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A Torino, nelle scorse settimane, è stato ottenuto un enorme successo medico-chirurgico che ha coinvolto una madre e la sua giovanissima figlia di 3 anni e mezzo, affetta dalla nascita da atresia biliare.

La piccola avrebbe dovuto essere sottoposta a un trapianto di fegato da donatore ed era iscritta nelle liste apposite, ma la situazione attuale, aggravata dalla pandemia, aveva fatto sì che la piccola non avesse ancora ottenuto l’organo, mentre la sua situazione si aggravava inesorabilmente. Da qui l’insistenza della madre nel convincere i medici a permetterle di donare parte del suo fegato per salvare la vita alla bambina: dopo varie analisi il team del Centro Trapianti di Fegato dell’ospedale de Le Molinette di Torino ha acconsentito, operando il primo trapianto da vivo dopo 10 anni dall’ultimo.

Bimba malata, affetta da atresia biliare

La piccola protagonista di questa epopea medica era nata con l’atresia biliare, una patologia che comporta un’infiammazione dei dotti biliari, che a sua volta fa sì che la bile non riesca a passare dal fegato all’intestino, portando nei casi peggiori a una cirrosi epatica bloccante nell’organismo.

La storia di questa giovane paziente viene raccontata in un comunicato stampa diffuso dalla città della salute di Torino: a 6 settimane di vita la piccola era stata sottoposta a un intervento denominato intervento di Kasai (e che prende il nome dal chirurgo che lo ha messo in pratica per primo) che consiste nel rimuovere i dotti biliari infiammati e compromessi e creare un drenaggio che porti la bile dal fegato all’intestino.

Bimba malata: la madre insiste per darle il suo

L’intervento aveva avuto successo ma non era bastato a risolvere il problema: da anni la piccola doveva infatti lottare contro una cirrosi epatica, problemi di scarsa crescita e malnutrizione.

Negli ultimi mesi la sua situazione si era aggravata al punto che non poteva più essere dimessa dall’ospedale. Al contempo, non era ancora arrivato un organo per lei, e la madre, disperata per l’aggravarsi delle condizioni della bambina, si è a quel punto proposta come donatore: una situazione complessa, che richiede l’assunzione di maggiori rischi anche per il team chirurgico e che viene messa in pratica raramente. Per dare l’ok all’intervento sono stati necessari numerosi esami clinici ed una valutazione attenta da parte dell’ equìpe trapianti e della Commissione “terza parte” della Direzione Sanitaria.

Bimba malata, l’intervento durato 12 ore

L’intervento è stato condotto dal professor Renato Romagnoli, il dottor Fabrizio Gennari (rispettivamente a capo dei team di trapianto di fegato e di chirurgia pediatrica dell’Ospedale Regina Margherita) insieme al team di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale.

L’operazione è durata 12 ore: la porzione di fegato asportata dalla donna è stata impiantata nella bambina, e si svilupperà insieme a lei nella crescita. Madre e bambina, a quanto pare, sono in salute e l’intervento può essere considerato un successo.