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Ivan Cottini, l’ultimo ballo negato a Sanremo: “Non mi arrendo, continuerò a stringere i denti”

Ivan Cottini ci racconta cosa ha significato per lui non poter salire sul palco di Sanremo per un ultimo ballo. Il ballerino, malato di sclerosi multipla, dovrà presto rinunciare alla danza
ivan cottini

Ivan Cottini e la sua maestra di ballo Bianca Maria Berardi in una diretta su Instagram hanno raccontato a The Social Post la grande delusione dovuta alla mancata partecipazione al Festival di Sanremo. Nonostante siano chiare le difficoltà che quest’anno ha incontrato l’organizzazione della kermesse, non manca la frustrazione per la necessità di chiudere un percorso.

Ivan Cottini, malato di sclerosi multipla, ha subito tantissimi disagi durante la pandemia di coronavirus, che lo ha costretto a limitare le terapia per contrastare la malattia. Il ballerino presto dovrà abbandonare la danza, ma non prima di un ultimo ballo.

Ivan Cottini su Sanremo: “Io non mi arrendo”

L’ho presa molto male, perché alla fine ci stavo quasi credendo al miracolo di fare 2 anni di fila“, ci racconta Ivan Cottini, “Poi la mazzata è stata dura, mi sto riprendendo psicologicamente in questi giorni“. Il ballerino sperava di poter salire sul palco di Sanremo dopo l’esperienza dello scorso anno, che lo ha visto ballare insieme alla maestra Bianca Maria Berardi.

Io non mi arrendo, i miei genitori si dovranno mettere il cuore in pace perché per i medici io sono già arrivato alla fine fisicamente.

Ma io un ultimo grande ballo lo voglio fare, a costo di salirci in orizzontale su quel palco“, continua.

L’esperienza del lockdown

Ivan Cottini spiega come il lockdown sia stato disastroso per un malato di sclerosi multipla: “La prima parte è stata distruttiva, il primo lockdown, in cui non si capiva bene niente. Io parlo per la mia categoria di persone malate, siamo rimaste a casa 4 mesi parcheggiati, senza assistenza domiciliare, senza fisioterapia. Io sono arrivato a metà estate che non riuscivo più nemmeno ad alzarmi dal letto in maniera autonoma, facevo tutto grazie alla mia famiglia che non mi ha mai abbandonato“.

L’ultimo lockdown ha visto un miglioramento nelle condizioni di assistenza: “Anche se variano i colori viene comunque sempre data“. Ma non è la stessa cosa rispetto “a quella che svolgevi quando andavi in palestra, questa è sempre limitata“.

Il prezzo più alto

Ivan Cottini ammette che, in ogni caso, la situazione non è stata più in ripresa: “Ho dovuto rinunciare al ballo. Io sono consapevole che non potrò più ballare com’ero prima di Sanremo, non riuscirò più a prepararmi per una coreografia di 2-3 minuti.

Adesso il mio corpo riuscirà a fare un ultimo ballo da 150 secondi, massimo“.

Per lui il coronavirus ha significato “abbandonare il ballo. Ovviamente la mia è una rinuncia che si può fare, viste le tante persone che hanno rinunciato alla loro vita. Mi reinventerò in qualcos’altro aspettando di fare questo ultimo ballo“.

La rinascita di Ivan Cottini a Sanremo

Per il ballerino, il palco di Sanremo avrebbe significato una rivalsa: “Ci siamo preparati, abbiamo fatto due balli da casa per Storie Italiane“, racconta.

Anche Bianca Maria Berardi ha sottolineato il grande impegno: “Noi ci abbiamo provato, abbiamo creato delle coreografie da casa proprio per contrastare il momento, per cercare di andare avanti.

Siamo a un anno dalla chiusura delle palestre, nessuno poteva immaginarlo, un anno fa noi siamo tornati da Sanremo ed è arrivata la notizia. Siamo stati travolti“.

