Il Linguafondaio: Manolo Trinci

Ai miei tempi veniva consigliato mediamente a tutti noi ragazzi di imparare assolutamente la lingua inglese, perché questa ci avrebbe aperto infinite porte lavorative e ci avrebbe permesso di parlare con chiunque e in qualunque parte del mondo (o quasi). Ma quando facevo il liceo io e quando i miei saggi professori consigliavano questo, non pensavano di certo che sarebbero arrivati i social network, che il modo di lavorare sarebbe cambiato e che la scrittura sarebbe diventata un’azione quotidiana: oggi tutti scriviamo in continuazione.

E il fatto che tutti oggi debbano scrivere, mi ha portato a fare quello che faccio quotidianamente: insegnare l’italiano sui social e mostrare quanto questo sia importante, alla stregua di una lingua straniera.

Parlare tutti i giorni non vuol dire conoscere la lingua

Parlare quotidianamente una lingua non vuol dire conoscerla, e questo i linguisti lo sanno bene. Si padroneggia l’italiano solo dopo uno studio approfondito, che permette di distinguere anche la scrittura dall’oralità.

Non vale infatti il luogo comune Parlo bene? Allora so scrivere. Parlato e scritto sono due attività molto diverse: uno scrittore che scrive splendidi romanzi non è detto che sappia anche parlare bene o che sia un grande oratore.

Perciò oggi la situazione è cambiata, e se avessi una cattedra in una scuola consiglierei per prima cosa di imparare bene la nostra lingua, di conoscerla in modo approfondito, di sapere quando va usato il congiuntivo e quando invece è meglio usare l’indicativo; quando sarebbe meglio usare il passato prossimo anziché il passato remoto, visto che quel determinato evento che vorrei descrivere lo avverto ancora come psicologicamente vicino.

Così fan tutti, sui social

E nel mio piccolo lo faccio, non di rado mi capitano genitori in carne e ossa (oltre ai follower) che si lamentano dicendo che l’italiano non ha presa sui loro figli o sulle loro figlie, perché è noioso, non serve a molto, e che i loro pargoli e le loro pargole preferiscono fare altro.

E io ogni volta chiedo loro: Hanno i social? In quale lingua parlano? Non comunicano con i loro amici? Ma certo che ce li hanno! I social li hanno tutti.

Dovranno pur scrivere dei commenti sotto a un post che è piaciuto o che non è piaciuto loro; dovranno pur scrivere una didascalia accattivante sotto a una loro foto; dovranno pur raccontare agli altri i loro stati d’animo tramite un tweet o con uno stato di Facebook; dovranno pur mandare una mail di lavoro, o comunicare qualsiasi cosa alla loro scuola o alla loro università; dovranno pur registrare delle storie e dire la loro opinione su un qualsiasi tema di attualità; dovranno pur chattare per cercare di fare colpo su un ragazzo o su una ragazza con un messaggio su WhatsApp.

Come rovinare un’azienda con i social network

Per non parlare poi di chi usa i social per lavorare, se uno vuole promuoversi o promuovere la propria azienda sui social, deve saper scrivere bene e deve all’occorrenza saper cambiare il proprio linguaggio e registro linguistico per rendere più efficace il proprio messaggio.

Non è il massimo vedere il testo pubblicitario di un’azienda pieno di errori.

Non basta essere italiani

Tornando al principio: sapere una lingua straniera è cosa buona e giusta, parlarne due, ancora meglio, per carità. Ma se non sai bene come funziona la tua lingua, se non conosci bene gli elementi della frase, i tempi verbali, che cos’è banalmente un superlativo assoluto o che cosa sono un avverbio o un gerundio, come farai a impararli bene in un’altra lingua? E per sapere queste cose non basta essere italiani, non basta parlare l’italiano, ma bisogna averlo studiato bene, e quando necessario riaprire la grammatica per darsi una rinfrescata e per scoprire con i propri occhi che in realtà si conosceva veramente poco di quella lingua che ci permette ogni giorno, volenti o nolenti, di raggiungere l’Altro.