Papa Francesco parla dei resti di bambini trovati in Canada

Papa Francesco ha rotto il silenzio, parlando per la prima volta della tragica scoperta in una scuola cattolica canadese, dove sono stati trovati i resti di 215 bambini (i più piccoli di appena 3 anni) tutti appartenenti alle tribù delle First Nations- Prime Nazioni (come ora sono chiamate le tribù di Nativi del Canada).

Il Papa ha definito il ritrovamento “Terribile e scioccante“, invitando le autorità religiose e civili a continuare a collaborare per la verità.

Le parole di Papa Francesco sui bambini morti in Canada

Papa Francesco ha usato parole dure per descrivere la scioccante scoperta nella Indian Residential School Kamloops, dove poche settimane fa è stata ritrovata una fossa comune con i resti di almeno 215 bambini indigeni; i resti più giovani erano quelli di bambini di 3 anni.

Papa Francesco ne ha parlato al termine dell’Angelus domenicale: Seguo con dolore le notizie che giungono dal Canada circa la sconvolgente scoperta dei resti di 215 bambini alunni della Kamloops Indian Residential School, nella provincia dellla Columbia Britannica. Mi unisco a tutti i vesconi canadesi (…) nell’eprimere la mia vicinanza al popolo canadese traumatizzato dalla scioccante notizia“.

Francesco ha poi aggiunto: “La triste scoperta accresce ulteriormente la consapevolezza dei dolori e delle sofferenze del passato.

Le autorità politiche e religiose del Canada continuino a collaborare con determinazione per fare luce su quella triste vicenda, impegnandosi ulteriromente in un cammino do riconciliazione e guarigione”.

Prima di concludere, Papa Francesco ha aggiunto: “Questi momenti difficili rappresentano un forte richiamo per tutti noi, per allontanarci dal modello colonizzatore e anche delle colonizzazioni ideologiche di oggi e camminare fianco a fianco nel dialogo e nel rispetto reciproco e nel riconoscime to di diritti e valori culturali di tutti i figli e le figlie del Canada“.

L’importanza delle parole di Papa Francesco

Le parole di Papa Francesco arrivano quasi inaspettate per le comunità delle First Nations. Se il governo canadese ha chiesto formalmente scusa, nel 2008, per le atrocità compiute sui bambini delle tribù indigene, la Chiesa aveva preso le distanze, o meglio, lo aveva fatto lo stesso Francesco nel 2018, quando aveva spiegato di non poter essere lui a rispondere personalemente dell’accaduto.

In quel frangente però Francesco aveva invitato le autorità religiose locali a fare un percorso di riconciliazione.

Le atrocità delle scuole religiose sui bambini indigeni

Le Indian Residential School facevano parte di un programma di rieducazione dei nativi americani del Canada, per far si che diventassero cittadini comuni. I bambini, alcuni addirittura piccolissimi, erano strappati dalle famiglie e portati lontano anche centinaia di chilometri, in modo che non potessero ricongiugersi facilmente. Lì, venivano educati alla maniera occidentale nella lingua, negli usi e nei costumi; lo scopo era quello di estirpare del tutto ogni elemento nativo.

Oltre agli evidenti traumi psicologici riportati dai bambini, nella maggior parte dei casi queste scuole erano un vero e proprio inferno; nel corso delle indagini portate avanti da team di studiosi, questi finivano spesso con il subire abusi psicologici, fisici e sessuali.

Il progetto delle Indian School, iniziato poco dopo la metà dell’800, è stato concluso definitivamente negli anni ’50.

La Kamloops, la scuola dove è stata rinvenuta la fossa comune, era la più grande e solo verso la fine contava 500 iscritti. Il dramma, spiegato anche da Rosanne Casimir, capo della First Nation, è che molti di loro sono scomparsi senza documenti e questo renderà estremamente difficile l’identificazione.

Quello delle Indian Residential School rappresenta uno dei momenti più bui della storia del Canada o, come l’ha definita il Premier Trudeau, “Una fase vergognosa per il nostro Paese“. Una ferita ancora aperta che continua a sanguinare e continuerà a farlo finché tutti i bambini scomparsi e deceduti non saranno ritrovati.