Coronavirus, lo Spallanzani pronto alla terapia con anticorpi monoclonali: la speranza di arrestare il virus riducendo i ricoveri

Roma, l’ospedale Spallanzani è pronto ad attivare la terapia anti-Covid che prevede la somministrazione di anticorpi monoclonali. A diffondere la notizia è stata la direzione sanitaria dell’istituto che con una breve nota ha chiarito il funzionamento della nuova cura.

L’autorizzazione di Speranza, la fiducia negli anticorpi monoclonali

All’inizio dello scorso febbraio, il ministro della salute Speranza aveva dato ufficialmente l’ok alla somministrazione degli anticorpi monoclonali per i casi di Coronavirus che non necessitano il ricovero ospedaliero. La decisione ufficiale era arrivata pensando alla possibilità di contrastare il virus da più fronti, affiancando questo metodo alla campagna vaccinale.

Come spiegato dall’Aifa, gli anticorpi monoclonali sono costituiti da una proteina capace di legarsi a sua volta alla proteina spike del SARS-CoV-2, evitando che il virus entri nella cellula. L’efficacia terapeutica riscontrata nei soggetti sottoposti alle prime somministrazioni aveva mostrato la possibilità di curare i pazienti positivi al Covid, evitando l’aggravarsi delle loro condizioni e non dovendo quindi ricorrere al ricovero.

Somministrando gli anticorpi nella fase iniziale della malattia infatti si ridurrebbero ampiamente le possibilità di peggioramento.

La nota dello Spallanzani: “È tutto pronto”

La nota divulgata in queste ore dall’ INMI Lazzaro Spallanzani- Istituto Nazionale Malattie Infettive mostra un importante passo avanti nella lotta contro il Covid. “È tutto pronto allo Spallanzani per iniziare la somministrazione degli anticorpi monoclonali anti-Sars-Cov2“, nel diffondere la notizia, l’istituto ha spiegato anche la procedura terapeutica caratteristica per questi anticorpi: “Tali farmaci saranno somministrati a persone con diagnosi di Covid in fase iniziale di malattia che non necessitano di ricovero in ospedale, ma con particolari condizioni di aumentato rischio di peggioramento clinico”.

Quali pazienti saranno curati con gli anticorpi monoclonali

In conclusione del breve comunicato, l’istituto romano ha ancora spiegato quali criteri verranno attuati per selezionare i pazienti da sottoporre alla terapia: “I pazienti verranno individuati dai medici di pronto soccorso o dai medici curanti a domicilio e inviati al centro di somministrazione territorialmente più vicino”. Massima disponibilità da parte dello Spallanzani, che si dice “pronto per mettere a disposizione della popolazione a rischio questo nuovo fondamentale presidio di cura”.

Oltre Roma anche altre città: la soddisfazione del virologo Silvestri

Come riportato da Adnkronos la capitale non sarà la sola città italiana ad aderire a questa nuova proposta terapeutica. Gli altri centri italiani che attiveranno la somministrazione degli anticorpi monoclonali sono: Pesaro, Bologna, Catania, Pisa e Genova. Il virologo Guido Silvestri che insegna presso l’università di Atlanta ha commentato positivamente la notizia, dopo che per lungo tempo aveva promosso l’utilizzo di questa particolare proteina anche nel nostro Paese.

“Rimane la sensazione dolce-amara nel vedere che si fa adesso quello che si sarebbe potuto fare alcuni mesi fa, ma meglio tardi che mai ha commentato l’esperto all’AdnKronos, fiducioso di vedere i primi risultati.

La precisazione dell’infettivologo Galli: “Scegliere bene quelli che rischiano”

A smorzare leggermente l’entusiasmo dei favorevoli alla nuova terapia è intervenuto l’infettivologo Massimo Galli, che ha fornito utili precisazioni. L’esperto dell’ospedale Sacco di Milano ha infatti ricordato l’esigenza di definire “con chiarezza” le modalità adatte all’individuazione dei soggetti da prendere in cura.

“Il punto è che si tratta di persone che non richiedono un’ospedalizzazione, ma una diagnosi precoce in un contesto che è forzatamente esterno all’ospedale. Da ciò deriva la necessità di identificare il luogo fisico, dove somministrare la terapia, oltre che avere nei medici del territorio il primo imput per l’identificare il paziente candidabile”, ha dichiarato Galli sempre all’AdnKronos.

Sull’efficacia dei farmaci inoltre Galli ha ricordato come sia necessario agire tempestivamente affinché risultino efficaci: “Dopo la decima giornata di malattia, stando ai dati attuali, questi farmaci sono inutili. Quindi vanno dati precocemente”. Manifestando la personale opinione sulla mancanza di efficacia collaborativa fra ospedale e territorio, l’esperto ha infine spiegato la necessità di un’accurata selezione dei pazienti: “In generale è necessario scegliere bene quelli che rischiano: non avrebbe senso darli a tutti”.