Ivan continua raccontando che quella prospettiva gli ha dato la spinta per combattere: “Per me era una sfida contro tutto, contro la situazione che si era creata. Io non pensavo più di riuscire a fare un ballo, però mi sono talmente intestardito, mi sono posto questo obiettivo.

Mi sono detto ‘Ca**o, voglio essere io a decidere quando smettere di ballare, non la situazione del coronavirus’. E da lì ho stretto i denti. La mia maestra Bianca non mi ha mai abbandonato, mi ha sostenuto, e insieme abbiamo pensato come ritornare sul quel palco. C’eravamo molto vicini“.

L’aiuto di Francesco Facchinetti

Bianca Maria Berardi dichiara di capire la mancata partecipazione, dato il momento critico, e che le “responsabilità sarebbero state tante, sappiamo che Ivan non può viaggiare da solo, quindi giustamente ci sono una serie di obblighi che avevano, la Rai per prima“.

Il progetto si sarebbe avvalso anche di un grande sostenitore di Ivan Cottini, il musicista Francesco Facchinetti. “Siamo partiti da quell’aprile, quando abbiamo creato da casa questa coreografia“, spiega Bianca Maria Berardi, “Io quando ho sentito le note di questo brano meraviglioso creato da Stefano D’Orazio e da Facchinetti, sono rimasta. Lorella Cuccarini l’ha mandato in onda a La Vita in Diretta il giorno che si festeggiava la Giornata mondiale della Danza“.

Da lì è partita l’idea: “Mi sono detta ‘Ivan, perché non portiamo sul palco di Sanremo la rinascita?’. La rinascita vera, perché per Ivan è stato un anno terribile, lui si è impegnato con una coreografia che io non potevo credere di riuscire a fare, perché comunque ha davvero subito le conseguenze di questa situazione. Sarà che è davvero testa dura questo ragazzo, abbiamo creato una coreografia davvero bella. Ma soprattutto che voleva lanciare un messaggio. E Facchinetti ha accolto questo progetto a braccia aperte“.

Il tributo a Stefano D’Orazio

Francesco Facchinetti sarebbe stato pronto a salire sul palco di Sanremo con loro. Come spiega Ivan, la “nostra idea era Facchinetti che cantava la prima parte della canzone, poi a metà, quando c’è la parte più di pathos, più esplosiva, entriamo in scena io e Bianca“. Nella coreografia i due ballerini si sarebbero tolti le mascherine a vicenda e le avrebbero gettate via, una performance “Con tanta voglia di vivere“.

Noi avremmo fatto un momento di tributo a Stefano d’Orazio“, continua Ivan, per cui la mancanza di quel momento dedicato al batterista scomparso dei Pooh “è stata una bella caduta di stile“.

Anche per Berardi, la situazione era difficile, con i tempi strettissimi, “ma il tributo a Stefano d’Orazio si doveva comunque fare, quei 2 minuti si sarebbero dovuti trovare“.

Il tempo che sfugge

Ivan Cottini racconta di esserci rimasto particolarmente male “perché questo era il ballo più sentito di questi 6-7 anni che ballo. Per me era vincere su tutto, sulla mia famiglia, i medici, il coronavirus. Arrivare 10 giorni prima del Festival che ancora erano incerti, forse sì forse no…“. La performance, rimarca, sarebbe stata una spinta emotiva per tante persone malate.

Per il ballerino c’è un’ulteriore necessità: “Devo continuare a stringere i denti, sperare che la malattia non vada avanti e stringere le dita che riuscirò a fare questo ultimo ballo che mi serve“.

Il libro di Ivan Cottini

Una chiusura che sarebbe stata anche la conclusione del libro che Ivan Cottini sta scrivendo. Il lavoro “è finito, io speravo di finirlo con questo Sanremo in modo che fosse il finale. C’è tutto il periodo del Covid, 4 mesi fermo a casa, non sapere se riuscirò più a ballare o meno e poi concludere risalendo sul palco dell’Ariston. Era un grandissimo finale per concludere la mia storia. Io punto con Bianca anche al prossimo Festival che verrà. Siamo già al lavoro“.

