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Molti pazienti che hanno avuto il Covid e -spesso- sono stati ospedalizzati, sviluppano patologie croniche a livello neurologico o psichiatrico. Sarebbe questo il risultato emerso da uno studio dell’università di Oxford, pubblicato su The Lancet Psychiatry, e che mostra come su una rosa di più di 200mila ex pazienti Covid, su una grande percentuale di essi si siano riscontrati problemi a livello neurologico e cerebrale, e lo sviluppo di sintomi anche gravi mai manifestati in precedenza. Se risultasse esserci una reale e sensibile connessione tra il Covid e lo sviluppo di tali fenomeni (spesso invalidanti) il sistema sanitario potrebbe trovarsi di fronte a un nuovo problema da affrontare di dimensioni considerevoli.

Covid-19: 33% di diagnosi neurologiche sui guariti

Lo studio di Oxford ha preso in esame le cartelle cliniche di 236.379 pazienti guariti dal Covid-19. Di questi, il 33% ha avuto nei mesi successivi, o nelle settimane successive alla manifesta guarigione, una diagnosi neurologica. Tra i sintomi avvertiti, spesso per la prima volta nella vita, c’erano: ictus, emorragie cerebrali intracraniche, disturbi psicotici, demenza senile. In molti casi dunque si è trattato di patologie che coinvolgevano la salute della materia cerebrale e che spesso avevano la capacità di comprometterla in modo definitivo.

Covid-19: le ipotesi sul fenomeno

Non è ancora chiara la connessione tra il fenomeno Covid ed i dati emersi, né si ha ancora una risposta a come il virus potrebbe aver agito a livello neurologico. Secondo le primissime ipotesi, è possibile che la scarsa ossigenazione che ha afflitto moltissimi pazienti (soprattutto tra quelli ospedalizzati) abbia portato a una mancata ossigenazione dei tessuti cerebrali e alla possibilità dunque che questo abbia provocato dei danni alle cellule cerebrali.

La ricerca di Oxford si inscrive in un più ampio contesto di studi che sono stati effettuati nell’ultimo anno e che hanno portato alla scoperta del fenomeno del Long-Covid ed all’approfondimento di fenomeni manifestati in pazienti guariti dalla malattia. Adrian Owen, neuroscienziato della Western University in Canada, ha confidato a Reuters il suo allarme per ciò che questi fenomeni potrebbero significare sul piano sanitario e sociale: “La mia preoccupazione è che ora abbiamo milioni di persone con Covid-19. E se nell’arco di un anno avremo 10 milioni di persone guarite e quelle persone hanno deficit cognitivi … allora ciò influenzerà la loro capacità di lavorare e la loro capacità di andare sulle attività della vita quotidiana”.