Sarah Everard

La scomparsa della 33enne Sarah Everard a Londra, lo scorso 3 marzo, ha finalmente un colpevole accertato. Il femminicidio aveva suscitato la rabbia di moltissime donne, perché Sarah aveva seguito tutte le “indicazioni” che avrebbero dovuto tutelarla mentre tornava a casa dopo una serata con gli amici.

Morte di Sarah Everard, l’agente Couzens confessa

La scomparsa di Sarah Everard era stata denunciata il 4 marzo dal compagno, con cui la ragazza era stata al telefono durante parte del tragitto che non l’avrebbe mai portata a casa. Sarah aveva fatto visita ad amici nel quartiere di Clapham a Londra, uno dei più popolati e illuminati della città, e sulla strada del ritorno era incappata nell’agente di polizia Wayne Couzens.

Martedì 8 giugno, l’uomo si è dichiarato colpevole del rapimento e dello stupro della 33enne, mentre risponderà del suo omicidio in un’udienza del 9 luglio in attesa di una perizia psichiatrica.

Il corpo della ragazza, infatti, era stato ritrovato il 10 marzo in un bosco del Kent, a 30 km dall’abitazione di Couzens, chiuso in un borsone e riconosciuto solo da un’analisi della dentatura.

Femminicidio di Sarah Everard: la causa della morte

L’ex agente di Scotland Yard Couzens, riportano le fonti estere, ha presentato la sua dichiarazione in video, mentre è detenuto nella prigione di Belmarsh con l’accusa di rapimento e stupro, in attesa dell’udienza per l’omicidio.

La settimana scorsa, infatti, l’autopsia sul corpo della ragazza ha evidenziato che Sarah è morta a causa di una compressione del collo.

La stampa inglese riporta inoltre che Couzens, qualche settimana prima del delitto di Sarah Everard, era stato accusato di atti osceni in un fast food da una donna.

Sarah Everard, un femminicidio che ha colpito l’opinione pubblica

La tragedia di Sarah Everard ha infiammato fin da subito l’opinione pubblica perché moltissime donne si sono riviste nella medesima situazione: Sarah aveva scelto di tornare a casa non troppo tardi, verso le 21, preferendo il percorso più illuminato e frequentato, anche se era il più lungo.

Indossava inoltre abiti larghi e comodi ed era stata al telefono per oltre 15 minuti con il fidanzato, eppure nessuna di queste precauzioni ha potuto proteggerla. Anzi, il colpevole ora dichiarato era un appartenente alle forze dell’ordine.