Achille Lauro a Sanremo

Achille Lauro ha completato la sua opera, o meglio, le sue opere. In scena ha portato cinque quadri, cinque storie diverse che sono in realtà un unico grande autoritratto dell’artista controverso che si è esibito al Festival di Sanremo.

Achille Lauro sul palco ha raccontato cinque storie che hanno un unico fil Rouge, lui, la sua personalità, la sua storia e i suoi punti di riferimento nella musica. Un viaggio nel mondo di L.A.U.R.O. vissuto attraverso colore, piume, storie che vengono da un mondo lontano e musica generazione.

Achille Lauro a Domenica In

AGGIORNAMENTO- Achille Lauro ha concluso il suo percorso a Sanremo tornando ospite da Mara Venier.

Una promessa che i due si erano fatti e, come ormai da tradizione, il tradizionale selfie.

Lauro ha cantato la sua Marilù, ultima canzone dell’anno cantata sul palco dell’Ariston, vestendo i suoi stessi panni. L’artisa si è poi confrontato con gli ospiti di Domenica In: “Per me sei stata determinante, mi hai adottato quando ero travolto dalle critiche” ha detto alla conduttrice e, parlando delle critiche ha aggiunto: “(…) Capisco tuttavia che non posso piacere a tutti. Dentro i quadri c’erano dei generi musicali. La musica è bandiera del cambiamento, ha liberato le donne, ha davvero cambiato il mondo.

Volevo portare qualcosa di diverso non è solo un pezzo o un brano di 3 minuti“.

Lauro ha anche ricevuto la benedizione di Cristiano Malgioglio, che ha commentato la sua esibizione così: “Magari ci fossero più artisti come lui“.

I cinque quadri di Achille Lauro: 

  • Glam Rock
  • Rock’n’Roll
  • Pop
  • Punk Rock
  • Omaggio all’orchestra classica

È lo stesso Achille Lauro a dare le prime spiegazioni sui suoi quadri, un omaggio al genere musicale, come ha scritto sui suoi social: “Cinque generi musicali raccontati attraverso cinque canzoni e cinque performance”.

Il mio sarà un viaggio nei generi musicali, i quadri ne saranno i contenitori. Generi che hanno definito e influenzato non solo la mia sensibilità di artista ma anche la percezione che la gente aveva di sé e del mondo. Ogni genere rappresenta un’epoca, un modo di vivere e di pensare: un momento di rottura e di cambiamento. La musica ancora oggi ne è il motore. Ha cambiato il modo di pensare, di vestire, di ballare, di interpretare la realtà e di esprimersi.Ha legittimato la ribellione, la libertà e ha aperto le porte all’individualità”.

Le benedizioni di Achille Lauro

L’artista si è anche espresso in merito a quelle benedizioni che stanno diventando popolarissime sui social.

Siccome con Achille Lauro non c’è mai niente di scontato e bisogna guardare al dettaglio, è in queste piccole frasi che bisogna cercare il senso del quadro: “Le mie benedizioni sono in realtà un invito a vivere la vita con il senso che ognuno desidera. Realizzare i propri sogni, nella totale libertà. (…) è un viaggio che capirete davvero solo alla fine. (…) Davanti a Dio siamo tutti uguali”.

I Quadro I Lettera: Achille Lauro è il Glam Rock

Il primo quadro di Achille Lauro inizia con una lettera all’umanità letta dallo stesso artista: 

“Distante, Scostante, aliena, trafitta, io so come ti senti.

Sono qui ferito dai tuoi errori, trafitto nei tuoi preconcetti, aiutami, perché ne ho bisogno, come si ha bisogno dell’amore di una madre, il puro bisogno di essere amati. Non dimenticare chi eri. Corpi nudi che si stringono, desideri, quando l’assenza di un padre ha la passione di Cristo, ha la febbre dell’oro. 

Quando davanti a un insensibile, arido, asciutto, impassibile, Tu sopravvivevi perché ti bastava un abbraccio. Promettimi che non ti dimenticherai perché tu sei questo ed io sarò lì per guardarti abbracciare di nuovo, per guardarti amare ancora.

 Lettera del mondo all’umanità“.

La voce di Lauro echeggia su un palco avvolto nell’oscurità, l’unica luce arriva da una serie di schermi televisivi che si trasformano in una sorta di muro. Ogni schermo trasmette un’immagine e due bambini abbracciati guardano con attenzione. La scena si è poi aperta con Achille Lauro vestito di piume rosa, paillettes e capelli blu. La sua performance sulle note di Solo Noi, canzone del 2018. 

I capelli blu sono stati interpretati come un omaggio a Loredana Berté, ospite della prima serata, e poi il resto dell’abito firmato Alessandro Michele e Gucci è un omaggio agli anni ’70. 

