Junior V, dalle note reggae all'ultimo album

Arrivato all’importante traguardo, il terzo album, il giovane Vincenzo meglio conosciuto nel panorama musicale con il nome di Junior V, racconta e si racconta a The Social Post. Un percorso a ritroso che affonda le sue radici negli accordi di De Gregori e Fabi che ha fatto suoi nel tempo con un inglese ora abbandonato in favore di un album interamente in italiano, Sconosciuti che conoscono l’amore. Distante dalle etichette, Junior V racconta la sua evoluzione: partito dal reagge, il suo percorso musicale l’ha portato ora ad abbracciare una nuova dimensione artistica molto più intima e personale di cui si è fatto interamente curatore, dai testi alla loro rappresentazione visiva con l’aiuto di Roby Il Pettirosso.

Junior V, l’artista pugliese classe 1998: alle origini del reggae

Dall’inglese all’italiano, dal reggae al dream folk: così, musicalmente, si definisce il percorso artistico di Vincenzo che, giovanissimo, con il suo nuovo album narra la realtà filtrata dagli occhi freschi di un comune e contemporaneo ragazzo di 20 anni.

Junior V, giovane Vincenzo classe 1998. Così l’ho interpretato io ma spiegami tu la genesi di questo nome d’arte

I miei parenti americani hanno una pizzeria che si chiama Junior’s Pizza ad Huntigton NYC.

Le prime volte che andavo in America a trovarli mi è capitato di andare a lavorare qualche giorno a settimana in pizzeria. I miei amici americani iniziarono a chiamarmi Junior e dopo un po’ di tempo è nato Junior V (letto giunior vi) poichè V è l’iniziale del mio nome.

So che hai iniziato a suonare a soli 9 anni, com’è nato il tuo incontro con la musica? Cosa ascoltavi da piccolo?

Ho iniziato a studiare chitarra classica col mio maestro Alessandro Grasso, nonché mio co-produttore di questo nuovo disco. Tutto è partito dai classici libri di chitarra classica chiamati Sagreras e successivamente ebbi come regalo di compleanno una chitarra elettrica: una Les Paul perché ero fissato con Slash e i Guns n’Roses.

Il mio incontro con la musica è stato decisivo con primi ascolti di Bruce Springsteen e Ben Harper in macchina di mio padre ed infine con la figura di Bob Marley, forse l’artista che mi ha ispirato di più, non solo musicalmente ma anche nel mio stile di vita.

Junior V, una musica lontana dalle etichette

Ad oggi molti ti descrivono come una “promessa” del reggae italiano, come ti senti ad essere definito in questo modo?

Penso sia una sensazione unica perché la parola “promessa” ti da tanta speranza per il futuro.

Questa affermazione è di qualche anno fa poiché da un po’ di tempo non produco più musica Reggae. Il reggae è stato importantissimo per la mia crescita artistica e spirituale ma io credo nell’evoluzione e non mi piace essere riconosciuto come “artista reggae” bensì come “artista”. Continuo ad ascoltare musica Reggae quasi tutti i giorni ma non la reputo più un genere che riesce ad identificarmi in questo periodo.

Quindi come definiresti tu la tua musica? 

Metamorfosi. La mia musica rispecchia quello che vivo e quello che sono in una determinata fase della mia vita.

Sconosciuti che conoscono l’amore: il primo album in italiano di Junior V

Il tuo ultimo e terzo album viene definito dalla critica e anche da te come un “lavoro più maturo”, sotto che punto di vista? 

Sì, lo definisco un lavoro più maturo perché ho impiegato tanto tempo per la scrittura e le registrazioni di questo album. La mia prima intenzione era quella di produrre un album che riuscisse a creare il distacco col mio passato musicale facendolo risultare vero e sincero. 

Hai sempre scritto e cantato in inglese, fino a qui. Ora hai abbracciato l’italiano.

Quali sfumature e quali potenzialità hai scorto rifugiandoti nella tua lingua?

