Cronaca

Diritto alla riparazione: per gli elettrodomestici, è arrivato il diritto di riparazione, che cos’è e come funziona

Che cos'è il diritto alla riparazione sugli elettrodomestici varata dall'Unione Europea e in vigore dal primo marzo: tutto per vederci chiaro
elettrodomestici

Quante volte è capitato che si rompesse la lavatrice, la lavastoviglie, il frigorifero, la tv? Quante volte i cittadini provano ad arrangiarsi da soli per poi rinunciare? Quante volte si telefona al tecnico per sentirsi rispondere “vengo appena riesco” e poi aspettare settimane? Oppure la risposta è stata “non si può riparare perché mancano i pezzi di ricambio originari”, e allora ci si rassegna a comprare un altro prodotto? Ora c’è il diritto alla riparazione sugli elettrodomestici riconosciuto dall’UE, da marzo questi problemi stanno finalmente per finire.

Diritto alla riparazione: che cos’è?

A partire dal 1° marzo 2021 in tutti i Paesi dell’UE sono entrate in vigore le nuove norme sul diritto alla riparazione, in un’ottica di maggior tutela del consumatore e dell’ambiente. In materia di progettazione ecocompatibile e di sostegno dell’economia circolare, ora i consumatori hanno il diritto di far riparare i propri elettrodomestici guasti. Come si legge in un comunicato stampa della Commissione Europea, “i fabbricanti saranno ora obbligati a mettere a disposizione dei riparatori professionisti una serie di pezzi essenziali per almeno 7-10 anni dall’immissione sul mercato dell’UE dell’ultima unità di un modello”.

Inoltre, i fabbricanti devono mettere a disposizione alcuni pezzi di ricambio per diversi anni dopo che un prodotto è stato ritirato dal mercato – prodotti quali porte o cerniere e sigilli che sono compatibili con il ‘fai da te’. Il tempo massimo di consegna per tutti questi pezzi è di 15 giorni lavorativi dall’ordine”.

In concreto: che cosa cambia per i consumatori?

Quindi, nel caso di guasto di un elettrodomestico, il consumatore ha diritto di contattare il produttore e di ricevere fino a 7-10 anni dall’acquisto del prodotto i pezzi di ricambio fondamentali, che dovranno essere consegnati entro 15 giorni lavorativi.

Inoltre, tali pezzi devono essere messi a disposizione dei tecnici specializzati dai produttori per lo stesso periodo di tempo. In questo modo si intende, da un lato, agevolare il consumatore nelle difficoltà economiche e disagi riscontrabili in casi di guasto. Dall’altro, l’intento è apportare una tutela ambientale a favore della riparazione e del riutilizzo. L’ottica adottata è quella di una maggiore durata e riciclabilità dell’elettrodomestico, contrapponendosi all’obsolescenza programmata e al monopolio della riparazione aziendale su certi prodotti.

Alcune criticità

L’Unione Europea ha sicuramente fatto un passo avanti fondamentale nella via dell’economia circolare e della progettazione ecocompatibile. Tuttavia, secondo varie associazioni che da anni si battono per il diritto alla riparazione, la nuova normativa presenta alcuni punti critici da valutare. Right to Repair, la principale di queste associazioni, sul suo sito web ha raccolto alcune di queste criticità. La principale è che nel diritto di riparazione non sono inclusi smartphone, computer e laptop.

Si tratta di prodotti particolarmente colpiti dall’obsolescenza programmata e buona parte delle volte vengono sostituiti troppo presto. Altre riguardano i tempi di consegna eccessivamente lunghi, l’accesso limitato ai pezzi di ricambio e il necessario aggiornamento continuo dei software.

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