Il Linguafondaio: Manolo Trinci

I social, da anni, pullulano di superlativi assoluti. È diventato difficile trovare qualcuno che usi degli aggettivi cauti e normali. Rari ormai sono bello/bella, carino/carina, bravo/brava, simpatico/simpatica, onesto /onesta o divertente; no, bisogna esagerare, far sapere all’altro e all’altra che per noi non ha rivali (anche se potrebbe averne), che lui o lei sono i soli che meritano la nostra attenzione (anche se non è vero), che meritano il nostro complimento più importante, la carta migliore e chi verrà dopo di noi a commentare non potrà fare di meglio: il superlativo assoluto, con il suffisso (la parte finale di una parola) in -issima o issimo (-e, -i).

Donne prese a superlativi assoluti

Le donne che vivono quotidianamente il web lo sanno bene, lo conoscono bene quel superlativo assoluto, anche perché le loro foto vengono spesso commentate da una categoria di uomini dalla scarsa fantasia che ha il sei bellissima facile e alla quale, fin dall’alba dei social, è da sempre difficile sfuggire.

I più temerari di questi si lanciano addirittura in un *bellissimissima; altri, calpestando le regole grammaticali, fanno precedere al bellissima l’avverbio di quantità molto: inutile dire che è un errore, *molto bellissima non si può usare mai, in nessun caso, neanche se devi lasciare un commento sotto la foto di Margot Robbie (che comunque lo capirebbe, visto la fama che le parole bello e bellezza riscuotono da sempre nel mondo), ma devi scegliere: o usi sei bellissima o usi sei molto bella.

Superlativo relativo: sei il migliore, ma mica di tutto il mondo

La lingua italiana ci dà la possibilità mediante gli aggettivi qualificativi di esprimerci attraverso vari gradi di intensità e di accostare al nome una qualità. E grazie a questi possiamo descrivere in modo appropriato la realtà che ci circonda.


Il grado superlativo di un aggettivo può essere usato in due modi, o riconoscendo al nostro interlocutore di essere il migliore di un gruppo: Luca è il più bravo della classe; in questo caso abbiamo usato il superlativo relativo di maggioranza, perché non abbiamo definito Luca il più bravo studente del mondo, ma solo della sua classe, anche perché, in caso contrario, il professore o la professoressa sarebbero poco credibili, e l’alunno o si monterebbe troppo la testa o, se avesse un minimo di sale in zucca, non abboccherebbe, pensando solo che il professore o la professoressa siano dei soggetti che non danno peso alle parole.

Superlativo assoluto: sei la più bella senza alcun confronto

Oppure, possiamo usare il superlativo più amato dagli internauti, quello assoluto. Se dico a una ragazza che è bellissima, le sto facendo un complimentone, perché secondo me non è solo la più bella di un gruppo, di una cerchia di donne più o meno ristretta, ma è la più bella, senza alcun confronto. Cavolo! Ecco perché a commentare sotto ogni foto e a distribuire di qua e di là superlativi assoluti come se non ci fosse un domani, rivolgendo a donne diverse lo stesso grado di aggettivo, si va incontro oltre che a un’annoiata e forzata reazione da parte della destinataria, anche a una violazione della regola grammaticale.

 

Se proprio vuoi usare un superlativo assoluto, potresti anziché scegliere il logoro e noioso suffisso, aggiungere all’aggettivo di grado positivo un avverbio che ne rafforzi il significato: molto, assai, estremamente, oltremodo, decisamente, ecc. Sono equivalenti del bellissima, ma sicuramente meno inflazionati e meno scontati.

La sincerità: sempre la strada migliore

Oppure, seconda opzione, puoi sempre scegliere la strada della sincerità e della distribuzione sana ed equilibrata degli aggettivi e dei complimenti in generale, a volte un sei molto competente in quello che fai o ti reputo una persona decisamente interessante, colpisce e viene apprezzato molto di più di un complimento estetico, frettoloso e superficiale.

Adesso che sai come, perché e in che modo, sta a te scegliere il quando, il quanto e a chi, anche perché lo scrivere come il pensare, non sono mai una passeggiata, sono attività che richiedono tempo, concentrazione e fatica. E la nostra credibilità passa anche e soprattutto attraverso le parole che usiamo.