4 dosi vaccino alla 23enne, ora è disidratata

Le condizioni della 23enne di Massa Carrara cui sono state iniettate 4 dosi di vaccino contro il Covid-19 restano stabili, ma la madre della giovane ora rivela che qualche sintomo a seguito dell’errore c’è. La figlia rimarrà sotto osservazione nei prossimi mesi e non è escluso che possa aver bisogno di rifare il vaccino, proprio a causa del sovradosaggio.

La 23enne con 4 dosi di vaccino è disidratata: i sintomi

È già stata dimessa dall’ospedale la tirocinante di Psicologia che domenica ha ricevuto 4 dosi di vaccino invece di quella regolare. Un caso di cui si sta discutendo molto, specialmente perché rappresenta un unicum in Italia: i test Pfizer sul sovradosaggio sono arrivati proprio a questa quantità in eccesso, ma inizialmente si era pensato che le dosi iniettate fossero addirittura 6.

Con una nota ufficiale l’Asl Toscana Nord Ovest ha però chiarito che nella fiala era rimasto ancora un po’ di siero.

Le condizioni della giovane sono stabili, ma qualche sintomo si è manifestato. Secondo quanto ha riportato la madre al quotidiano La Nazione, infatti, la 23enne è disidratata nonostante beva litri e litri di acqua al giorno. Inoltre, lamenterebbe mal di testa, pallore e il braccio dell’iniezione sarebbe molto gonfio.

4 dosi di vaccino ad una 23enne: resterà sotto osservazione per mesi

La preoccupazione per la giovane, protagonista di un caso più unico che raro al momento, resta. È difficile infatti prevedere cosa potrebbe succedere dopo la massiccia dose di vaccino per il Covid-19 e per questo, riporta il Corriere, ora la 23enne sarà presa in cura dal virologo Fabrizio Pregliasco, direttore dell’Irccs di Milano. Non solo, l’Usl toscana ha reso noto anche che la tirocinante verrà monitorata dall’ospedale Careggi di Firenze, che ogni settimana effettuerà analisi del sangue per tenere monitorata la situazione.

Non è escluso, inoltre, che l’eccesso di vaccino possa aver annullato la produzione di anticorpi, rendendo così necessario per la studentessa ripetere la vaccinazione contro il Covid-19. Dall’Usl è stato ammesso l’errore, lo “scivolone” cognitivo dell’infermiera responsabile, che la 23enne non vuole denunciare né desidera che si senta in colpa.

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