La parola magica

Che Dio ti benedica, se non sei gay. La Chiesa ancora una volta messaggera di disuguaglianza e discriminazione

Gli omosessuali non sono conformi al disegno di Dio. Così la Chiesa decide di non benedire i gay
Paolo Borzacchiello La Parola Magica

Il mondo è scosso da continue aggressioni alla libertà di espressione del proprio genere, della identità sessuale, dei propri gusti. È fresca fresca, purtroppo, la notizia del pestaggio di due ragazzi a Roma, provocata da un bacio. La coppia gay è stata insultata e picchiata per aver osato compiere in pubblico questo gesto così straordinariamente naturale fra due persone che nutrono sentimenti l’una per l’altra. O che hanno solo e semplicemente voglia di mettersi la lingua in bocca, anche senza sentimenti. Il concetto è lo stesso.

Gli omosessuali non sono conformi al disegno di Dio

Subito dopo, con un tempismo perfetto, mentre il mondo sano fa il diavolo a quattro per superare questi osceni esempi di craniolesioni, la Chiesa dice di voler negare la benedizione agli omosessuali, dichiarando “illecite” tali benedizioni anche se questo, secondo la Chiesa, non implicherebbe un giudizio negativo sulle singole persone.

Secondo la Chiesa, appunto. Le benedizioni, si legge su Avvenire, “vanno concesse solo nelle circostanze ordinate a servire ciò che è conforme al disegno di Dio.

Inoltre la benedizione rischia di legittimare una prassi sessuale irregolare, perché fuori dal matrimonio”.

Infine, si aggiunge citando il testo Amoris laetitia, “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppur remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”.

L’abuso dei minori è nel disegno di Dio?

Tralasciando il fatto che il disegno di Dio, a quanto si legge nel testo attualmente utilizzato per le celebrazioni eucaristiche, non comprende nemmeno l’abuso di minori da parte di centinaia di sacerdoti e nemmeno furti e peculato e amministrazione illegittima di fondi donati alle istituzioni religiose, tutte attività abitualmente praticate da alcuna parte di clero, parliamo di quello che è emerso, in questi giorni, da solo punto di vista linguistico.

Basterebbe sottolineare che, dal punto di vista rigorosamente semantico, quando Gesù, secondo la narrazione, disse “lasciate che i pargoli vengano a me”, probabilmente non intendeva in senso così letterale. Ma, come dicevo, andiamo oltre. 

Le parole della Chiesa, cosa dicono veramente

Parliamo di implicature, ovvero di figure linguistiche che, secondo Paul Grice che le ha per primo codificate e sistematizzate, “implicano”, ovvero “sottendono”, ovvero “attivano nel cervello idee latenti”.

Se io dico, ad esempio, che la tal crema “contiene” una tal sostanza, il vostro cervello “implicherà” che tal sostanza sia buona, utile, che faccia bene, che sia presente nella giusta quantità e così via. Tutte cose che in effetti la parola non dice ma che noi, comunque, pensiamo (così, la prossima volta che acquistate un prodotto che “contiene” determinate sostanze, almeno potete ragionarci un attimo).

Se io dico, per fare un altro esempio, che Tizio è un prete MA è intelligente, sto implicando altre cose. La stessa cosa varrebbe se io dicessi che Tizio è un prete ED è intelligente: anche in questo caso, ci sono implicazioni.

Benedizioni a pagamento, a Roma si può

Vedete quante cose dicono le parole senza che in realtà lo dicano davvero?

Ebbene, la Chiesa dice che negare la benedizione non implica un giudizio negativo sulle singole persone. Non è vero. Benedire significa “dire bene” (dal latino, benedicere): se non “dici bene” di una persona o verso una persona, allora “dici male”, oppure non ne parli proprio.

Poi, da un punto di vista pratico, va segnalato che le benedizioni si concedono un po’ a chiunque: c’è un negozio, in piazza del Vaticano a Roma, dove addirittura puoi acquistarle in offerta speciale anche per persone che non sono presenti: basta dare il nome, pagare il dovuto, è una benedizione firmata dal pontefice in persona arriverà direttamente a casa tua o degli interessati, che potrebbero anche essere serial killer ma chi se ne importa.

