Paolo Borzacchiello La Parola Magica

E così l’Italia diventa un’immensa palette dalla quale pescare colori come se non ci fosse un domani, dando una ulteriore prova di mancanza di chiarezza mentale a cui segue la rispettiva mancanza di chiarezza comunicativa. O viceversa, visto che come abbiamo più volte ribadito l’incapacità linguistica è anche causa di scarsa o ridotta capacità mentale rispetto alla risoluzione di problemi.

Covid e colori: non si sa più cosa si può fare

Mi astengo dal commentare il pattern comportamentale, perché – pur occupandomi io anche di strategie di comunicazione – ho fatto voto, su queste pagine, di parlare solo di parole.

Solo per chiarezza, e per instradare il gentile lettore sul frame entro il quale ci muoviamo, il pattern funziona ormai da mesi in questo modo: spiragli di luce e concessione del permesso alle persone di uscire un po’ (concessione del permesso è una citazione al Ministro degli Esteri, celebre – oltre che per l’uso assolutamente bizzarro dei modi e tempi verbali più comuni, anche per uscite del genere) > severa reprimenda da parte delle istituzioni alle persone che escono con corrispettivo silenzio sospetto sulla mancanza di controlli che permette alle persone medesime di fare un po’ come pare a loro (vedi caso “Darsena”, con centinaia di persone che hanno riempito, con calma, il luogo e che si sono trattenute ore e ore e ore e ore, senza che nessuno facesse nulla al riguardo) > restrizioni colorate > spiragli di luce > libera uscita > severa reprimenda > chiusura e così via, da ormai più di un anno e senza che la situazione sia migliorata granché.

Chiarito il frame, il tema è il seguente: come possiamo pretendere che le persone si comportino bene, se le indicazioni che ricevono sono spesso confuse, contraddittorie, inutili?

Arancione scuro e arancione rafforzato: la nuova palette dell’Italia

Da che è iniziata la Pandemia, il livello della comunicazione offerto dalle istituzioni è stato di un livello talmente basso da non poter essere definito con un linguaggio privo di turpiloquio.

Settimane e settimane, se ricordate, a capire chi fossero i congiunti. Altre settimane per capire chi potesse partecipare alla cena di Natale, con la questione dei parenti di primo e secondo grado che ha fatto andare in panico i genitori di più fratelli. Altre settimane a capire che cosa intendesse dire l’ex ministro Azzolina quando proponeva le sue mirabolanti strategie per il ritorno a scuola (in effetti, ad oggi, nessuno ha ancora risolto il mistero).

Insomma, un casino enorme.

Adesso è iniziato il balletto dei colori: molte regioni si trovano in arancione scuro, o rinforzato. Scuro quanto? E, per la cronaca, in queste peripezie cromatiche, qualcuno si è chiesto che tipo di effetto può produrre tale confusione sul cervello di chi tenta di comportarsi decentemente e non sa da che parte iniziare? Ci aspettano altre sorprese? Magari una fascia giallo canarino, che fa tanto primavera, oppure una fascia rosso porpora, che non è proprio come il rosso ma ha quel guizzo in più, oppure una fascia blu, che starebbe benissimo con le fasce gialle e renderebbe la piantina dell’Italia molto più gradevole.

Che differenza c’è fra zona arancione, arancione scuro, arancione rafforzato?

Parlo da cittadino dotato di media intelligenza (ogni tanto riesco a essere anche modesto) e dotato di un vocabolario decente (sempre sfoggiando modestia senza limiti): non ci capisco più nulla. Che differenza c’è fra zona arancione, arancione scuro, arancione rafforzato? In Emilia Romagna è rinforzata. In Lombardia è scura. Alcuni  quotidiani dichiarano che le differenze fra zona arancione, arancione scuro e arancione rinforzato sono molto sottili.

Altri quotidiani parlano invece di scuro e rinforzato come se fossero sinonimi. Se leggiamo poi le regole proposte dalle istituzioni, la catalessi mentale è garantita. Personalmente, non credo sia una questione di intelligenza o di cultura di chi legge e non capisce: credo sia proprio una questione di totale annebbiamento mentale di chi quelle regole le scrive, le riscrive, e le infrange con eccezioni costante che contraddicono se stesse.

Nutrivo una leggera speranza che con il nuovo governo le cose sarebbero almeno un po’ cambiate, ma sono stato disilluso: Draghi risolve il problema a monte parlando pochissimo, il sottosegretario leghista alla cultura (alla cultura!) scambia Topolino per Dante e si copre di ridicolo credendo di citare il Sommo e citando invece un topo che parla, il Ministro della pubblica istruzione (pubblica istruzione!) dice di aver “imparato” di essere diventato Ministro e chiosa con un orripilante “speriamo che faremo tutti bene” e il sottosegretario alla sanità (sanità!) glissa sulle sue competenze dicendo che non ne sa molto di sanità e che imparerà strada facendo. Da destra a sinistra, è uno spettacolo imbarazzante.

Covid e governo: le mie richieste

Quindi, ecco le mie richieste, che si aggiungono alle mie preci al Ministro Di Maio con le quali speravo in un po’ di italiano.

  1. Voglio ministri e sottosegretari che sappiano parlare l’italiano in modo decoroso (congiuntivi, consecutio temporum, chiarezza sintattica, vocabolario di base, appropriatezza lessicale);
  2. Voglio regole chiare, precise e inequivocabili sia per quanto riguarda il contenuto, sia per quanto riguarda i destinatari;
  3. Voglio sapere, nella scala cromatica, che differenza c’è fra arancione, arancione scuro, arancione rinforzato e, giusto per portarmi avanti, fra giallo canarino, giallo ocra, rosso porpora e rosso scarlatto;
  4. Voglio sapere, una volta per tutte, chi sono i congiunti;
  5. Voglio sapere come fa in zona arancione un papà che esce per motivi di necessità con un figlio piccolo che non può restare a casa da solo a entrare in un negozio, visto che la regola degli ultimi venti minuti dice che nei negozi può entrare solo un membro per famiglia;
  6. Voglio sapere che cosa vuol dire stato di comprovata necessità;
  7. Voglio sapere, infine e visto che Pasqua si avvicina, se un genitore con due figli dovrà lasciarne uno vicino al barbeque in giardino come è successo a Natale (non avete idea di quanti poveri ragazzi si siano ibernati sul balcone di casa) o se chi fa le regole può, almeno, studiarsi che cosa significa in italiano e per legge “parente di primo grado”.
    Troppo?