orfini su questa svolta ha attaccato duramente la dirigenza: “È quasi matematico: quello che viene deciso nelle assemblee del PD poi non si fa. È così per lo Ius Soli, per il finanziamento alla Libia, per la parità di genere e da oggi anche per il proporzionale. Bella questa gestione unitaria che rispetta le decisioni del partito“.

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