Cronaca

Elisa Claps, sarà riaperta la chiesa in cui fu ritrovato il cadavere: la famiglia Claps reagisce con rabbia

Elisa Claps fu ritrovata morta nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, a Potenza, il 17 marzo 2010: la ragazza era scomparsa nel 1993 e per la sua morte era stato condannato Danilo Restivo
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Ieri, alla vigilia dell’anniversario del ritrovamento del corpo di Elisa Claps (avvenuto il 17 marzo 2010), rinvenuto nella sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità a Potenza, una notizia ha sconvolto la famiglia Claps e la località potentina.

Il vescovo Salvatore Ligorio ha infatti comunicato che la chiesa, dopo un imponente lavoro di ristrutturazione, sarà riaperta al pubblico ed ai fedeli, verosimilmente nel 2022. L’annuncio ha scatenato l’ira della famiglia Claps, ed in particolare di Gildo Claps (fratello di Elisa) che racconta di come questa riapertura andrebbe a violàre la memoria della sorella ed a contrastare le volontà di tutta la comunità.

Elisa Claps, la scomparsa e la morte: chi è Danilo Restivo

Il 12 settembre 1993 la 16enne Elisa Claps si recava in chiesa, alla Santissima Trinità, per partecipare alla messa. Non sarebbe più tornata: la famiglia non avrebbe più rivisto la ragazza, apparentemente svanita nel nulla, di cui denunciò subito la scomparsa. Si aprì un indagine di omicidio ed i sospetti caddero dal primo momento su Danilo Restivo, un giovane amico della ragazza, individuato tramite alcune testimonianze come l’ultima persona ad aver incontrato Elisa.

Restivo è stato successivamente condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Elisa.

Il nuovo, grande shock per la famiglia sarebbe però arrivato nel 2010, il 17 marzo, quando il cadavere di Elisa fu ritrovato nel sottotetto della Chiesa. La famiglia da subito si dimostrò scettica riguardo al ritrovamento, dichiarando che con ogni probabilità c’era chi sapeva da anni che il cadavere di Elisa si trovava lì. In particolare, come riportato nel 2014 su Rete l’Abuso, Gildo Claps aveva dichiarato di sospettare un coinvolgimento di Don Pierluigi Vignola, cappellano della questura che avrebbe sostituito il parroco della Santissima Trinità, Don Mimì Sabia, asserendo che alcune informazioni di Vignola fossero discordanti e contrastanti con i fatti.

La Chiesa riaperta nel 2022, l’ira della famiglia

Oggi, a 11 anni dal ritrovamento del corpo, per il Vescovo di Potenza sembra sia il momento di voltare pagina e dare nuova vita alla chiesa. Come riporta Ansa, queste sarebbero state le parole del Vescovo: “La ripresa dei lavori nella chiesa della Santissima Trinità è frutto del parere concorde dei vescovi lucani, che hanno sostenuto con convinzione la scelta di dare la precedenza a questo intervento.

Quando i lavori saranno completati la chiesa parrocchiale della Santissima Trinità sarà riaperta al culto nel quadro della riorganizzazione pastorale prevista per il centro storico di Potenza”.

Riguardo all’infelice combinazione di date con cui viene diffusa la notizia, Ligorio dice: “Si tratta di una coincidenza non voluta ma che tuttavia assume un certo significato, in particolare di speranza per la Chiesa diocesana, per la città e per la mamma della cara Elisa con la quale ho avuto contatti assicurandole la mia vicinanza nella preghiera e informandola dell’evoluzione del progetto”.

Gildo Claps: “Scelta di pessimo gusto”

Quest’ultima affermazione ha scatenato l’ira di Gildo Claps, che invece, tramite comunicato stampa di risposta, avrebbe dichiarato: “Ritengo una scelta di pessimo gusto riportare la telefonata tra il vescovo Ligorio e mia madre in cui si lascia intendere che la famiglia abbia espresso piena condivisone nella scelta di riaprire la chiesa al culto al termine dei lavori”.

Gildo Claps ha anche aggiunto che la famiglia avrebbe il sostegno della comunità nel non volere la chiesa riaperta: “Abbiamo già ricevuto tantissime attestazioni di solidarietà da parte della comunità potentina.

 La posizione della famiglia Claps rimane la stessa di sempre. Non è ammissibile, con un colpo di spugna, cancellare 17 anni di omissioni e di menzogne offendendo la memoria di Elisa e la sensibilità di quanti non vorrebbero mai che in quella chiesa si tornassero a celebrare funzioni religiose”.

