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Voto a 16 anni: dov’è in vigore nel mondo e perché se ne parla in Italia

La proposta del neo segretario del PD Enrico Letta riaccende vecchie discussioni sull'estensione del voto ai cittadini che hanno compiuto 16 anni: in alcune parti del mondo questa è già una realtà
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Durante l’assemblea nazionale del Pd, il neo segretario del partito Enrico Letta ha elencato gli obiettivi che intende perseguire durante il suo mandato. Tra di essi è presente l’estensione del diritto di voto ai cittadini che hanno compiuto i 16 anni di età. Questa, per ora, rimane solo una proposta in Italia, ma quali sono i paesi che hanno già esteso il suffragio ai più giovani?

Voto a 16 anni: i Paesi che lo permettono

Nel 1988 il Brasile è stato il primo paese ad estendere il suffragio ai 16enni, con la nuova Costituzione.


Negli anni ’90 la Bassa Sassonia (una delle regioni federali della Germania) decise di abbassare l’età richiesta per votare da 18 a 16 anni, ma solo per le regionali.
L’Austria, nel 2007, fu il primo paese dell’Unione europea che permise ai cittadini 16enni di votare durante le elezioni. Il secondo stato europeo che decise di applicare questa nuova riforma fu Malta, con una modifica della costituzione avvenuta all’unanimità nel 2018.
In alcuni stati del sud est asiatico, come Timor est ed Indonesia, possono votare coloro che hanno compiuto i 17 anni di età.


Caso particolare è quella della Corea del nord, dove il suffragio è esteso fino ai 17 anni; tuttavia per i militari non esiste limite di età. Queste sono comunque disposizioni fittizie, perché il regime nord coreano non ha radici democratiche e le elezioni sono solamente delle farse che fungono da censimento politico (essendo di fatto obbligatorie).

Il caso in Italia

Nel corso della politica italiana molte volte si è presentata la questione.
Già nel 2007 il capo del Pd Walter Veltroni aveva avanzato l’idea di estendere il diritto di voto ai cittadini 16enni. Nel 2015 anche la Lega Nord aveva avanzato una proposta per la modifica degli articoli 48 e 58 della costituzione, abbassando così l’età per votare alle elezioni Camera e Senato a 16 anni.


L’estensione del diritto di voto ai 16enni è stata sostenuta con vigore anche dal Movimento Cinque Stelle, a partire dal 2016 con le dichiarazioni di Beppe Grillo.

I commenti sulla proposta di Letta

La proposta del nuovo segretario del Pd ha destato pareri non omogenei.
Di Maio ha scritto sulla sua pagina Facebook: “I giovani in Italia sono definiti viziati, gretini. Per noi questi ragazzi vanno rispettati, ascoltati e messi al centro della politica.

È ora di dare questi diritto a chi ha più futuro davanti”.
Mario Monti, invece, non sembra molto convinto dell’idea di Enrico Letta, definendola “solo un contentino”.
Il senatore ha dichiarato infatti durante un’intervista a Radio Capital: “Bisogna fare politiche youth friendly, che aiutino concretamente i giovani: dare loro la possibilità di voto è solo un contentino. I giovani crescono con il problema ambientale e quello del deficit: per il primo hanno trovato in Greta Thunberg un faro di speranza. Sarebbe bello che fosse così anche per il debito pubblico”.

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