Ho sempre scritto in inglese perché è una lingua che mi è familiare sin da piccolo avendo avuto l’occasione di andare più volte da solo negli USA. Il cambio di lingua è stato molto difficile perché l’italiano è una lingua molto più complicata e necessita di più attenzione nell’uso dei termini che fanno capire il significato della canzone. Per me il cambio di lingua è stato un modo per sperimentare nuovi metodi di scrittura essendo molto più sincero nei confronti della mia musica.

In generale credi che esistano dei “pregiudizi”, bonari o malevoli, nei confronti di una canzone scritta in italiano o scritta in inglese? 

Per la discografia si; ci sono pochissimi casi di italiani che, cantando in inglese, hanno avuto successo. Per me ognuno è libero di sviluppare il proprio percorso artistico nella lingua che preferisce però chi pensa che cantando in inglese si riesca a raggiungere un pubblico internazionale si sta sbagliando. Ci sono tanti casi di italiani amati all’estero proprio per le sfaccettature della nostra lingua.

Guarda il video:

L’amore e la musica che si sposa con l’arte visiva: la collaborazione con Roby Il Pettirosso

Leggendo molti dei testi del tuo ultimo album si percepisce chiara la tematica amorosa. Come vivi l’amore nella tua vita? 

Vivo l’amore come la ricerca dell’impossibile. Lo vivo quando conosco nuova gente e mi affascina una personalità. In questo album la tematica amorosa è trattata negli incontri che mi hanno lasciato di stucco, senza parole. La stranezza di alcuni incroci unita alle sensazioni più profonde hanno dato vita al nuovo album.

Sempre nel tuo ultimo album fa capolino un’importante collaborazione con Roby il Pettirosso. Com’è nata e come è stato coniugare la tua musica all’arte del fumetto? 

È stato un onore aver avuto l’occasione di collaborare con Roby il Pettirosso, famoso illustratore che seguivo sui social già da molti anni. Ci siamo conosciuti virtualmente durante il periodo di lockdown e abbiamo lavorato in remoto alla trilogia dei videoclip estratti dal nuovo album. Sono felicissimo del risultato perché Ernesto (nome all’anagrafe di Roby il Pettirosso) è riuscito a rappresentare in maniera onirica i significati delle canzoni rendendoli dei piacevoli cartoni animati da guardare dall’inizio alla fine.

Junior V: “Mi piace essere chiamato cantautore più che cantante

De Gregori e Niccolò Fabi sono cantautori italiani a cui hai guardato molto. Con lo sguardo verso il futuro invece, con chi ti piacerebbe collaborare?

De Gregori è un punto di riferimento assoluto sia musicalmente che testualmente. Niccolò Fabi invece ha quel sound che mi affascina un sacco e i suoi testi sono davvero profondi ed unici. Della nuova scuola mi piace tantissimo Venerus, Blanco, Emma Nolde, Wrongonyou, Joan Thiele e molti altri…magari in futuro potranno esserci collaborazioni.

Com’è “fare musica” oggi? Di che ambiente parliamo, quali sono gli ostacoli? 

Molto difficile. È molto difficile perché chiunque fa musica al giorno d’oggi. È semplicissimo perché ti basta un pc, una scheda audio e una tastiera midi. La differenza la fa la ricerca musicale: chi riesce ad emergere è chi ha davvero qualcosa da dire e, musicalmente, ha tante influenze per sviluppare il suo percorso in maniera riconoscibile.

Si fa in fretta a parlare di te come cantante, promessa, futuro italiano del reggae, emergente. In questo mare di etichette, Junior V, com’è che non deve essere chiamato? 

Bella domanda. Mi piace essere chiamato cantautore o artista piuttosto che cantante, mi piace essere chiamato futuro della musica italiana piuttosto che futuro della musica reggae poiché non mi piace essere etichettato ed infine mi piace essere chiamato musicista ed artista piuttosto che soltanto artista.