draghi al consiglio europeo

La pandemia di Covid-19non è finita“. Con queste parole, il presidente del Consiglio Mario Draghi avverte sul perdurare del pericolo coronavirus a margine del vertice Ue, in particolare visto l’aumento dei casi nel Regno Unito per la variante Delta. Nel bollettino dell’Iss si sottolinea che questa variante sarà probabilmente la prevalente in Italia entro le prossime settimane, dopo l’aumento dei casi passati dal 4,2% a maggio al 16,8% a giugno, con focolai in varie aree del Paese.

La strategia di Draghi contro la variante Delta in Italia

Il governo Draghi e l’Unione europea si interrogano sull’impatto della variante Delta, “indiana”, sull’andamento della pandemia del Covid-19.

Il premier, dopo il Consiglio europeo, ha espresso la sua preoccupazione durante la conferenza stampa. “La pandemia non è finita, non se siamo ancora fuori, va ancora affrontata con determinazione, attenzione e vigilanza“, ha dichiarato, “Pensate che il Regno Unito qualche settimana fa aveva un numero di casi più o meno pari a quello della Francia di oggi e ora sono venti volte tanto“.

Per Draghi la strategia per contrastare un aumento di casi è “Vigilare, continuare con la vaccinazione, aumentare tamponi e sequenziamento contro le varianti.

È molto importante individuare con prontezza lo sviluppo di varianti e di contagi. Da un confronto con gli altri Paesi è venuto fuori che alcuni sequenziano molto di più rispetto all’Italia“.

L’aumento della variante Delta in Italia

A informare sulla presenza della variante “indiana” in Italia e nel resto dell’Europa è l’Istituto Superiore di Sanità nell’ultimo bollettino. La stima del Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle infezioni (ECDC) è che “la più elevata trasmissibilità della variante Delta farà si che entro la fine di agosto questa costituirà il 90% dei virus SARS-CoV-2 circolanti nell’Unione Europea“.

Al momento in Italia rimane la variante “inglese” la più diffusa ma, come dichiara Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie Infettive dell’Iss, “Dalla nostra sorveglianza epidemiologica emerge un quadro in rapida evoluzione che conferma come anche nel nostro Paese, come nel resto d’Europa, la variante Delta del virus stia diventando prevalente“. Sono 32 le province in cui si registrano aumenti di questa variante, in 11 Regioni, tra cui Lombardia, Campania, Trentino-Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna.

Prensenza della variante Delta in Italia. Fonte: Istituto Superiore di Sanità
Prensenza della variante Delta in Italia.
Fonte: Istituto Superiore di Sanità

Crisanti: “Variante Delta aggressiva, protetti dopo la seconda vaccinazione”

Gli epidemiologi seguono con molta attenzione lo sviluppo della variante Delta. Andrea Crisanti, professore ordinario di microbiologia all’Università di Padova, ha spiegato ieri a Otto e Mezzo che “è una variante estremamente aggressiva, in grado di trasmettersi facilmente, e per la prima volta abbiamo una variante che sfugge alla prima vaccinazione, si è protetti solo dopo la seconda“.

Il professor Crisanti auspica l’aumento del tracciamento ribadito da Draghi per “interrompere le catene del contagio“.

La variante Delta, gli fa eco Carlo La Vecchia, epidemiologo all’Università di Milano intervistato da La Repubblica, non provocherebbe per ora un aumento considerevole degli accessi in ospedale.

C’è un aumento degli accessi negli ospedali del Regno Unito, più o meno un raddoppio nell’arco di 15 giorni dell’accesso nelle terapie intensive, ma i numeri assoluti sono comunque bassi“, dichiara l’epidemiologo, “E poi non c’è praticamente un impatto sui decessi. Questo non esclude che le cose possano un po’ peggiorare in futuro, ma rende estremamente improbabili ulteriori ondate di dimensioni analoghe a quelle dello scorso inverno per ciò che concerne Covid grave, ospedalizzazioni e decessi“.

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