Sono il Glam rock.
Sono un volto coperto dal trucco.
La lacrima che lo rovina.
Il velo di mistero sulla vita.
Sono la solitudine nascosta in un costume da palcoscenico.
Sessualmente tutto.
Genericamente niente.
Esagerazione, teatralità, disinibizione.
Lusso e decadenza.
Peccato e peccatore,
Grazia e benedizione.
Un brano che diventa nudità.
Sono gli artisti che si spogliano,
E lasciano che chiunque
Possa spiare nelle loro camere da letto e in tutte le stanze della psiche.
Esistere è essere.
Essere è diritto di ognuno.
Dio benedica chi è

Achille Lauro alla prima serata del Festival

Lauro ha dedicato la performance a tutti gli operatori del mondo dello spettacolo, agli artisti, al suo staff… tutti coloro che in questa fase globale stanno soffrendo. “Sarò un velo di mistero sulla vita, sarò la solitudine nascosta in un costume da palcoscenico, sarò sessualmente tutto, genericamente niente. Sarò esagerazione, teatralità, disinibizione. Sarò peccato e peccatore. Porterò un messaggio del mondo all’umanità e chiederò che Dio ci benedica“.

Achille Lauro piange lacrime di sangue

Il primo quadro non è stato esente da polemiche, infatti la scena si è conclusa con due copiose lacrime rosse sgorgate dagli occhi di Achille Lauro. Come lui stesso ha scritto sui social, si trattava di lacrime per la sofferenza dell’umanità: “Questa notte ho versato lacrime per i nostri peccati. Il mondo aveva qualcosa da dire. Sono solo il suo agnello sacrificale. Ogni notte leggo nel cielo che lo farà ancora”.

Achille Lauro piange lacrime di sangue

In molti hanno anche visto nelle lacrime di Lauro la Madonna piangente di Civitavecchia, che il 15 marzo 1995 pianse lacrime di sangue. Un evento che trovò poi spiegazione scientifica, anche per questo molte associazioni religiose hanno aspramente criticato la performance. Ad aumentare le critiche è stata anche la copertina di Vanity Fair, dove Achille Lauro si mostra effettivamente come una Madonna piangente. 

“Per questa copertina, so che mi accuseranno di blasfemia, ma i santi e le Madonne sono immagini che fanno parte della mia storia, della mia gallery esistenzialeSono un uomo, un bambino, una donna. Un artista che supera gli stereotipi. Una persona che non ha paura di  avere paura“.

II Quadro II Lettera: Achille Lauro è il Rock’n’Roll

Achille Lauro omaggia Mina e il Rock’n’Roll con la sua seconda performance. Il secondo quadro, portato in scena con la partecipazione di di Claudio Santamaria e Francesca Barra, ha messo in risalto la passione travolgente del rock che ha stravolto una generazione.

Achille Lauro vestito di tailleur color ciano, con una lunga treccia rossa, sulle note di Bam Bam Twist ha preso il via l’omaggio agli anni ’50.

Sono il Rock ‘N Roll.
Trasgressione che entra nelle case di mezza America.
Esplicito invito a lasciarsi andare.
Una vecchia chiesa indignata per il credo dell’irriverenza.
Nuovo tempio notturno del giovane e del proibito.
È tempo di gioco.
Demonio, divinità,
Jukebox tappezzati di chiodi.
Unione rituale con gli altri
In un solo corpo danzante.
Carne che chiede carne.
Uragano nei desideri sessuali,
Scossa nel perbenismo familiare,
Promessa di piacere.
Il sacro vincolo del godimento.
Godere è un obbligo.
Dio benedica chi gode.

La performance di Achille Lauro alla seconda serata del Festival di Sanremo

E non solo, come lui stesso ha scritto sui social, la posa a torso nudo con la treccia: “Tributo a Mina, donna dal vero animo Rock ‘N Roll, e all’iconica cover dell’album Rane Supreme del 1987”. L’esibizione è anche un omaggio al cinema, nello specifico a Pulp Fiction, Claudio Santamaria e Francesca Barra si sono esibiti in un twist che richiama l’iconica scena del film cult di Tarantino, con un colpo di scena: un bacio appassionato della coppia. 