Ho chiesto personalmente informazioni: tu scegli il tipo di carta, scegli se vuoi o meno la cornice e il gioco è fatto. Ho chiesto se facessero sconti per benedizioni in blocco (ne volevo acquistare una dozzina per parenti e amici, ma non mi hanno tolto nemmeno un euro, alla faccia della carità cristiana).

Le benedizioni si possono elargire quindi un po’ a chiunque, quindi, ma non a tutti: alle coppie gay, ad esempio, no. Mica abbiamo finito, eh. Interessante anche l’implicatura contenuta in “prassi sessuale fuori dal matrimonio”, motivo per cui – si dice – le benedizioni proprio non si possono dare. Anzitutto, verrebbe da chiedere, come fa la Chiesa a determinare se tutte le coppiette che vanno ad assistere alla Santa Messa non si dedichino alla fornicazione più sfrenata? Intendo: gli alti prelati non riescono ad impedire che i loro colleghi copulino con persone dello stesso sesso o di sesso diverso, giovani e meno giovani. Come possono esercitare il controllo e assicurarsi che Giovanni e Maria, dopo la messa, vadano a casa di lui e, senza essere sposati, usino la lavatrice come lascivo letto di passione?

Oppure, volendola vedere da un altro punto di vista, chi lo dice che una coppia gay pratichi attività sessuale fuori dal matrimonio? Magari sono gay e timorati di Dio e rispettosi delle leggi divine (posto che esistano e che siano quelle di cui ci raccontano a scuola). Qui l’implicatura è che le coppie di giovani cattolici prima del matrimonio non scopino, mentre i gay sì. Non regge, decisamente. E non dovrebbe reggere, anche per un dato economico: sull’8 per mille, da quel che mi risulti, non ci sono norme che impediscano ai gay di donare (più o meno consciamente) i loro soldi alla Santa Chiesa, anzi. Quindi, puoi ricevere soldi da loro ma non li puoi benedire? Mah. Gatta ci cova. 

Chi te lo ha chiesto

L’implicatura maggiore, comunque e infine, è quella legata alla legittimità dell’affermazione che, per puro prurito linguistico, vorrei sottoporre alla cortese attenzione del lettore.

L’implicatura maggiore, quindi, è che le regole grazie o a causa delle quali le benedizioni sono negate siano corrette. E non è così, o non è necessariamente così. Sappiamo perfettamente tutti che il testo che viene utilizzato per catechizzare giovani cervelli fin dalla tenera età è frutto di scelte prese a tavolino, in cui uomini di stato e di azienda hanno stabilito quali brani tenere, quali togliere (il mondo pullula di altri vangeli, che dicono anche cose molto diverse da quelle selezionate a tavolino, per l’appunto) e quale significato attribuire a determinati passaggi. Una scelta strategica, che è perfettamente legittima ai fini aziendali (dopo tutto, si tratta di una azienda che esercita i suoi servizi dietro elargizione di compenso: provate a organizzare un funerale senza mettere 50 euro in una busta) ma che è del tutto arbitraria. Potremmo serenamente andare a pescare in altri libri, attualmente presenti sul mercato, e scoprire regole diverse. Insomma: se è vero che il cervello umano tende, per un suo bias (errore cognitivo) a prendere per buono quel che promana da una fonte presunta autorevole, è anche vero che possiamo aprire finestre mentali e ragionare su argomenti come “chi lo dice che è proprio così”?

Insomma, le implicazioni sono tante. E le considerazioni sono anche di più. Se questo non fosse un editoriale dedicato al linguaggio, mi lascerei andare ad affermazioni personali e direi che si tratta di dichiarazioni oscene, medioevali, indice di una limitatezza mentale che altro non fa se non inasprire conflitti che dovremmo dirimere e incitare in modo subdolo quella violenza che poi, con la consueta incoerenza, la Chiesa stessa condanna. Direi che è un imbarazzante prova di pochezza mentale. E direi che chi scrive cose del genere dovrebbe vergognarsi, perché offende la libertà di ogni essere umano e di ogni creatura che calca questa Terra. Ma, per l’appunto, non è questa la sede e quindi non lo dico. Tutto chiaro?

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