Caso Claps, Don Vignola a The Social Post: “Mai avuto nessun ruolo”

Don Pierluigi Vignola si è messo di recente in contatto con The Social Post ed ha accettato di rispondere alle nostre domande sul caso Claps e sulla sua esperienza indiretta rispetto al caso. 

A quanto pare, Don Pierluigi Vignola, la contrario di quanto affermato in passato da Gildo Claps, non avrebbe alcun legame con il caso della morte di Elisa, né avrebbe mai avuto rapporti con Danilo Restivo. “Non ho mai conosciuto il Restivo, né la storia del caso Claps”, ci spiega infatti Vignola, “se non per un semplice pourparler che si faceva in città riguardo la scomparsa di una ragazza, ma molto, molto tempo dopo che è scoppiato il caso”.

Non sarebbe vero neanche il fatto che Vignola si trovasse in città nei giorni della scomparsa: “Io non ho mai avuto nessun ruolo riguardo il caso Claps, tenuto conto che neppure ero in città al tempo della sua scomparsa in quanto parroco in campagna a 30 chilometri dalla mia città; né tantomeno con il ritrovamento del suo corpo nel sottotetto della Chiesa della SS. Trinità in Potenza anni dopo”.

Vignola avrebbe avuto un solo contatto con le autorità, come persona “informata sui fatti”: “Solo una volta (sono stato, ndr) ascoltato come persona “informata dei fatti” – ma non ero a conoscenza di nulla e quindi non ero informato di nessun fatto – dopo il ritrovamento del corpo della giovane Claps. Infatti qualcuno era andato a dire alla Polizia ed ai Magistrati – mentendo e sapendo di mentire – che ero Vice-Parroco in quella Chiesa e che avrei celebrato il giorno della scomparsa della ragazza; anche se l’allora capo della squadra mobile della Questura di Potenza – che collaborava con i magistrati di Salerno incaricati dell’indagine del ritrovamento – sapeva che non ero mai stato Vice-Parroco in quella chiesa, che nulla avevo avuto ed avevo a che fare con la Chiesa della SS. Trinità e quella storia, ma non si capisce perché avallò questa errata informazione.”

Don Pierluigi Vignola: le ripercussioni sull’operato ecclesiastico

Vignola ha anche raccontato a The Social Post di come l’essere stato coinvolto mediatamente nella vicenda abbia avuto gravi ripercussioni di diverso tipo, in primis da un punto di vista di operato ecclesiastico: “Quando la calunnia si è trasferita dai corridoi alle sedi istituzionali e da là alla diffusione mediatica non ho potuto più limitarmi a resistere ma ho dovuto agire a mia tutela. La scelta quindi di fare un passo indietro quale Cappellano della Polizia di Stato della Regione Basilicata – dopo 12 anni di onorato servizio – è stato un atto consequenziale di rispetto nei confronti dell’istituzione Polizia, non potevo trascinare l’ufficio in una strumentale campagna giornalistica di veleni e corvi così come è stata definita da taluni. Ho preferito pormi il problema del prestigio di una istituzione assumendomene la responsabilità, non avendo comunque mai abusato della mia posizione ed il riserbo da me adottato, che è stato scambiato per imbarazzo, era dato solo dal rispetto che nutrivo e nutro per il lavoro di determinate istituzioni”.

A salvarlo, lavorativamente parlando, sarebbe stato l’impegno nelle Missioni Estere: “Mi ha nuovamente permesso di essere conosciuto veramente quale sono ed apprezzato, infatti neppure dopo un anno in Germania sono stato eletto Coordinatore della Zona Nord dai confratelli e dai collaboratori, assistenti ed operatori pastorali delle 26 Missioni Cattoliche Italiane di Germania e Scandinavia della Zona Nord, e membro del Consiglio Nazionale di Delegazione”.

A livello personale le ripercussioni sono state numerose: “Questi sono stati i problemi a cui ho dovuto far fronte, oltre ovviamente a dare sempre la spiegazione che contro di me è stata tutta una montatura, un complotto ordito ad hoc e che mi vede ancora (vista la lentezza della nostra giustizia) andare per aule di tribunali a sperare di avere giustizia verso tutti coloro i quali ho denunciato per calunnia e diffamazione. Anni di calvario con accuse infamanti, fasulle, ingiuste e ignominiose; accuse strumentali e ritorsioni terribili, nate dalla considerazione che le persone si possano usare secondo la propria convenienza o dall’astio che degenera in puro odio e porta ad accanirsi contro persone e lavoratori onesti ed indefessi distruggendo la loro vita personale, familiare e professionale”.

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