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Le varianti di Covid-19 non presenterebbero sintomatologia diversa rispetto al virus iniziale. La conferma, che rappresenta di fatto una buona notizia, arriva dalle ultime ricerche e studi fatti sui casi più recenti. Analogamente, i pazienti del 2021 presenterebbero uno sviluppo dei sintomi differente da quelli degli esordi, per motivi però legati non alla mutazione del virus, bensì alla diversità dei pazienti maggiormente colpiti.

Covid-19: come e perché è mutato il virus

Fin dall’insorgere della pandemia di Sars-Cov-2 e della sua diffusione in Europa e nel resto del mondo, le istituzioni e le principali autorità scientifiche hanno messo in luce un particolare aspetto del fenomeno con il quale avremmo avuto a che fare: il Covid-19 ha origine da un virus ed i virus mutano.

E il virus fosse mutato, sarebbe mutata anche la malattia conseguente, e con lei, probabilmente, la sintomatologia.

Ciò in effetti è avvenuto: questo autunno è stata ufficializzata la diffusione di varianti del virus: in primis la variante inglese, e poi le altre. Il rischio del mutamento era legato a una maggiore imprevedibilità del virus stesso, al fatto che diventava difficile capire come si sarebbe comportato in reazione al vaccino, e ad un cambio di sintomatologia che ne avrebbe provocato una minore facilità nell’individuarlo.

Quest’ultimo aspetto ora è uno dei più studiati: sia perché Sars-Cov-2 tende a contagiare persone e fasce generazionali diverse.

Covid-19: maggiore insorgenza di sintomi gastroenterici

Ora, emergono alcune risposte che permettono di “inquadrare” la sintomatologia del virus in maniera più specifica. Uno studio di The Lancet confermerebbe, ad esempio, che la variante inglese non presenta sintomi differenti rispetto alle al virus “tradizionale” e ciò, come riporta La Repubblica, sarebbe stato confermato anche dal direttore del Simit, Massimo Andreoni, che semplicemente specifica: “Il fatto è che si tratta di una malattia molto variabile, con sintomi e casi molto diversi tra loro, ma è stato così sin dall’inizio della pandemia.

Infatti, alcuni soggetti hanno più sintomi gastroenterici, altri sintomi più neurologici e altri ancora sono più colpiti a livello dell’apparato respiratorio”. Sarebbe dunque il soggetto a determinare più facilmente una propensione verso un determinato tipo di sintomi, o un altro.

Covid-19: vomito, nausea e diarrea in pazienti giovani

Attualmente vengono colpite le fasce più giovani più facilmente di quelle più anziane, che si ritrovano ad essere più largamente vaccinate rispetto ai pazienti della prima e della seconda ondata: questi pazienti finiscono più raramente in ospedale ed hanno una sintomatologia più lieve, che include anche disagi gastroenterici, spossatezza, vomito, nausea e diarrea: non i “tipici” sintomi Covid, dunque, come tosse secca e difficoltà respiratorie.