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Si torna a parlare del caso della maestra licenziata per i video hard, in quanto sono state rese note le motivazioni su cui si basa la sentenza di condanna emessa dal giudice Modestino Villani nei confronti della direttrice dell’asilo e della madre di una delle piccole allieve della maestra. A quanto pare il giudice, come riportato da diverse fonti, avrebbe parlato di un atteggiamento “inquisitorio e morboso” da parte della direttrice, che fin dalla scoperta dei fatti avrebbe agito nell’ottica di screditare la ragazza e allontanarla, con metodi leciti ma soprattutto illeciti, dal posto di lavoro.

Maestra licenziata: clima inquisitorio all’interno della scuola

Gli atti compiuti dalla direttrice dell’asilo sarebbero stati aggravati, fin dalle prime mosse, dall’intento di denigrare la ragazza, farla apparire sotto una luce negativa agli occhi di terzi e creare un clima di condanna nei suoi confronti, fino a ricreare un contesto da Santa Inquisizione in ambito scolastico. In particolare, avrebbe spiegato Villani: “Il descrivere la maestra, con altre mamme di bambini iscritti all’asilo, come persona capace di porre in essere atti di pornografia con diversi partecipanti, immortalati in più video, costituisce indubbiamente condotta idonea ad esporla al pubblico biasimo e, conseguentemente, a lederne la reputazione“.

Creato un “tribunale scolastico” per punirla

Villani descrive anche come all’interno della scuola si fosse provveduto a creare un clima inquisitorio, fino al ricreare un vero e proprio tribunale, insieme alle altre maestre, finalizzato a fare pressione psicologica sulla ragazza: un “contesto inquisitorio”, così come è stato definito: “Un collegio docenti in cui l’imputata aveva fatto disporre a cerchio tutte le maestre intorno alla persona offesa, evocando plasticamente un tribunale scolastico”.

Villani ha inoltre motivato la sentenza nel fatto che, nel momento in cui la giovane vittima aveva firmato il figlio di dimissioni, per poi decidere di cambiare idea, l’atteggiamento della direttrice si era inasprito, al punto di unire le altre docenti nello sforzo di boicottare il lavoro della giovane, atteggiamento doloso e motivato dalla “rabbia per aver visto sfumare il risultato che aveva creduto di ottenere con la violenza perpetrata nella riunione dello stesso giorno”.