Cronaca

Aldo Moro 43 anni fa il rapimento: chi era Aldo Moro, il politico sequestrato dalle Br e perché scelsero di rapirlo e ucciderlo

Il 16 marzo 1978 Aldo Moro fu rapito, al termine di un agguato feroce e implacabile, da un commando delle Brigate Rosse: dopo 55 giorni il suo corpo fu ritrovato, crivellato di proiettili, in una Renault 4
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Il 16 marzo 1978 Aldo Moro veniva rapito dalle Brigate Rosse, al termine di un agguato cruentissimo avuto luogo in via Fani, a Roma, mentre il politico democristiano si spostava in macchina con la sua scorta.

Il sequestro Moro sarebbe durato 55 giorni, vissuti da tutto il Paese in uno stato di enorme tensione e angoscia. Il 9 maggio 1978 il cadavere di Moro sarebbe stato ritrovato in via Caetani, in una Renault 4, con il corpo crivellato di proiettili.

Aldo Moro, chi era: studi e carriera di un “precoce”

Nato in una famiglia di modesta estrazione sociale, Aldo Moro nella vita fu un “precoce”: ebbe una fulminante carriera in campo accademico che lo portò ad essere professore ordinario di diritto penale a soli 35 anni, dopo un percorso di studi impeccabile.

 

Da giovanissimo, cominciò a muovere i primi passi in politica, venendo a contatto ed aderendo, quando ancora il Fascismo dominava l’Italia, il Movimento Cattolico. Lì conobbe Alcide De Gasperi e contribuì a creare le prime fondamenta della Democrazia Cristiana.

Fu, nel 1963, il più giovane Presidente del Consiglio Italiano per molto tempo, accettando la nomina a soli 47 anni.

Sarebbe stato Presidente del Consiglio per più di 5 anni consecutivi, circostanza che raramente si è potuta verificare nella storia della politica italiana.

Per tutta la sua vita Moro è stato 3 cose: un politico, un professore ed un uomo di fede. Fino all’ultimo giorno, come mostreranno anche le lettere che scriverà nel periodo del sequestro, questi 3 aspetti della sua vita saranno fondamentali in eguale misura per lui e tutti coloro che lo circonderanno.

Il Sequestro: perché scelsero Aldo Moro

Nello scegliere la vittima di un clamoroso rapimento politico, le brigate rosse vagliarono più possibilità.

Alla fine, si decise che la “vittima” ideale sarebbe stata Aldo Moro: dietro alla scelta si intuiva il peso di Moro nella politica italiana e tutto ciò che la sua figura rappresentava, ma anche alcune caratteristiche della sua quotidianità che permettevano di avere maggiori probabilità di portare a termine con successo il rapimento.

L’agguato avvenne alle 9 del mattino: il commando delle Brigate Rosse bloccò l’auto su cui viaggiava Moro e quella della sua scorta, uccidendo tutti gli agenti e prelevando un Moro sotto shock.

Da quel momento, in Italia, partì un’enorme operazione di ricerca, concentrata nella zona di Roma, che contò più di 6 milioni di persone sotto controllo, quasi 73mila posti di blocco e milioni di ispezioni di autoveicoli.

Il sequestro Moro: lettere del politico e comunicati delle Br

Lo scopo ufficiale del rapimento fu chiarito pochi giorni dopo, quando le Br mandarono alla stampa una foto di Moro che sarebbe passata alla storia, ed una lettera in cui palesavano cosa volevano fare: un processo al politico, da parte di un “tribunale del popolo”. Da quel momento la classe politica italiana esplode in una serie di tensioni senza precedenti, mentre il Pci acquista posizioni.

L’idea è che le Br vogliano fare pressioni anche per il rilascio di alcuni detenuti che stavano subendo un processo a Torino, che viene prima interrotto e poi ripreso. Cresce ulteriormente la tensione: vengono varate leggi di emergenza contro il terrorismo, a Torino le Br colpiscono ferendo e uccidendo. L’Italia è messa a ferro e fuoco dal terrore e dai proiettili.

Nel mentre, arrivano nuovi aggiornamenti dal covo delle Br e da Aldo Moro: il politico scrive diverse lettere, indirizzandole alla sua famiglia, a Francesco Cossiga, alla Democrazia Cristiana, a Giulio Andreotti (appena nominato Presidente del Consiglio), a Zaccagnini (segretario della Dc) ed a Fanfani.

Nessuna delle sue parole potrà cambiare il suo destino: con un nuovo comunicato, le Br annunciano che è stata decisa la condanna a morte di Aldo Moro. 

Il 9 maggio 1978 Moro fu fatto sdraiare nel portabagagli della Renault 4: fu coperto con un plaid, simulando l’intenzione di uno spostamento: dopodiché, fu colpito dai proiettili delle Brigate Rosse. L’auto fu fatta ritrovare in via Caetani.

La morte e le parole della famiglia Moro: “Giudicherà la storia”

La famiglia, avuta notizia della morte, diffuse un comunicato che ne palesava l’assoluta intenzione di mantenere il lutto privato e senza la possibilità di strumentalizzazioni politiche: “La famiglia desidera che sia pienamente rispettata dalle autorità dello Stato e di partito la precisa volontà di Aldo Moro. Ciò vuol dire: nessuna manifestazione pubblica o cerimonia o discorso; nessun lutto nazionale, né funerali di Stato o medaglie alla memoria. La famiglia si chiude nel silenzio e chiede silenzio. Sulla vita e sulla morte di Aldo Moro giudicherà la storia”.

Il caso Moro: processi e condanne

Ad oggi, il sequestro Moro rimane una delle pagine più buie della storia italiana: la sua morte, condizionata anche dalla decisione politica di non negoziare con le Br, sconvolse l’opinione pubblica. Per anni le indagini proseguirono nel cercare di capire le varie sfaccettature di un delitto che non si riusciva a credere potesse essere di unica responsabilità dei terroristi, ma che avesse alle sue spalle mandanti e menti ben più potenti e condizionanti in campo sia italiano che internazionale. Nel corso dei decenni la maggior parte delle piste d’indagine caddero nel vuoto e rimase in piedi solo quella del sequestro delle Br, e solo questa portò a un processo che si tenne nel 1983 e culminò in 32 ergastoli, 4 assoluzioni e 3 amnistie. In appello 10 ergastoli furono tramutati e le pene ridotte, sentenza poi confermata in Cassazione.

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