fedez concerto primo maggio

Quando ho visto Fedez riportare le dichiarazioni, o gli “aforismi” (come li ha definiti ironicamente), di alcuni esponenti della Lega in diretta dal palco del Concerto del Primo maggio, ho pensato a quanto sia importante saper usare le virgolette e a quanto sia parimenti determinante riportare le parole testuali rilasciate da qualcuno, sia per tutelarsi da una possibile querela, sia per potenziare un attacco o avvalorare una tesi.

Fedez e le dichiarazioni omofobe della Lega

Se io riporto pari pari le parole di un altro, non posso essere attaccato o attaccata in nessun modo, perché sto citando le parole precise scritte o pronunciate da qualcuno in un determinato momento della sua vita.

Davanti a un virgolettato nessuno può dire Non è vero! o Non l’ho detto! o Non l’ho scritto!, perché quei doppi segni grafici stanno proprio a indicare questo: qualcuno ha parlato, qualcuno ha detto proprio quello che stai leggendo o che stai ascoltando. Appunto per questo le dichiarazioni omofobe, retrograde e a tratti grottesche che ha letto Fedez, delimitate da quei segni, hanno un peso diverso e fanno ancora più impressione.

In grammatica, i titoli, le citazioni, i dialoghi, i monologhi, i versi di una poesia, le parole di una canzone e qualsiasi espressione verbale detta o scritta da qualcuno (Manolo e lettori/lettrici inclusi/incluse), se la si vuole usare e riportare all’interno di uno scritto, e se si vuole essere dei professionisti esemplari, delle persone serie, anziché dei cialtroni, deve essere racchiusa tra due virgolette, alte o basse che siano.

Conosciamole tutte.

Siamo uomini o caporali

Possiamo usare le virgolette alte, chiamate anche doppi apici (“ ”), molto diffuse anche nella scrittura a mano:
E Biancaneve disse al Principe: “Non mi puoi baciare senza il mio consenso!”

Possiamo usare le virgolette basse o caporali (« »), oltre che per riportare un discorso diretto, anche per incorniciare una citazione («E quindi uscimmo a riveder le stelle» è l’ultimo verso dell’Inferno di Dante), e come ho già accennato, alte o basse che siano, la scelta dipende anche dal destinatario per cui stiamo scrivendo e da chi verranno pubblicati i nostri scritti, perché togliendo le produzioni di natura privata e quelle che lasciano ampia libertà di scelta allo scrivente, spesso la decisione riguardo all’uso di un determinato tipo di virgolette rispetto a un altro non è dell’autore, ma è squisitamente redazionale, di chi pubblicherà le sue fatiche.

La casa editrice Einaudi, ad esempio, per introdurre i dialoghi, non usa né le virgolette alte né quelle basse, ma si affida alla lineetta (‒):

‒ Che fai?
‒ Leggo l’articolo di Manolo!
‒ Anch’io!

Poi ci sono anche gli apici (‘ ’) che possono essere usati anche per riportare in modo esplicito il significato di un termine: grammatica ‘il complesso delle norme che costituiscono il particolare modo di essere di una lingua […]’

E infine, per concludere la nostra lezione del lunedì, quando capita che una citazione o un titolo siano presenti all’interno di un dialogo, dobbiamo usare ben quattro virgolette:

Se Dio perdona lo screenshot no

E Tizio per fare colpo al primo appuntamento, parlò di poesie a Tizia: «Neruda, per la sua amata Matilde, scrisse una bellissima poesia dal titolo “La regina”.

Vorresti sentirla?».

Seconda opzione.
E Tizio per fare colpo al primo appuntamento, parlò di poesie a Tizia: “Neruda, per la sua amata Matilde, scrisse una bellissima poesia dal titolo ‘La regina’. Vorresti sentirla?”.

Imparare a padroneggiare l’uso delle virgolette è importantissimo per fare bene il proprio lavoro, per essere precisi e corretti e volendo, come abbiamo detto all’inizio, anche per potersi eventualmente tutelare; altresì è ugualmente importante, regola generale, pensare bene a ciò che si scrive sui social.

Prima di insultare qualcuno o scrivere fesserie di qualunque tipo, bisogna sempre pensare che quello che si posta e si mette su internet è per sempre, perché se Dio perdona, l’occhio dello screenshot che tutto vede e salva, no.

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