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Tra il soggetto e il verbo non mettere la virgola: i segreti della coppia più famosa della grammatica

Il soggetto e il verbo sono una coppia unita, quasi indivisibile e come ogni coppia affiatata hanno i loro segreti. Ecco quali
Soggetto e verbo indivisibili

Il soggetto e il verbo sono un po’ come moglie e marito, ma anche come moglie e moglie o marito e marito, la situazione di certo non cambia. È proprio questa l’immagine che bisogna avere dei due elementi della frase: una coppia indivisibile, la quale non può essere separata da niente e da nessuno.

Soggetto e verbo: una coppia indivisibile

I prontuari e tutte le grammatiche, incluse quelle agili e simpatiche come la mia, sconsigliano di inserire la virgola tra soggetto e verbo: *Maria, legge (anche tra il verbo e il suo complemento *Luca legge, il giornale).

E la Sacra regola vale anche se il soggetto e il verbo sono lontanissimi e vengono divisi da più complementi: Le spiegazioni di Luca sui fatti accaduti la scorsa notte non hanno convinto Maria.

Di base è così. Questi elementi della frase non si possono assolutamente dividere, proprio per una ragione logica, perché fanno parte di un blocco unitario. Se ci fate caso è illogico separare il soggetto dall’azione, lasciare sola Maria e dividerla da quello che sta facendo; la medesima cosa vale per il legame che c’è tra il verbo e il complemento oggetto (nel caso dell’esempio tra parentesi): non posso interrompere con una virgola il flusso di lettura e quelle domande che il mio cervello naturalmente si porrebbe nel caso in cui vedesse un verbo accanto a un articolo o a una preposizione che anticipa un complemento.

L’eccezione che conferma la regola

Ripeto, di norma è così, e se si percorre questa strada non si sbaglia mai. Le basi della punteggiatura e dello specifico segno sono proprio queste. In alcuni casi, però, questa regola potrebbe piegarsi.
Quando c’è un inciso e quando c’è una frase marcata, cioè quando il soggetto viene spostato rispetto al suo posto “canonico”, o quando lo si vuole mettere in risalto.

In quest’ultimo caso lo scrivente cerca di riprodurre il parlato nello scritto.

Soggetto e verbo: l’inciso

Ma andiamo per ordine: l’inciso. L’inciso si ha quando all’interno di una frase ne inseriamo un’altra (può essere anche solo una parola), per specificare o per rimarcare quello che abbiamo detto nella frase principale: Luca, nonostante abbia un’intolleranza al lattosio, mangia ancora le mozzarelle. Come potete vedere, l’incidentale, cioè la frase centrale racchiusa tra due virgole (volendo anche tra due lineette o tra due parentesi), ha separato il soggetto Luca dal verbo mangia.

La frase incidentale può intromettersi, perché è un elemento esterno. Se fate attenzione, anche senza l’intromissione di questa, la frase principale non perde minimamente di significato, non viene scalfita: Luca mangia ancora le mozzarelle. Certo, abbiamo meno informazioni, e la frase isolata in questo modo non direbbe nulla a un lettore esterno qualora se la trovasse di fronte, ma i due interlocutori ipotetici, sicuramente, saprebbero di che cosa stanno parlando; i nostri dialoghi contengono continuamente degli impliciti e il contesto provvede sempre a eliminare ogni dubbio.

Soggetto e verbo: la frase marcata

Il secondo caso, che romperebbe il Sacro vincolo tra soggetto è verbo, è la possibilità, grazie alla virgola, di mettere in risalto il soggetto. Sì perché, se dovessimo riportare fedelmente per iscritto un dialogo del parlato, questa opzione potrebbe essere efficace:

‒ Hai rotto tu il vaso cinese?!
‒ Marco, è stato!

Capite perfettamente che la virgola è fondamentale affinché il sentimento di offesa e di risentimento del fratellino, che cerca di discolparsi, emerga. Al contrario l’opzione Marco è stato!

evocherebbe più una costruzione dialettale del Sud Italia; mentre l’opzione È stato Marco! Risulterebbe forse troppo innaturale e poco verosimile all’interno di un dialogo dai toni accesi e rimproveranti. 

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