Il Linguafondaio: Manolo Trinci

In alcune parti del Nord Italia (e non solo) è diffuso un uso particolare del pronome complemento te. Alcuni parlanti amano adoperare a piene mani (o a piena lingua?) e senza remore, il te pronome complemento al posto del tu pronome soggetto. Quanti di noi, le prime volte, ascoltando quel te inopportuno e invadente, non si sono fermati un attimo a riflettere, ruotando leggermente la testa come un cane che non capisce e chiedendosi che cosa ci facesse te al posto di tu?

Due mondi diversi che non si incontreranno mai

In realtà il te al posto del tu non ci dovrebbe stare. Uso il condizionale perché chi mi segue sa già come funziona la lingua, perché l’italiano non è un’equazione matematica, l’oralità non ha gli stessi obblighi della scrittura, non si può e non si deve parlare come un libro stampato (anzi, sarebbe ridicolo!) e, soprattutto il parlato e lo scritto, sono due mondi diversi che non si devono incontrare mai.

Tornando alla pura grammatica, le paroline tu e te sono due cose diverse che servono a cose diverse.


Il te è un pronome complemento (complemento oggetto o complemento indiretto); il tu è un pronome soggetto, il cui compito è quello di indicare un soggetto di seconda persona singolare, in questo caso non chi emette un messaggio, ma chi lo riceve, chi ascolta, quello che si trova davanti a noi, davanti a chi parla.

Te mi garbi, si può, ma solo all’ora dell’aperitivo

Quindi, Te che fai?, Te chi sei?, sono frasi che in contesti informali e quotidiani hanno diritto di esistere, soprattutto nel parlato, nessuno ci ammonirà se durante un aperitivo e grazie alla spinta dell’alcol esterneremo verbalmente il nostro apprezzamento per chi ci sta davanti: Te mi piaci o Te mi garbi. Ovviamente questo riguarda chi è abituato già a usare tale costruzione; per chi non è avvezzo, per chi vive in altre parti d’Italia, sarebbe controproducente assorbirla.

Meglio continuare a usare tranquillamente le più corrette costruzioni Tu che fai?, Tu che dici?, Tu mi piaci, ecc., dove il tu ricopre legittimamente il ruolo che gli spetta, quello di pronome soggetto.

Diamoci del tu e non del te

L’unica eccezione ammessa, in tutta questa storia, è la sequenza Io e te (Io e te tre metri sopra il cielo, ad alcuni avrò sbloccato un ricordo): in questo caso usare il te come soggetto non è un errore, e se non bastasse la mia parola, in passato, anche autori illustri come Mario Tobino e Umberto Eco, hanno usato questa forma all’interno delle loro opere.

Ovviamente, è corretta anche la forma alternativa Tu ed io, che ha sostituito da tempo la scorretta Io e tu.

Consiglio non richiesto, a scanso di equivoci, per evitare il ditino puntato del primo grammar nazi che vi capiterà di incrociare, ricordiamoci di darci sempre del tu e non del te.