Il tributo di Achille Lauro a Mina

III Quadro III Lettera : Achille Lauro è il Pop

Il terzo quadro è stato forse il più scenografico. La scena si apre in un antico tempio greco ormai abbandonato, le colonne non sorreggono più nulla ma si inalzano in un boschetto di alloro. Achille Lauro è la statua che si erge solitaria, immobile, davanti a lui Penelope, interpretata da una magnifica Monica Guerritore che recita uno monologo associato a  Margaret Atwood – Il canto di Penelope

“Da quando sono morta ho imparato cose che avrei preferito non sapere, come quando si origlia dietro le porte. Ulisse mi ha raggirata, sostiene qualcuno. Si sapeva che era scaltro e bugiardo, ma non avrei mai pensato che avrebbe usato la sua astuzia anche con me. Non gli ero stata fedele? Non avevo aspettato, vincendo la tentazione, quasi un impulso naturale a comportarmi in un altro modo? Cosa ho raccolto? Sono diventata una leggenda, un bastone con cui colpire altre donne, che non avrebbero saputo essere oneste, pazienti come me. Ma io avrei solo voluto gridare: “Non seguite il mio esempio”. Ma io non sono più. Non ho più voce con cui parlare, non riesco a farmi capire nel vostro mondo fatto di corpi, di lingue, di dita. Non c’è nessuno che mi ascolta dall’altra parte del fiume, e se qualcuno dovesse raccogliere il mio bisbiglio, lo confonderà con le ebrezze che soffiano tra i giunchi secchi, con il volo dei pipistrelli al crepuscolo, con un brutto sogno”.

Perché Penelope? Nell’epica Penelope rappresenta la forza, il coraggio, la fiducia e l’amore incondizionato. Non solo, Penelope è anche una donna bellissima ed estremamente scaltra che per 20 anni riesce a tenere sotto scacco i Proci che ne pretendono la mano grazie allo stratagemma della cucitura. Penelope aveva detto ai principe che ne avrebbe sposato uno quando avrebbe terminato di intessere la sua tela. Di giorno intesseva e di notte scuciva. 

Sulle note della sua Penelope, Achille Lauro si è esibito insieme ad una splendida Emma Marrone d’oro vestita, firmata Gucci.

Sono il Pop.
Presente, passato.
Tutti, Nessuno.
Universale, censurato.
Condannato ad una lettura disattenta,
Superficiale.
Imprigionato in una storia scritta da qualcun altro.
Una persona costruita sopra la tua persona.
Divento banale, mi riducono ad un’idea.
Antonomasia di quelli come me.
Rinchiudere una persona in un disegno.
Ma io ero molto di più.
Il pregiudizio è una prigione.
Il giudizio è la condanna.
Dio benedica gli incompresi.

Il terzo quadro di Achille Lauro al Festival di Sanremo

Perché 7 fatiche di Ercole e non 12?

Questa performance che è un omaggio alla Pop(ular) Music, è stata accolta con una serie di interrogativi, tra questi il perché Lauro parla di 7 fatiche di Ercole? Nel mito di Eracle le fatiche sono 12, il semidio figlio di Zeus e Alcmena. In un momento di follia l’eroe ucciderà la moglie e il figlio, rendendosi conto del gesto, Eracle si isolò in una terra remota. Raggiunto dal cugino Teseo, insieme si recheranno dall’oracolo di Delfi che gli dirà che per espiare la sua colpa dovrà compiere 12 fatiche: 

  • Uccidere il leone di Nemea e portarne la pelle come trofeo
  • Uccidere l’Idra di Lerna
  • Catturare la Cerva di Cerinea
  • Catturare il Cinghiale di Erimanto
  • Ripulire in un giorno le stalle di Augia
  • Disperdere gli uccelli del lago Stinfalo
  • Catturare il toro di Creta
  • Rubare le cavalle di Diomede
  • Impossessarsi della cintura di Ippolita, regina delle amazzoni
  • Rubare i buoi di Gerione
  • Rubare i pomi d’oro dal giardino delle Esperidi 
  • Portare Cerbero a Micene

Sul perché Achille Lauro parli di 7 fatiche non è chiaro, molti hanno valutato l’ipotesi che si tratti di una questione di metrica ma con lui non si può dare nulla di scontato, quindi magari lo spiegherà. 

IV Quadro IV Lettera: Achille Lauro è il Punk Rock 

Nella quarta serata del Festival, Achille Lauro diventa il Punk Rock mettendo in scena l’esibizione più irriverente e provocatoria di tutte e cinque le serate. Insieme a lui l’inseparabile Boss Doms, che in tanti avevano chiamato a gran voce. L’omaggio è stato al Punk Rock, sulle note di due canzoni che hanno segnato la vita di Achille Lauro e dei suoi due Sanremo: Rolls Royce e Me ne frego, insieme al duo che si è riunito sul palco dell’Ariston, anche Fiorello con un travestimento dark. 

Nel Punk Rock non ci sono regole, tutto è genio e sregolatezza, è energia dirompente è provocazione. La scena si apre con Lauro vestito di bianco, scendere le scale imbracciando la bandiera italiana, ad accompagnarlo le note dell’inno, “La libertà che guida il popolo”, un omaggio al famoso quadro di Delacroix, versione nazional popolare. Tra gli altri omaggi, anche quello a Jimi Hendrix e l’inno nazionale suonato con la chitarra e alle unioni civili.

