Conte Grillo scontro

Garante, ma di cosa? Beppe Grillo risponde durissimo a Giuseppe Conte che, solo qualche giorno fa, gli aveva chiesto di scegliere tra fare il Padre generoso o quello padrone, mettendolo all’angolo ed obbligandolo a reagire o in modo da apparire un despota, come è stato, o ad abbassare la testa. Ma si sa il Grillo è un personaggio che difficilmente ama negoziare.

Il botta e risposta si sussegue e si combatte sulla leadership e sul futuro del M5S. Dall’esterno sembra solo un gioco tra maschi che si misurano ancora una volta, in pubblico, su chi è più dotato. E viste le qualità mostrate sembrano perdere entrambi.

Giuseppe Conte: l’ex negoziatore che adesso alza la testa

Forte del suo consenso popolare Giuseppe Conte poteva veramente rappresentare la salvezza elettorale per il M5S, ormai allo sbando. Lui piace e considerato il suo terreno di gioco, piace a ragione. Chi potrebbe offuscare la sua leadership? Parla bene, si veste bene, è un uomo di cultura, che a ogni diretta riceve messaggi di elogio e di consenso dall’elettorato del Movimento, ma non solo. Certo, ha fatto dei passi falsi e non ha gestito bene la situazione pandemica, e oggi l’operato insufficiente del suo governo è reso ancora più palese da Draghi e dal suo governo, che hanno saputo esattamente cosa fare e come farlo.

Conte non è più l’uomo timido che entra in politica in punta di piedi e che riesce, a fatica, a negoziare tra Di Maio e Salvini. Conte oggi appare un politico diverso che quei piedi li punta e che sa esattamente quello che vuole, forte del consenso che lo avvolge. Sembrava troppo buono per affrontare a muso duro uno sgamato come Beppe Grillo, e invece no. Conte da leader del Movimento è più efficace che da Presidente del Consiglio. Finalmente vediamo un politico che veste valori, al di là di quelli strettamente politici, di educazione, preparazione e cultura.

Quale altro politico, presente governo escluso ovviamente (lì l’abisso è incolmabile per chiunque), può vantare tali pregi? Personaggi come lui fanno quasi sognare di tornare ad un clima di dialogo, anche duro, ma pur sempre di dialogo e non di urla, pochezza e pressapochismo emblema dei partiti di destra, in un Paese nel quale la sinistra non esiste più.

Il Grillo parlante che vuole manipolare il burattino, che però non c’è più

Vi ricordate chi è il grillo parlante di Pinocchio? È un personaggio che vuole parlare con il burattino e lo vuole orientare, anche ammonendolo, nelle scelte per lui giuste.

Il buon caro Beppe sa che si gioca una partita importante: la leadership del Movimento, ma forse non ha capito che si sta giocando la sussistenza stessa del Movimento e la sua credibilità. O forse, per il patriarca è meglio non esistere più, piuttosto di cedere la sua “garanzia” o meglio tirannia.

Così Grillo sceglie di fare il Padre Padrone. Una scelta obbligata e sagace, attuata magistralmente da Conte, più che da Grillo, che ha spinto nell’angolo il “vecchio” obbligandolo ad una scelta pubblica: abbassare la testa o a fare fuori lui, uscente così al contempo da vittima sacrificale e da vincitore.

Grillo vuole essere l’unico despota del Movimento, nato per insegnare la democrazia a chi l’aveva dimenticata.

Conte-Grillo: il tormentone dell’estate che affosserà il Movimento 5 Stelle

Cosa succederà ora? Il Movimento è in cerca di un altro leader alla Di Maio, di quelli che li piazzi lì e son contenti. Ma la vera essenza originaria del M5S non ci potrà più essere, almeno fino a quando il Garante si farà portavoce non solo di garanzia, ma soprattutto di governance. È la fine del sogno. È la caduta libera di chi doveva contrastare la politica fatta di partiti, ma è rimasto troppo confortato dalle comode poltrone di Palazzo.

Tradendo, così, tutti quelli che in quel sogno ci avevano creduto.

Conte fonderà il suo partito e si aprirà una stagione politica di rimpasti e insalate di riso che poco fan bene alla politica e al dibattito costruttivo. Ma per fortuna Draghi c’è.