La discriminazione in televisione

I progetti del ballerino non finiscono qui, tra questi c’è anche la televisione, un’altra delle prossime imprese su cui si butterà. “Io sono 8 anni che rompo le p***e in televisione sulla diversità, eppure la televisione non vede la diversità come un qualcosa da inserire in maniera normale“, dichiara Ivan.

Per il ballerino, gli spazi dedicati alla diversità sono pochi, i pochi minuti per raccontare una storia “e poi basta. La televisione abbatterà questo muro nel momento in cui la diversità sarà normalità. L’inclusione non è dare 2 minuti, è quando hai un progetto di un programma televisivo dove all’interno hai già inserito delle figure diverse rispetto al normodotato. Quella è la vera vittoria“.

Bianca Maria Berardi conferma che “c’è una discriminazione incredibile da parte di alcuni conduttori che a volte dicono ‘Io non tratto questi argomenti’. Gli è stata detta questa cosa. Parliamo di grandi personaggi“.

Le minacce e gli insulti a Ivan Cottini

Il no, comunque, non è stata l’unica cosa che Ivan Cottini ha dovuto affrontare. “Quando si è cominciato a vociferare che forse riandavamo a Sanremo sono arrivati commenti ‘Ecco, torna a prendere lo stipendio’“, ci racconta, “Noi abbiamo preso un centinaio di euro scarsi a persona e abbiamo fatto lo share più alto di tutto il Festival“.

I problemi non sono finiti con questi commenti: “Mi sono arrivate minacce di morte a casa, alla macchina“, racconta Ivan. Per lui la motivazione è che “uno quando si ammala sceglie due strade: la più semplice, quella che sceglie il 90% delle persone, è di ogni giorno fomentare rabbia e avercela con il mondo intero. Nel momento in cui vedi una persona che dovrebbe piangersi addosso, e invece la vedi che va in televisione, sorride, anche se malato può essere protagonista, dà fastidio, è molto destabilizzante per la società“.

Ma ci sono anche molti riscontri positivi, di ragazzi che, scoprendo la malattia, si sono lasciati andare. Bianca spiega che “la sclerosi multipla attacca molti giovani. Ivan riceve messaggi da chi si è avvicinato alla danza e non l’aveva mai fatto, da chi addirittura ha ripreso. Eppure non sai quante cose negative ha dovuto subire“.

Il dramma della danza

Durante questa diretta, Bianca Maria Berardi ha raccontato anche l’ulteriore dramma che il settore dello sport e dell’arte sta vivendo. “Noi siamo chiusi da un anno ed è una vera tragedia. Oltre al fatto che tutti i sacrifici fatti purtroppo si stanno dissolvendo nel nulla“, dichiara.

Noi abbiamo a che fare con materiale umano che attraverso la danza, lo sport, cresce, fa dello sport una disciplina, comprende cos’è la fatica, cos’è lottare, prende fiducia in se stesso“, continua Berardi, “Tante cose che si stanno perdendo e che non si andranno a recuperare, perché questi ragazzi una volta che si allontanano da questo mondo, perdono la carica emotiva e non ricominciano“.

Il settore, a differenza di altre categorie, è stato “chiuso, punto. Non c’è stato modo di lavorare un po’. Noi siamo stati abbandonati, dimenticati, perché da dicembre non arriva più nulla, neanche 100 euro al mese. Praticamente, come si sono congelati i ristori, è stato come se anche le nostre vite si fossero congelate. Ma noi abbiamo figli, una casa, un mutuo, le bollette da pagare, andiamo in farmacia“.

Gli aiuti sono stati ben pochi: “Non si parla di noi, noi resistiamo ma noi siamo quelli che hanno avuto il peggior impatto. Ora Valentina Vezzali è stata nominata sottosegretaria allo Sport e speriamo in qualcosa, perché ne va della nostra sopravvivenza“.

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