Lentamente la base musicale si è  trasformata in una marcia nuziale. Accanto a lui arriva Boss Doms, insieme percorrono la navata, arrivano al centro del palco, si solleva il velo e si baciano. A quel punto, intonando: “Ci son cascato di nuovo” inizia la performance sulle note di Me ne frego. Poco dopo arriva Fiorello e si pass a Rolls Royce; un medley energico da togliere il fiato. 

Alla fine il siparietto di Fiorello, rimasto solo sul palco, immobile e bofonchiando: “Non posso parlare, sono ligio al mio ruolo, sono un olio, un quadro di Achille Lauro” per venire poi portato via di peso dl palco. 

Fiorello portato via di peso dal palco

Sono il Punk Rock.
Icona della scorrettezza.
Purezza dell’anticonformismo.
Politicamente inadeguato.
Cultura giovanile.
San Francesco che si spoglia dai beni,
Elisabetta Tudor che muore per il popolo.
Giovanna D’Arco che va al rogo.
Prometeo che ruba il fuoco agli dèi.
Sono un bambino con la cresta,
Un uomo con le calze a rete,
Una donna che si lava dal perbenismo e si sporca di libertà.
Sono l’estetica del rifiuto,
Il rifiuto dell’appartenenza ad ogni ideologia.
Sono Morgana che tua madre disapprova.
Contro l’omologazione del “si è sempre fatto così”.
Sono Marilù.
Dio benedica chi se ne frega.

Achille Lauro e il quarto quadro con Boss Doms e Fiorello

V Quadro V Lettera: Achille Lauro omaggia l’orchestra classica

Per l’ultimo quadro, il quinto, Achille Lauro ha voluto omaggiare l’orchestra sulle note della sua C’est la vie, canzone che, come lui stesso ha ribadito in conferenza stampa, molto importante tanto per lui quanto per la sua carriera.

Achille Lauro e il quinto quadro

Achille Lauro trafitto dalle rose

La scena si è aperta con l’ètoile dell’opera di Roma Giacomo Castellana danzante sulle note di C’est la vie. Achille Lauro con un look anni ’20 che richiama Rodolfo Valentino, in cima alla scalinata scende cantando la sua canzone, il suo fare è lento e tranquillo; poi il colpo di scena.

Dopo aver mandato in scena le peggiori critiche ricevute soprattutto negli ultimi anni, Achille Lauro si è spogliato della giacca e della camicia, mostrando il suo petto trafitto da una rosa. Dalla pelle il sangue scorre a rivoli, un messaggio semplice e chiaro, dove forza e fragilità si incontrano: le parole fanno più male di quello che si pensi, trafiggendo corpo e anima.

È giunto il nostro momento.
La nostra stessa fine in questa strana fiaba.
La più grande storia raccontata mai.
Maschere dissimili recitano per il compimento della stessa grande opera.
Tragedia e commedia.
Essenza ed esistenza.
Intesa e incomprensione.
Elementi di un’orchestra troppo grande per essere compresa da comuni mortali.
È giunto il nostro momento.
Colpevoli, innocenti.
Attori, uditori.
Santi, peccatori.
Tutti insieme sulla stessa strada di stelle
Di fronte alle porte del Paradiso.
Tutti con la stessa carne debole.
La stessa rosa che ci trafigge il petto.
Insieme, inginocchiati davanti al sipario della vita.
E così sia.
Dio benedica Solo Noi
Esseri Umani.

Achille Lauro trafitto da una rosa

Le cinque lettere: L.A.U.R.O.

Con l’ultima esibizione, l’opera di Achille Lauro si è conclusa. Ognuna di queste ha dato una lettera, la L da Glam Rock, la A da Rock And Roll, la U da PopUlar Music, la R da Punk Rock e la O, dall’Orchestra: L.A.U.R.O.

Non sono un viaggio nel mondo della musica, anche un viaggio nell’anima di questo artista che ha ancora tanto da offrirci.

Di certo Achille Lauro è un artista che va capito non solo musicalmente, quello che lui porta sul palco è un insieme di elementi che hanno contribuito alla sua crescita tanto personale quanto artistica. Che possa piacere o meno, tutto quello che mette in scena è il frutto di uno studio accurato e dedicato; cosa che lui ha sempre ampiamente spiegato, come nel caso del suo ultimo album dedicato agli anni ’20, la cui lavorazione è stata durissima e senza sosta, come lui stesso aveva raccontato al Corriere della Sera: “Vivo da 2 anni fra studi e cantine, non dormo fino alle 7 del mattino. La scrittura mi cura.

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